«Guai a prendere in giro il popolo!»

(Thomas Sankara)

«Non siamo più il dipartimento woke né il dipartimento dei deboli. Traduzione semplice: niente ciccioni, niente trans, niente barbuti, niente tipi strani, niente smidollati, niente radicali. Solo guerrieri. Solo soldati duri, pronti e determinati. (…) I pagliacci ideologici sono fuori. I cowboy patriottici sono dentro, con tanto di test del testosterone»

(Pete Hegseth, segretario di stato alla guerra USA)

Prendo a prestito il titolo di un famoso album del 1987 di Prince per condividere alcune riflessioni che mi mulinano da qualche giorno nella testa.

Se nel pieno degli anni ’80 del secolo scorso il segno dei tempi era l’AIDS (“una grave malattia dal nome corto”).  O erano, almeno in America, le gang che “gira(va)no col mitra, fatti di crack”, oggi quali sono le cose che più connotano i nostri malandati giorni da questa parte e dall’altra dell’Atlantico?

Vi starete già chiedendo perché la mia attenzione si fissi sul così detto “occidente” e trascuri la gran parte delle terre emerse del globo terraqueo.

Perbacco, non è perché snobbi grandi Stati come la Cina e sterminati continenti come l’Africa. Ma, più semplicemente, perché nel mondo occidentale ci viviamo, ne siamo, in qualche modo artefici e, allo stesso tempo vittime più o meno consapevoli degli accadimenti che tumultuosamente si stanno susseguendo e che rischiano di travolgerci.

Prendiamo le manifestazioni di questi giorni nelle strade prima francesi e spagnole, ma anche albanesi, e poi italiane. Giovani studenti che esprimono il loro disagio e dissenso sul riarmo e vorrebbero, giustamente, più risorse per la Scuola e l’Università. Camionisti incazzati e agricoltori esasperati che manifestano contro il carovita e il gasolio col prezzo alle stelle.

Sono la cartina di tornasole di una situazione sociale esplosiva, della serie “tienimi che ti tengo”, che comincia a dare i primi segni di insofferenza (che, inevitabilmente, sfocia nella violenza,  cui non dimentichiamoci mai di aggiungere, quale causa efficiente,  qualche facinoroso infiltrato con scopi ben chiari, ma indicibili …).

Eppure sui TG Rai neanche l’ombra, almeno all’inizio.

Notizia cancellata. Come nelle migliori dittature.

E sempre per rimanere in tema “viviamo nella post democrazia”, qui, nel tanto lodato occidente dei “valori di libertà”, recentissima è la notizia, questa per pochi intimi, della scrittrice irlandese Sally Rooney che ha deciso, concordemente colla sua casa editrice, di togliere dal mercato britannico (ma non nella sua Repubblica d’Irlanda) i suoi libri, i cui proventi la “Liala irlandese” aveva destinato al finanziamento del gruppo Palestine Action. Una sua scelta, per carità, ma fortemente (se non esclusivamente) condizionata dal fatto che l’incasso di  quegli stessi proventi, ai sensi della legge britannica, il terrorism Act del 2000, sarebbe stato reato. E soprassediamo sul fatto che, con questa legge, nel Regno Unito, sono finite dietro le sbarre ben 3.700 persone che hanno manifestato a favore dei Palestinesi o che hanno sostenuto Palestine Action, gruppo messo al bando dal governo di sua maestà Carlo III.

E taciamo, per carità di patria, della grottesca legge Gasparri- Del Rio, il Gianni e Pinotto del diritto italiano, non ancora approvata in Parlamento in via definitiva, che censurerà qualsiasi critica allo Stato israeliano, ai suoi governanti, a partire dal notevole Bibi, e alle loro malefatte che grondano sangue innocente.

E poi è in ogni tempo una delizia dello spirito sentire l’ultima di Trump, che d’accordo col suo sempre lucido ministro della guerra, voleva trasmettere in diretta TV (e praticamente in mondovisione) l’esecuzione della condanna a morte di un pluriomicida, tale Nidal Malik Hasan, all’epoca maggiore dell’esercito,  che nel 2009 aveva massacrato 13 suoi compagni d’arme.  Salvo poi fare marcia indietro quando, compulsando i sondaggi d’opinione, Trump ha tristemente scoperto che la diretta gli avrebbe fatto perdere altri voti in vista delle elezioni di mid-term del tre novembre prossimo.

Insomma, una condotta da teocrazia oscurantista, in cui si spettacolarizza un crimine di stato, (perché la condanna a morte è un crimine di stato!) come fosse una festa. E comunque un truce promemoria per gli spettatori terzi e una sorta di risarcimento potenziato per i parenti delle vittime del condannato. Che in America già accade, per carità. Ma almeno è limitato a quei pochi, di stomaco forte e senza un briciolo di empatia,  mmessi, come spettatori interessati, dietro una vetrata, nella camera della morte, dove viene eseguita la condanna.

Sono esempi di un occidente in devastante declino, o, meglio,  allo sbando,  che ha perso la bussola di quei valori di libertà e rispetto della persona umana, la cui centralità è andata a “farsi fottere” da quando il turbocapitalismo è saldamente al timone della sua economia che fa dell’illimitato profitto,- peraltro di pochissimi sempre più ricchi, dai nomi spesso sconosciuti, padroni di enormi “società di gestione degli investimenti e del risparmio” che veramente  comandano il mondo,- l’unico scopo che merita di essere spasmodicamente perseguito.

E a cui tutto deve essere sacrificato: la Dignità umana, la Pace, la Libertà, il Diritto alla salute e all’istruzione, il Benessere economico e tutto ciò che si frappone  alla loro infinita avidità.

Ma non sanno che moriranno anche loro?


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