Mi trovavo a Rouen per caso, o forse per quella serie di coincidenze che solo dopo impariamo a chiamare necessità.
Avevo scelto un tavolino da cui ammirare lo scorrere della Senna, con un libro chiuso davanti – di quelli che fingiamo di leggere quando in realtà stiamo aspettando qualcosa che non sappiamo nominare.

Al tavolo di fronte, sedevano un uomo e una donna.
Non li avrei notati, se non fosse stato per il modo in cui tacevano: un silenzio denso, abitato, come quello di chi ha già detto troppo e non ha finito di dirsi nulla.

Solo più tardi compresi chi fossero.
E mi scuso fin d’ora se rendo pubbliche le loro parole: ma mi sono parse troppo vere, troppo capaci di raccontare i moti di tanti cuori amanti, per lasciarle svanire senza traccia, come fumo sopra una tazza di caffè.

Louise
Tu parli come se il cuore fosse un errore di progettazione.
Come se sentire fosse una colpa da espiare con la disciplina.

Flaubert
No, Louise. Sentire non è una colpa.
È una condanna.
Si può essere padroni di ciò che si fa, ma mai di ciò che si prova.
Ed è questo che rende tutto così faticosamente umano.

Louise
Eppure continui a pretendere ordine, forma, controllo.
Come se la vita potesse obbedire alla sintassi.

Flaubert
La forma è l’unico argine che conosco.
La forma è la carne del pensiero, come il pensiero è l’anima della vita.
Senza forma, ciò che sentiamo si disperde.
Senza pensiero, la forma è solo un corpo freddo.

Louise
Tu hai paura della tristezza.
La tratti come un vizio, come una debolezza morale.

Flaubert
Perché lo è.
Bisogna stare attenti alla tristezza: seduce, si insinua, chiede di essere accudita.
E intanto corrode la volontà.
Non tutto ciò che è profondo è nobile.

Louise
E l’attesa, allora?
L’attesa di una parola che non arriva, di un “mi manchi” che potrebbe salvare una giornata intera?

Flaubert
L’attesa è il più lento degli acidi.
L’assenza della persona amata non uccide l’amore di colpo: lo spegne, poco alla volta.
Come una fiamma che consuma l’aria intorno a sé.

Louise
Parli così perché ami con diffidenza.
Io, invece, continuo a credere che il cuore sia una ricchezza che si dona, non un bene da amministrare.

Flaubert
Ed è proprio per questo che soffri.
Ma non ti biasimo.
Chi ama davvero finisce sempre per somigliare a ciò che ama.
La mente prende il colore delle foglie su cui si posa.
Si diventa ciò che si contempla.

Louise
Allora lasciami contemplare il cielo.
Anche se inganna.
Anche se promette ali che forse non avremo mai.

Flaubert
Chi guarda troppo in alto rischia la caduta.
Ma è vero: se guardassimo sempre il cielo, forse finiremmo per avere le ali.
O almeno il desiderio di provarci.

Louise
Tu sei spietato con gli idoli.
Li smascheri, li graffi, li riduci a polvere.

Flaubert
Perché non bisogna toccarli.
Chi denigra ciò che ama se ne allontana sempre un poco.
E quando la polvere d’oro resta attaccata alle dita, si scopre che non era oro, ma illusione.

Louise
E le donne, Gustave?
Ci osservi come fossimo enigmi da risolvere.

Flaubert
No.
Vi osservo come si osserva un mobile antico: pieno di cassetti nascosti.
Ci si affanna, ci si ferisce le mani…
E in fondo, talvolta, si trova solo un fiore secco.
O il vuoto.
Non è disprezzo. È amarezza la mia.

Louise
Tu dici che per essere felici bisogna essere un po’ stupidi.
Io credo invece che sia l’intelligenza a renderci infelici.

Flaubert
Sono la stessa cosa, detta da due angolazioni diverse.
Chi capisce troppo sente troppo.
E chi sente troppo paga il conto.

Louise
E tuttavia continui a scrivere.
A creare personaggi che vivranno più di noi.

Flaubert
Io passerò.
La mia Emma no. Come la mia Arte.
I personaggi abitano un luogo dove noi non possiamo più tornare.

Louise
Allora scrivere è il tuo modo di amare?

Flaubert
È il mio modo di sopravvivere.
E forse anche il mio modo di essere generoso:
non con consigli, ma con ciò che resta.

Louise
E se qualcuno, leggendo, si sentisse meno solo?

Flaubert
Allora sarebbe valsa la pena.
Non si legge per distrarsi, né per istruirsi.
Si legge per vivere.

Quando si alzarono, non si salutarono.
Lasciarono sul tavolo due tazze vuote e una frase non detta.

Io restai lì ancora un poco, con la sensazione che certi dialoghi non finiscano:
si spostano soltanto, trovando altri cuori disposti ad ascoltarli.

***

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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...