
Dal 22 al 30 agosto, la Masseria Sei Carri, ai piedi di Castel del Monte, ospita quattro appuntamenti che intrecciano teatro civile, memoria, impegno sociale e ricerca artistica. Un programma ricco, affidato ad attori e registi di grande sensibilità, nel quale il paesaggio non fa da semplice cornice, ma diventa parte della scena.
Ci sono luoghi nei quali uno spettacolo si limita ad andare in scena. E ce ne sono altri nei quali il teatro sembra trovare una casa naturale.
La Masseria Sei Carri, ai piedi di Castel del Monte, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Qui il paesaggio della Murgia, la pietra, il silenzio, la luce del tramonto e la presenza imponente del castello non sono semplicemente lo sfondo di una rappresentazione: diventano parte dell’esperienza teatrale.
È in questo scenario che dal 22 al 30 agosto arriva Fuori dai Mondi, rassegna di teatro contemporaneo e arti performative. La proposta mette insieme spettacoli molto diversi per linguaggio, epoca e contenuti, ma accomunati da una stessa idea di teatro: un’arte capace di interrogare la realtà e di restituire alla comunità storie, persone e domande che non possiamo permetterci di dimenticare. La rassegna è organizzata dal Teatro dei Borgia, realtà da tempo impegnata in un teatro civile e sociale che intreccia ricerca artistica e attenzione alle fragilità del presente.
Quattro spettacoli, quattro modi di stare dentro la storia
Si comincia sabato 22 agosto alle 18.45 con Vanzetti & Sacco – uno spettacolo ingiusto, con Raffaele Braia e Valerio Tambone, su testi di Gianpiero Borgia e Michele Santeramo, canzoni di Papaceccio MMC, Roberta Carrieri e Valerio Tambone, per la regia di Gianpiero Borgia.
La vicenda di Sacco e Vanzetti torna così a interrogare il pubblico sul rapporto tra giustizia e ingiustizia, sulla responsabilità individuale e collettiva, sulla possibilità che la storia trasformi uomini reali in simboli e che, proprio attraverso quei simboli, continui a parlarci.
Alle 20.45 sarà la volta di Giacomo – un intervento d’Arte Drammatica in ambito Politico, con Elena Cotugno, testi di Giacomo Matteotti e drammaturgia di Elena Cotugno e Gianpiero Borgia, a partire dai verbali delle assemblee parlamentari del 31 gennaio 1921 e del 30 maggio 1924. Ideazione, regia e luci sono di Gianpiero Borgia.
È un teatro che sceglie di mettere la parola politica al centro della scena e di restituire alla memoria non una semplice lezione di storia, ma la concretezza di una voce, di un uomo, di un’epoca nella quale la democrazia veniva progressivamente aggredita.
Una settimana dopo, sabato 29 agosto alle 18.45, arriva A senza nome… tratto da una storia vera, con Michela Diviccaro, drammaturgia di Teodora Mastrototaro, adattamento e regia di Daniele Nuccetelli.
E qui il teatro torna a farsi soprattutto ascolto: una storia vera, una vicenda senza nome, un’esistenza che attraverso la scena può finalmente essere riconosciuta e condivisa.
Chiude la serata, alle 20.45, Oliviero, scritto e diretto da Gianpiero Borgia, con Gianpiero Borgia e Riccardo Palmieri. La produzione è della Cooperativa La Rete e Teatro dei Borgia, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Il Pugno Aperto e il Centro Teatrale Bresciano, con il sostegno della Fondazione Comunità Bresciana.
Quattro spettacoli, dunque, ma soprattutto quattro prospettive sulla realtà.
Il teatro sociale non è un teatro “minore”
È forse questo l’aspetto più interessante della rassegna.
Quando si parla di teatro sociale, talvolta si corre il rischio di considerarlo una sorta di teatro “impegnato” in senso riduttivo: qualcosa che viene prima della qualità artistica, quasi che il valore civile dovesse compensare una presunta minore qualità dello spettacolo.
È esattamente il contrario.
Il teatro sociale, quando è autentico, non rinuncia all’arte per occuparsi della società: usa l’arte per guardare la società più profondamente.
È ciò che emerge anche dall’esperienza del Teatro dei Borgia, che ha fatto dell’incontro tra linguaggio teatrale, territorio, comunità e questioni sociali uno degli elementi caratterizzanti della propria ricerca. Lo scorso anno, proprio alla Masseria Sei Carri, Medea per strada ha trasformato il mito classico in un viaggio contemporaneo dentro la tratta e la prostituzione, mentre Quella sera al Caffè Vernet ha sperimentato un rapporto particolarmente stretto tra attori e spettatori.
È un’idea di teatro che non vuole soltanto rappresentare il mondo, ma provare a incontrarlo.
E allora Sacco e Vanzetti, Matteotti, una storia vera senza nome, Oliviero non sono soltanto personaggi da portare sulla scena. Sono porte d’accesso a domande che riguardano tutti noi.
La qualità degli interpreti e la forza della regia
Un altro elemento che colpisce nel programma è la qualità delle professionalità coinvolte.
La presenza di Gianpiero Borgia, insieme a interpreti come Elena Cotugno, Raffaele Braia, Valerio Tambone, Michela Diviccaro e Riccardo Palmieri, testimonia una ricerca teatrale nella quale la bravura dell’attore non è mai separata dalla necessità di dare corpo a una storia.
Non è un caso che in precedenti esperienze ambientate alla Sei Carri la dimensione attoriale abbia saputo ridurre la distanza tradizionale fra scena e pubblico. In Quella sera al Caffè Vernet, per esempio, gli interpreti si muovevano tra gli spettatori fino a dissolvere il confine fra platea e palcoscenico.
È questa, probabilmente, una delle caratteristiche più preziose del progetto: il pubblico non viene trattato come semplice destinatario dello spettacolo, ma come parte di un’esperienza.
E poi c’è la Murgia
Ma sarebbe impossibile parlare di Fuori dai Mondi senza parlare della sua casa.
La Masseria Sei Carri, in contrada Finizio, ai piedi di Castel del Monte, possiede una bellezza che il teatro non deve neppure provare a ricreare: gli basta abitarla.
La pietra della Murgia, il paesaggio aperto, la campagna, la luce che cambia con il passare delle ore e, sullo sfondo, la presenza inconfondibile di Castel del Monte costruiscono una scenografia che nessun teatro al chiuso potrebbe imitare.
Qui il pubblico non entra semplicemente in una sala.
Arriva in un luogo.
E quel luogo, prima ancora che cominci lo spettacolo, ha già cominciato a raccontare.
È forse questa la vera ricchezza di Fuori dai Mondi: la capacità di mettere insieme arte, memoria, impegno civile, talento e paesaggio, offrendo non soltanto un cartellone di spettacoli, ma un’occasione per stare insieme e per lasciarsi interrogare dal teatro.
Perché il teatro, quando funziona davvero, non finisce quando si spengono le luci.
Qualcosa resta.
Una domanda. Una storia. Un volto. Una parola.
E magari, tornando a casa dalla Masseria Sei Carri, mentre Castel del Monte si allontana lentamente nello specchietto dell’auto, anche un pensiero nuovo con cui continuare a fare i conti.

























