«Alcune persone non impazziscono mai. Che vite davvero orribili devono condurre»
(Charles Bukowski)

«Ci hanno deriso e hanno detto che eravamo dei pazzi! Avevano ragione, però! Perché se non sei pazzo non fai nulla. La bellezza della follia!»: mi ha scritto così, giorni fa, una adorata lettrice e …le ho promesso un caffè!

Detto, fatto, mi dirai. E già. È che il tema della follia mi è caro da tempo. Ricordi? Ho già citato Leo Buscaglia in uno dei nostri appuntamenti. Avevo 16 anni quando ho letto Vivere, amare, capirsi e vi ho trovato una frase che mi ha segnato: «Essere considerati pazzi, ti dà una grande libertà d’azione».

Sempre a 16 anni, ho intrapreso il mio personalissimo viaggio nella vita e nelle opere di Simone Weil: è stato amore a prima vista. Pensa, quasi 20 anni fa, usciva il mio Simone Weil. La ragionevole follia d’amore, altra tappa di un non breve percorso …Come vedi, la follia è di casa da queste parti. Punto. Fine delle imperdonabili autocitazioni!

Ora, però, parliamo della tua, di follia. Dimmi, o meglio, rammenta a te stesso, a te stessa: quand’è l’ultima volta che hai inseguito un sogno? Quando hai fatto qualcosa che tutti ti sconsigliavano? Quando, hai dato ascolto al tuo cuore contro ogni evidenza e ogni convenienza? E quanto ti sei sentivo vivo, o viva, e felice per averlo fatto? Se dovessi fare oggi il bilancio della tua vita, saresti in grado di confessare fedeltà alle tue aspirazioni, a un ideale, perlomeno a un’idea?

Che poi: quando scrivo “fedeltà”, non intendo che il sentiero si sia snodato in modo lineare – non sono ingenuo fino a questo punto. Penso piuttosto ad un orientamento mantenuto a dispetto degli alti e bassi, a prescindere dalle soglie attraversate. Oltre le porte.

Ecco, è un po’ questa la follia di cui ti parlo. E credo sia la medesima di cui Freud ha scritto: «Il pazzo è un sognatore sveglio». Prima di lui, Erasmo da Rotterdam: «Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia».

Non mi sembra una direzione diversa da quella percorsa da Alda Merini, che ci scrive del suo e nostro manicomio: «Ero matta in mezzo ai matti. I matti erano matti nel profondo, alcuni molto intelligenti. Sono nate lì le mie più belle amicizie. I matti son simpatici, non così i dementi, che sono tutti fuori, nel mondo. I dementi li ho incontrati dopo, quando sono uscita».

No, la follia in cui speriamo non ha nulla a che fare con la demenza né con cliniche psichiatriche: neppure con le sbarre dietro cui si rinchiudono quanti credono alla monotonia, i rassegnati, i profeti del “si è fatto sempre così”, o anche del “munnu ha statu e munnu sarà”. Gli equilibristi, i noiosi, di cui Bertrand Russel scrive: «L’equilibrio tranquillizza, ma la pazzia è molto più interessante».

Ecco, la follia in cui vogliamo credere è quella di chi sceglie una esistenza interessante e interessata. Di più: appassionata. Perché ci vuole proprio passione. E non c’è vita se non si è mai capaci di smarrirsi in una lucida e folle risata.

Magari pensaci. Potrebbe essere che ti faccia del bene.

Il caffè di oggi lo chiude Frida Kahlo: «Vorrei essere dietro il sipario della follia: mi occuperei dei fiori, dipingerei l’amore, il dolore, la tenerezza e riderei dell’idiozia degli altri e tutti direbbero: poverina, è matta. Soprattutto riderei di me. Costruirei un mondo che, finché vivessi, andrebbe d’accordo con tutti i mondi.».


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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...