(Inchiostro di Puglia)

Due articoli letti durante la stessa sera, il primo accompagnato da due video, il secondo seguito dal telegiornale stamattina che ne allarga i confini.

Il video mostra il popolo andriese che inveisce contro il buon Matteo Salvini urlandogli un’incontestabile verità: “buffone!”. In verità si è anche alzato il coro dello “scemo, scemo, scemo!”

Chi è causa del suo mal pianga sé stesso, volendo guardare solo l’oggetto verso cui sta puntando il dito, altro che scemo!

Per equità io però mi sono immediatamente soffermata anche sul dito: gli uomini che io considero uomini non darebbero dello “scemo” a nessuno in quel mondo, non fosse che per non abbassarsi al suo livello. Non a caso qualcuno più saggio di me ha già detto che non è mai bene mettersi nemmeno a conversare con un idiota, perché ti batte con l’esperienza!

In seconda analisi ho prepotentemente pensato, tanto da non avere la coscienza abbastanza intonsa e non usata da nasconderlo, che assembrarsi così, ammassati e senza protezioni, in tempo di Covid, per urlare contro un imbecille, toglie ad ogni singola e sacrosanta voce almeno la metà della stima che merita.

E non servivo io a confermarmi che avevo ragione: è arrivato il secondo articolo. Nuovi focolai Covid in Ossola, in Emilia ed in Campania. Il che mi fa augurare nessuno si metta a credere che la Puglia sia immune grazie agli anticorpi delle cozze crude (però l’idea mi piace moltissimo, ammetto).

È vero, l’intento dell’organizzazione era corretto, le distanze erano mantenute e non posso biasimare chi in modo del tutto irrinunciabile nutriva quel bisogno primordiale di urlare in faccia ad un millantatore e manipolatore di immagini e di persone, esattamente ciò che gli ha urlato. Voglio dire, lo incontrassi io per strada, non potrei certo violentarmi per non dirgli la stessa cosa.

Nonostante ciò, no: non era quella l’esatta Andria che avrei voluto vedere (era Andria, ma per me vale Bari, Trani, Noicattaro od Osuppo).  Né sono esattamente quelli gli uomini che, specie pugliesi, avrei sognato di vedere scagliarsi contro un cretino.

Lo sognavo da solo per strada, con i suoi quattro portaborse che non fanno numero in foto nemmeno a pagare,  nel vano tentativo di fare propaganda, contro un popolo chiuso in casa di proposito, non solo e non tanto per proteggersi da un virus, quanto per dimostrare a lui che no, non ce la può fare: al sud siamo uniti nel buonsenso e  superiori nel dissenso.

Ignorare la sua venuta.

Mi hanno già detto che è il sogno di un’illusa ed ho già risposto che è assolutamente il mio sogno.

Quello di chi sta con chi urla contro Salvini, ma non si tira indietro nel dire ai suoi che in tempo di Covid no, non si può vedere tutta quella gente insieme.

E allora mi dissocio, perché il pensiero, sebbene impersonale, è: non solo ti ho dato l’Italia un giorno, ora ti regalo anche la mia salute! Devi solo dimenticartelo!

Ma chiarisco, altresì, a caratteri cubitali che, in linea generale e ancora di più nello specifico, se ti dico che sei un buffone e sbaglio il modo, questo no, non cambia il fatto che tu resti una figura ignobile. E sì, qualcuno doveva pur dirtelo… poi magari non avremo i succitati anticorpi delle cozze crude, che Dio ce la mandi buona.

Tu però, Matteo, che tanto dici di amare le nostre terre, dopo ieri hai certamente imparato una delle nostre doti migliori, che certo approfitta anche di uno dei nostri più luculliani prodotti di mare: i ricci. Ora sai con quale parte del corpo andare a schiacciarli.


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Myriam Acca Massarelli
Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.