Detto Totò

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (Napoli15 febbraio 1898 – Roma15 aprile 1967), detto Totò, abbreviativo di Antonio, principe De Curtis,  meriterebbe di essere considerato un filosofo, un maestro di vita (ammesso che gli interesserebbe).

Divenne un comico, uno specialista della rivista e poi del cinema, lui, con quella sua maschera tragica, nato “figlio di Anna Clemente e di N.N.”e alla fine riconosciuto dal padre, Giuseppe De Curtis, quando era ormai trentenne.

La comicità, l’arte di far ridere e soprattutto di far ridere il popolo napoletano e italiano di quegli anni, in mezzo alla miseria, alla dittatura e alla guerra fu un dono, un dono rarissimo.

Si dice che solo gli esseri umani sono capaci di far ridere partendo dal linguaggio, mettendo in gioco il proprio codice.

La battuta “Io sono un corpo e ho bisogno di una corpa”, già di per sé geniale, diventa ancora più preziosa pronunciata da Totò, che con le donne e per le donne soffrì molto a lungo.

La comicità di Totò nasce infatti da un senso profondo della tragicità della vita. LO aveva detto chiaramente in varie interviste: ”Sono giunto alla conclusione che la felicità non esiste”.

Aveva aderito alla Massoneria, precisamente alla Loggia Palingenesi, nel 1944/45, ma fu un massone autentico, idealista e dopo qualche anno si allontanò, deluso dal tradimento degli ideali da parte dei massoni intrallazzisti.

La livella, cioè l’archipendolo, è un tipico simbolo massonico che dà il titolo alla celebre poesia di Totò, dove si enuncia la verità più fondamentale: l’uguaglianza davanti alla morte, senza distinzione fra ricchi e poveri.

E che dire poi della valigia dell’onorevole Trombetta o della dettatura di quella lettera dove non si lesinano i due punti?

“I parenti sono come gli stivali: più sono stretti e più fanno male!” e Totò questo lo diceva certo con cognizione di causa, se solo si guarda alle sue vicende familiari sullo sfondo dell’Italia di quegli anni, piena di censure ed ipocrisie.

Anche Pasolini sottovalutò il valore iconico e filosofico di Totò, così come tutti quelli che vollero interpretarlo dal punto di vista politico: invece Antonio Latrippa, archetipo di Cettolaqualunque, ne ha per tutti:

E come dimenticare le pernacchie intonate all’ufficiale nazista e al repubblichino di Salò?

https://www.youtube.com/watch?v=qVgbDCq1elohttps://www.youtube.com/watch?v=qVgbDCq1elo

Il filosofo Totò crea un vero e proprio koan Zen con l’episodio di Pasquale, anzi “l’esipodio” di Pasquale. La situazione è questa: un tipo nerboruto si avvicina a Totò e lo schiaffeggia, dicendo: “Pasquale! Era un pezzo che ti cercavo! Figlio di un cane!”; lo sbatte al muro e giù ancora schiaffi.

Totò pensa: “Chissà questo stupido dove vuole arrivare!” e così ancora.

La domanda alla fine è : “Perchè non hai reagito?”

“E che me frega a me? Che so’ Pasquale io!”

Il testamento spirituale del principe è contenuto nella celebre “Preghiera del clown”:

“Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa’ che sulla nostra mensa non vengano mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma, se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa’ che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini. […]

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamente le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici.

Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un po’ perché essi non sanno, un po’ per amor Tuo e un po’ perché hanno pagato il biglietto.

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura.

C’è tanta gente che si diverte a far piangere l’umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri.”

Antonio De Curtis, il principe che meritò tre funerali.


1 COMMENTO

  1. BELLISSIMO questo articolo sul grande Totò, il principe della risata, attore, comico, scrittore, persona illustre, con una grande sensibilità e grande ironia. Totò sempre attuale non ci si stanca mai di rivedere i suoi film è le sue interpretazioni. Indimenticabile, inimitabile, unico.

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