football. The ball flies into the net gate

C’è un altro Mondiale che si gioca parallelamente a quello delle star sotto i riflettori: è il Mondiale dei Rifugiati.

Stiamo parlando di quei calciatori che, per arrivare ad indossare la maglia della propria nazionale, hanno dovuto fronteggiare guerre, attraversando campi profughi e mettendosi in viaggio verso le incertezze del futuro.

Anche per questo, la kermesse di Usa-Messico-Canada è stata definita il “Mondiale di tutti”, un torneo che, per la prima volta, coinvolge 48 nazionali con nove giocatori con un passato da rifugiati o figli di famiglie costrette a fuggire dai conflitti. Non solo partite che si disputano in campo, ma storie di riscatto e di rinascita che segnano l’inizio di una nuova vita.

Ci riferiamo, ad esempio, ad Alphonso Davies, nato nel campo profughi di Buduburam, in Ghana, da genitori fuggiti dalla guerra civile in Liberia prima di insediarsi in Canada quando Alphonso aveva cinque anni. Da bambino giocava per strada a Edmonton; oggi è il capitano del Canada e uno dei migliori esterni del calcio mondiale, oltre che ambasciatore dell’Unhcr.

L’iconica esultanza dell’attaccante australiano Nestory Irankunda contro la Turchia, racconta di un’infanzia a Kigoma, in Tanzania, dopo essere fuggito dalla guerra civile in Burundi. Trasferitosi da bambino ad Adelaide, è oggi il più giovane marcatore della storia dell’Australia in un campionato mondiale.

Sempre con l’Australia troviamo le favole di Mohamed Touré, sfuggito ad un attacco armato al proprio villaggio e rifugiato in Guinea, e soprattutto di Awer Mabil, nato a Kakuma, in Kenya, arrivato in Australia a dieci anni, ed autore, nel 2022 del rigore decisivo che riportò l’Australia ai Mondiali. Oggi ha creato la fondazione “Barefoot to Boots”, che invia scarpe da calcio e materiale sportivo ai bambini che vivono ancora nel campo profughi dove ha mosso i primi passi.

I Mondiali di Calcio restituiscono speranza a chi vive situazioni difficili, a dimostrazione che il talento può salvarti la vita anche se nasci nei luoghi più complicati del pianeta.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.