
UNA CONTRORIVOLUZIONE
Giovanni Orsina, nel nuovo saggio Controrivoluzione. La storia politica del nostro tempo, Marsilio 2026, interpreta la crisi dell’Occidente come conseguenza di una scelta fatta negli anni Sessanta con la cosiddetta ” rivoluzione dal volto umano”. Si tratta della trasformazione del liberalismo classico in un pensiero più radicale di liberazione degli individui dai vincoli della tradizione, dalle autorità oppressive, dalle appartenenze collettive.
Oggi vediamo le democrazie sconvolte da una insurrezione, quella del “populismo”. Dobbiamo comprendere contro quale ordine impolitico e rivoluzionario questo si ribella. L’ordine neoliberale sognava di conciliare libertà individuali e solidarietà sociale, sviluppo economico e tutela ambientale, globalizzazione e differenze locali. Qualcosa è andato storto: crisi della democrazia rappresentativa, emancipazione degli individui ma scarsa attenzione ai bisogni quotidiani, rivoluzione liberale diventata sempre più moralista. Da qui una reazione populista di rigetto nel segno della concretezza e della vicinanza. A destra si è sviluppato il desiderio di appartenere ad una comunità sempre più legata ai valori tradizionali di” Dio, Patria, famiglia”. A sinistra si è diffusa la ricerca di una democrazia sempre più autentica e partecipativa. ” Le definizioni del populismo paiono descrivere qualcosa di totalmente altro dal liberalismo”, afferma Orsina. “Solo scavando più a fondo ci si rende conto di quanto ” l’altro” tenda a diventare ” lo stesso”, di quanto la rivolta s’immedesimi nell’ordine contro cui si scaglia, e viceversa. In questo gioco di specchi rinasce la politica, ma disfunzionale. Perché ciascuno dei contendenti ha in sé pulsioni antipolitiche e rifiuta di riconoscere legittimità dell’antagonista. Ma anche perché sono venute meno le condizioni che consentono di agire in uno spazio pubblico in una forma strutturata, significativa e duratura. Resiste ancora la nazione, pur molto indebolita, e spinge l’insurrezione verso destra”.
A partire dagli anni Sessanta, la politica, anche per il declino delle grandi ideologie, ha cominciato ad appassire e il desiderio di trasformare il mondo ha trovato casa nel diritto, nell’etica, nell’economia. È iniziata una rivoluzione impolitica nel segno della libertà personale in ogni angolo del pianeta, in qualche misura liberale per rendere il mondo più libero, ricco, tollerante, empatico. Ma dal 2010 circa è iniziata una forte reazione di rigetto che abbiamo definito ” populista”. Si è verificata una sorta di involuzione moralista a fronte di una rivoluzione liberale dall’etica monca e dall’ antropologia unilaterale individualista. Si è formato un forte embrione di rivolta populista. ” Rivoluzionari” e ribelli “populisti” si sono sempre più radicalizzati in uno scontro continuo nei media, nelle Università, nelle competizioni elettorali Così una rivoluzione nata liberale è diventata sempre più illiberale all’interno di democrazie in crisi, con oltre la metà di cittadini astenuti alle elezioni. La rivolta populista è montata fino al punto di penetrare nelle istituzioni e di arrivare al governo occupandosi dei bisogni concreti di milioni di cittadini delusi ed arrabbiati. I populisti hanno spesso sostituito ” mandarini” progressisti, competenti ma campioni di astrazioni. Non basta demonizzare la rivolta populista. Occorre studiarla, capirla e pensare un nuovo liberalismo democratico attento alle persone in carne ed ossa, alla loro realtà concreta.
Dobbiamo comprendere perché la realtà si sia ribellata nel secondo decennio del XXI secolo all’ordine liberale. Solo allora potremo rilanciare la liberaldemocrazia con i suoi valori: democrazia rappresentativa, economia di mercato, diritti individuali, multilateralismo in politica estera, Unione Europea su base federale, Stato di diritto.
In conclusione, possiamo definire con Orsina quella in corso “una guerra di realtà “. Oggi sappiamo molto di più sui populismi. Qual è il filo conduttore della insurrezione politica contemporanea nella sua dimensione storica? Si potrebbe dire il rapporto tra astratto e concreto. È il conflitto tra l’ordine storico radicale di tipo liberale e la domanda di concretezza di chi si rivolge contro di esso dal 2010. ” È la rivincita del vistocogliocchi sul sentitodire”. (op. cit. p.175). In sintesi, negli anni Sessanta abbiamo avuto il trionfo dell’individuo. Negli anni Settanta si è manifestata la ” rivoluzione dal volto umano”. Si è affermato successivamente l’” ordine storico radicale” caratterizzato da antipolitica, trionfo del mercato e del neoliberismo. Da qui la fine della tradizione con la globalizzazione, con la politica dell’ottimismo, con l’euro ed il sogno dell’Europa unita. Poi il brusco risveglio con l’11 settembre del 2001. Il liberalismo è apparso in crisi e senza futuro.
L’ordine radicale si fonda su un individuo astratto, libero da appartenenze nazionali, famigliari, sociali. Dagli anni Sessanta è emancipato da ogni vincolo spaziale e temporale. A questo essere umano astratto, l’insurrezione populista ne contrappone uno storicamente e geograficamente concreto, immerso in una comunità politica con una specifica moralità. I populisti si occupano di individui in carne ed ossa, anzi di ogni singola persona in carne ed ossa. “Dal lato del sentito dire troviamo così un’antropologia astratta, un’etica universalista, il cosmopolitismo, i sistemi impersonali di regole, il futuro, l’appassire della politica. Sul versante del vistocogliocchi, un’antropologia ed un’etica contestuali, una comunità collocata nello spazio e nel tempo, la persona concreta del leader, il presente, la politica”. (op. cit., p. 177). Il vistocogliocchi si sente fondamentalmente estraneo alle élite liberali e progressiste. Negli ultimi decenni si è formata infatti una élite cognitiva radical chic nelle grandi città, contrapposta a ceti popolari nelle periferie e nei piccoli centri, prevalentemente destinati a lavori manuali, poveri e precari. Sempre più questi ultimi si ribellano a chi non garantisce più benessere e prosperità con la sua narrazione astratta e progressista. Cresce così il consenso per partiti e leader populisti di persone con basso titolo di studio, soprattutto in comuni di piccole e medie dimensioni. È l’insurrezione populista. In Francia, ad esempio, Marine Le Pen promette concretezza con una ” rivoluzione della vicinanza”, la France Insoumise afferma: ” La Repubblica è una parola vuota se ignora le condizioni concrete di vita della gente”. La Lega, Podemos, M5S si muovono lungo la contrapposizione tra élite e popolo, sia pure da prospettive diverse di destra e di sinistra oppure oltre entrambe. Restituire potere decisionale ai cittadini diventa una urgenza. Da qui nasce la richiesta di elezione diretta del Presidente o del premier. Ovviamente l’Unione Europea viene percepita come una ” costruzione astratta in mano a tecnocrati”. Le istituzioni pubbliche vanno sottratte alla “casta” per restituirle alla” gente”. La difesa dell’economia reale e locale in contrapposizioni a quella finanziaria è presente in tutti questi partiti e movimenti. L’ interesse nazionale al primo posto insieme alla difesa dei valori tradizionali di Dio, Patria, famiglia. Partecipazione dei cittadini e riforma alla radice del capitalismo verso un modello cooperativo, solidale e circolare appaiono centrali nei populismi di sinistra. Questo è il mondo del vistocogliocchi promesso agli elettori. Nulla deve essere sottratto allo sguardo ed al controllo diretto dei cittadini. I movimenti di destra fanno leva sul ruolo dello Stato nazionale ed hanno più probabilità di vincere la sfida della controrivoluzione rispetto all’ordine radicale liberale.
Sarà una ” rivoluzione al contrario” che accetta il metodo rivoluzionario, ovvero la spinta al rovesciamento radicale dell’ ordine liberale esistente, oppure il ” contrario della rivoluzione ” che non crede nella possibilità che gli esseri umani trasformino davvero se stessi e il mondo curando il rispetto per ciò che le generazioni passate ci hanno tramandato? “Se la persistenza della nazione lascia pensare che l’unica via di uscita possibile all’insurrezione populista sia a destra, la partita si giocherà tra queste due letture antitetiche della controrivoluzione. Che non per caso vediamo convivere l’una accanto all’ altra, non sempre in pace, nella Babele di voci da cui è circondata la Casa Bianca del secondo mandato di Donald Trump”. (op. cit. p.199).

























