60mm Mortar Section, Weapons Platoon, Bravo Co, 1st Battalion, 3d Marines on the move in a truck during the Ground War of Operation Desert Storm. Photograph taken in February 1991 somewhere near the 2d minefield belt in the Burgan Oil Field, Kuwait.

«L’onesto disaccordo è spesso un buon segno di progresso»

(Mahatma Gandhi)

Il carisma non gli era bastato per appianare una bega così antica, come quella del quieto vivere con la consorte? Forse gli era scivolata, di “fatto”, la cloche intellettiva ed era finito in un pantano, in un acquitrino di sventatezze marchiane da fargli rimpiangere il momento in cui si era convinto di essere nel giusto? Facendo così aveva scaricato ogni forma di responsabilità sul prossimo, auto-pulendosi l’animo con un sol colpo di spugna, ubriacandola, questa, di approssimazione e di falsità, dacché si era convinto che il mondo gli era rimasto magnanimo?

Nel giusto? Ma per esserlo bisogna che uno sia in pace con sé stesso, mentre lui non lo era, almeno era ciò che gli traspariva e che non gli dava adito a raffinatezze alcune, nei momenti in cui discuteva con chicchessia e se ne usciva che aveva sempre ragione lui.

Non si sa come si possa intendere una persona che se la mena così allettante, seducente, da farla sembrare una fotocopia dongiovannesca reinterpretata. Ma da quando si discute di storie simili, non si è ancora affacciata, alla finestra del buonsenso, un non so, che dire…? un qualche indizio o principio di coerenza, oppure un lumicino, che so, uno spiraglio di ravvedimento, un’auto-ammenda,  macché, proprio nulla?

Va da sé questo modo di comportarsi, dove non ci si mette volontà esterna a correggerne le afflizioni che provoca un Tizio di tal genere, lasciando che proceda a ruota libera a macinar situazioni e rendendo farina, polvere, chi gli capita nella tramoggia del suo dire e del suo fare.

Una persona esterna al problema potrebbe ben pensare, cautelativamente, di non aggiustare il tiro per rendere la situazione meno disdicevole. Ma rimanendo passiva a certe situazioni facendo orecchi da mercanti e, d’altra parte, scaricando tutta l’irritabilità nel fegato: sarebbe pure un comportamento senza senso e oltreché pericoloso poiché lascerebbe, oltre ai timpani fracassati e il fegato ingrossato e travasato di bile, pure il problema irrisolto.

Oggi, come oggi, sarà meglio scrollarsi ogni intenzione di porsi da paciere, da conciliatore, tra chi si comporta disdicevolmente e l’altro “sopportante” interlocutore: sia esso un Caio qualsiasi sia un congiunto a trovarsi, malgrado tutto, in simili frangenti, in analoghe, sconfortevoli torture?

Tentar di metterci pezza a tutti i costi, pure quando la toppa rimarrebbe inane palliativo, sarebbe come volersi liberare dalle sabbie mobili senza un aiuto esterno. Muoversi con buone intenzioni e vedersi sprofondare, trovarsi immischiato e passare per uno scomodo intruso, non è poi un’utopia.

Il giusto riconoscimento al paciere potrebbe esser dimenticato, ignorato, nei momenti in cui i contendenti ritornano a letto insieme, dopo averne usufruito dei consigli spassionati, gratuiti, sinceri, accorati di questi. Se invece si tratta di corrotti politici, intrallazzatori, aspiranti oppure affermati dittatori, di guerrafondai, insomma o gentaglia del genere, questi crapuloni, non appena avranno raggiunto i loro scopi, si noteranno seduti allo stesso tavolo a consumare, sorridenti e paghi, luculenti pasti.

 

Trilussa in Natale de Guera: «Ninna nanna, tu nun senti/ li sospiri e li lamenti/ de la gente che se scanna/ per un matto che comanna,/… che quer covo d’assassini/ che c’insanguina la tera/ sa benone che la guera/ è un gran giro de quatrini/ che prepara le risorse/ pe li ladri de le borse./ Fa la ninna, cocco bello, /finché dura ‘sto macello,/ fa la ninna che domani/ rivedremo li sovrani/ che se scambieno la stima,/ boni amichi come prima».

Il “riconoscimento” ai mediatori di pace potrebbe divenire un paradosso e magari, l’impegno assunto, esser considerato: intrusione estranea in problemi di famiglia, appunto. Nel caso degli inclini, veementi, aggressivi, Vladimir Putin o Benjamin Netanyahu, senza citarne i molteplici sparsi nelle varie latitudini. Sono le schiere dei loro pari che si mettono a giudicare “intrusi”, quei pacieri che sono eticamente contro ogni forma di pulizia etnica, spendendosi solo ed esclusivamente per la pace e che non giustifica violenza o distorsione alcuna.

Con questi tiranni sparsi, un po’ ovunque, si rischia la medesima situazione dove, per “depositi alluvionali”, pantani e sabbie mobili, sono appunto gli strati di chiacchiere espresse dai cosiddetti ossequiosi burocrati e dai loro gratuiti, licenziosi, servili piaggiatori, a determinare, la sostanza, in “conversazione” protratta nel tempo. Ecco il nulla di fatto! Ecco la incomprensione tra i popoli, causata dalle tante menzogne e le pochissime, fioche verità.

Spesso sono gli stessi emananti legiferatori a non rispettare quei propri fogli imbrattati di leggi scritte e che lasciano affondare le più elementari regole civili, dacché, una volta promulgate, non vanno oltre lo scritto…

I frequenti, inutili dibattiti, le innumerevoli, allestite tavole rotonde, le tante forme di servilismi ossequiosi, finora hanno innalzato solo sabbia e reso l’aria più densa e meno respirabile ai bisognosi di certezze, di concretezze.

La neghittosità, l’accidia permanente al non operare, lasciano che i problemi si aggravino e sprofondino con l’imperizia, l’inettitudine. Tutto ciò accade spesso per noncuranza voluta e per ragioni interessate. È questo che porta l’uomo a sprofondare nelle sue procurate situazioni, sì da renderlo, propriamente di fatto: un autolesionista.

Altro che sabbie mobili! Qui si tratta di pericolosissime voragini senza fondo; di azzardi raccapriccianti. Se solo si pensasse bene, prima d’intraprenderli, certi atti sconsiderati a dove potrebbero portare, visto l’ignoranza e il poco rispetto che si ha per la vita e il viver civile, sarebbe un buon dato di fatto. Ma sfacciatamente, e privo di alcun pudore, si assume spesso il modo di comportarsi in ragione dei propri egoismi e della brama di potere.

Il paciere disinteressato che prende a cuore un problema per chiarirlo e, possibilmente, risolverlo, appianarlo, agisce in modo che ciò avvenga nel più breve tempo possibile. Per risolvere certi problemi, come i dissidi tra i popoli oppure quelli che spesso nascono nell’ambito famigliare, occorrono decisioni, interventi drastici, mani di velluto e non certo menarla alla lunga, come si sta usando fare con le guerre in corso.

Va fatto in modo tempestivo, immediato, ne va della sua buon riuscita, prima ancora che il problema si faccia più problematico e irrisolvibile, tale com’è la situazione attuale.

I tentennamenti, le attese, i rimandi ad altre date, causati sia da ragioni politiche, sia da deliberati interessi economici, sia da timori di coinvolgersi in situazioni poco chiare, alla fine lasciano che l’acqua dell’Ofanto arrivi sotto il ponte romano Eufides di Canosa di Puglia e, senza “ravvedersi”, intorpidita, densa, melmosa, decisamente prosegue, per lasciarsi riversar, nel mar di Barletta.

Le guerre sono sempre state, un mare di guai.

Di tutta le ingegnose opere fuori uso; di tutta la ferraglia sparsa che rimarrà a ricordare lo scempio, dopo questa esilarante, ubriacante tristezza, se ne potrà lasciare eredità alle nuove generazioni…?

Gioacchino Belli, in uno dei suoi satirici sonetti, cita un Papa beone che con il sostanzioso ricavato dalla vendita delle bottiglie vuote, dopo aversele scolate, tracannate, ne fece un bel lascito ai suoi nipoti.

Una volta smessa, la mitraglia

Non resta che l’umile ferraglia:

Si fonde il tutto, per nuove leve

Per dirla franca, con cuore greve

Che la materia, sempre si presta

A mantener, tante frecce, in resta.

“Se ti sedessi su una nuvola non vedresti la linea di confine tra una nazione e l’altra, né la linea di divisione tra una fattoria e l’altra. Peccato che tu non possa sedere su una nuvola” (Khalil Gibran).


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Salvatore Memeo è nato a San Ferdinando di Puglia nel 1938. Si è diplomato in ragioneria, ma non ha mai praticato la professione. Ha scritto articoli di attualità su diversi giornali, sia in Italia che in Germania. Come poeta ha scritto e pubblicato tre libri con Levante Editori: La Bolgia, Il vento e la spiga, L’epilogo. A due mani, con un sacerdote di Bisceglie, don Francesco Dell’Orco, ha scritto due volumi: 366 Giorni con il Venerabile don Pasquale Uva (ed. Rotas) e Per conoscere Gesù e crescere nel discepolato (ed. La Nuova Mezzina). Su questi due ultimi libri ha curato solo la parte della poesia. Come scrittore ha pronto per la stampa diversi scritti tra i quali, due libri di novelle: Con gli occhi del senno e Non sperando il meglio… È stato Chef e Ristoratore in diversi Stati europei. Attualmente è in pensione e vive a San Ferdinando di Puglia.

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