«L’individuo morale è tenuto a serbare la dignità, che non è solo prova della sua energia d’individuo, ma ossequio all’ideale morale che vive nel suo petto»

(Benedetto Croce da Etica e politica)

«Ma c’è qualcuno in grado di dirci quanta merda avvelenata stanno buttando nei cieli coinvolti dalle 56 guerre in corso? E quanta nei mari e negli oceani? Quanti incendi stanno bruciando, ogni giorno, sulle macerie delle raffinerie bombardate, sulle petroliere intrappolate, sui depositi di carburante? E quanto a lungo dureranno i danni che gli esperti chiamano “Perturbazioni dall’effetto prolungato?»

(Pino Corrias)

Donald Trump ci ha ormai abituati ad uscite bizzarre, a comunicati imbarazzanti, a discorsi privi di senso, il cui obiettivo è spesso nascondere la realtà e distogliere l’auditorium dai problemi reali per reindirizzarlo verso fatti di poco conto. Insomma usa la comunicazione come arma di distrazione di massa.

Sta perdendo la guerra con l’Iran? E lui dichiara al mondo che Hormuz è diventato possedimento americano.

L’economia americana, ormai in declino, come la “potenza americana”, non riesce a risalire? E lui continua a usare lo strumento dei dazi per tassare le importazioni americane, danneggiando non solo gli stati esportatori, quanto piuttosto le imprese statunitensi che hanno bisogno di quelle materie che provengono dall’estero per produrre, oltreché esporsi alle ritorsioni economiche degli stati daziati. Che danneggiano anche i consumatori americani.

Per tacere degli insulti che distribuisce a destra e a manca a popoli come a politici, bontà sua, come il cuor (e una testa un po’ obnubilata) gli comanda.

Ma l’ultima, in ordine di tempo, di cui si ha notizia, è davvero, come dire, singolare e merita un po’ d’attenzione.

Sul social Truth, l’inquilino della Casa Bianca ha pubblicato la sua personale classifica, in ordine di merito, dei Presidenti Americani, a partire da George Washington.

E, neanche a dirlo, in cima, qualificato come il più grande di tutti i quarantasette presidenti americani, c’è proprio lui, Donald John Trump.

A seguire, i grandi presidenti, tra cui il George Washington, Abraham Lincoln, Franklin D. Roosvelt.

Poi i quasi grandi.

Quelli nella media. E qui ha inserito Bill Clinton.

Quelli sotto la media.

E poi i presidenti che hanno fallito con le loro politiche disastrose. Qui Trump inserisce Obama e Biden.

In realtà, questa graduatoria egocentrata, che evidenzia plasticamente il delirio di onnipotenza, il narcisismo compulsivo e l’egolatria di questo ottantenne imbolsito e imbarazzante, eletto quale quarantasettesimo presidente degli USA (ma anche quarantacinquesimo nel 2016) non è originale.

Egli l’ha trasposta, con qualche opportuna (a suo beneficio) modifica, da quella pubblicata nel 1948 dalla rivista Life.

Ovviamente l’originale non comprendeva i presidenti successivi a quella data. Che, peraltro, lui si è ben guardato dall’inserire tutti.

Sono rimasti fuori Ronald Reagan, Bush padre e figlio, Gerald Ford, Richard Nixon, fior di Repubblicani che, nella sua mente, sono passati in cavalleria.

Comunque, ha mantenuto la graduatoria del magazine, con quelle “piccole modifiche”, con le quali ha voluto, oltre che osannare se stesso, anche gettare nella polvere i suoi due predecessori democratici.

Ma che volete, The Donald è fatto così.

Anziché fare il “mea culpa” per non aver mantenuto le promesse elettorali, nei confronti, soprattutto, di quel ceto medio di lavoratori e piccoli produttori (specie quelli agricoli delle varie belt di cui è disseminato il territorio americano) che speravano in lui per ritornare a percepire salari e profitti all’altezza del passato;

anziché stabilizzare la tregua a Gaza (quella, invero, l’ha ottenuta, ma s’è guardato bene dal rafforzarla);

anziché porre fine alle guerre in atto, in primis quella tra Russia e Ucraina;

anziché ridurre le guerre in corso, anzi aumentandone pure il numero (vedere alla voce Iran);

anziché abbassare le tensioni internazionali, anche queste soggette a un tasso di crescita inaspettato, ad esempio con il Canada o la Danimarca;

anziché tutto questo, tradendo così il mandato degli elettori, cosa che gli ha fatto perdere consensi, (facendo scendere il suo indice di popolarità attorno al 30%), che fa il biondo del Campidoglio? Si mette a stilare classifiche in cui lui si colloca all’apice dell’efficienza. Dimostrando capacità di giudizio assai discutibile, lucidità mentale in vacanza, percezione di sé vieppiù alterata.

E, contemporaneamente, riuscendo, allo stesso tempo, nel malaugurato intento di coprirsi di ridicolo.


FonteImmagine generata con AI
Articolo precedenteDublinanti
Articolo successivoIl bohío cubano
Nata a Corato, cresciuta a Ruvo di Puglia, mi sono laureata all’Università degli studi di Bari e ho insegnato per 38 anni scolastici tra le province di Milano e di Bari Diritto ed Economia Politica. Mi piacciono i libri, non da bibliofila, ma da lettrice, il cinema e la musica (Prince su tutti) e coltivo queste mie passioni costantemente. Amo la buona compagnia, ma anche un’operosa solitudine. Credo nei valori della libertà, dell’uguaglianza, del rispetto di tutte le persone e di tutte le opinioni. Detesto gli integralismi di ogni forma.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here