
«La vita può essere compresa solo guardando indietro; ma deve essere vissuta guardando avanti»
(Søren Kierkegaard)
Sliding Doors, film del 1998, è una di quelle pellicole che, a distanza di anni, continuano a farmi riflettere. La trama, credo, è abbastanza nota.
Helen viene licenziata e corre a prendere la metropolitana. È in quel momento che la sua vita si sdoppia. In una delle due storie riesce a prendere il treno, torna a casa prima del previsto e scopre il tradimento del compagno Gerry; nell’altra lo perde e non scopre ciò che sta accadendo.
Una porta che si chiude, oppure resta aperta. Pochi secondi, e da quel momento prendono forma due esistenze diverse.
È da qui che l’espressione “sliding doors” è diventata una metafora di quei momenti apparentemente insignificanti in cui una coincidenza, una scelta, persino un istante di ritardo possono imprimere alla nostra vita una direzione diversa.
Ultimamente ho ritrovato qualcosa di simile nelle pagine di Enrico Galiano, quando, in Scuola di felicità per eterni ripetenti, si sofferma sul concetto di “spartiacque”.
In orografia, lo spartiacque è la linea che separa due bacini idrografici. Pensate alla cresta di una montagna: l’acqua che cade da un versante prende una direzione, quella che cade dall’altro ne prende un’altra. Basta che una goccia cada pochi centimetri più in là perché cominci un viaggio completamente differente, fino a raggiungere, magari a migliaia di chilometri di distanza, mari o oceani diversi.
Sliding doors e spartiacque. Forse la nostra vita può essere raccontata anche attraverso queste due immagini.
Ogni giorno incontriamo persone, attraversiamo situazioni previste e impreviste, pronunciamo parole, scegliamo, reagiamo. E, che ce ne rendiamo conto oppure no, ciò che facciamo può incidere profondamente sulla nostra esistenza e su quella degli altri.
Vivere con la costante consapevolezza del peso di ogni gesto potrebbe diventare angosciante.
Ignorarlo, però, rischia di renderci superficiali.
Forse dovremmo ricordarcene quando diamo una risposta troppo in fretta. Quando non troviamo tempo per chi reclama la nostra attenzione. Quando rimandiamo a domani ciò che sarebbe importante fare oggi. Quando siamo tanto concentrati su noi stessi da non accorgerci dei bisogni profondi di chi ci sta davanti. O, al contrario, quando siamo così distratti da non riuscire più ad ascoltare neppure i nostri.
Una parola in più o in meno, e una porta si chiude. Oppure si apre.
Un passo da una parte o dall’altra dello spartiacque, e la nostra goccia potrebbe congelarsi al Polo Nord piuttosto che deliziarsi nel tepore del Mar dei Caraibi.
Forse non possiamo vivere calcolando tutte le conseguenze delle nostre scelte. Ma possiamo imparare a essere un po’ più presenti mentre scegliamo.
Pensiamoci, la prossima volta.
Possibilmente, un attimo prima che la porta si chiuda.
Jean Paul Sartre: «La nostra responsabilità è molto più grande di quanto avremmo potuto supporre, perché coinvolge l’intera umanità».
Seneca: «Mentre perdiamo il nostro tempo tra indugi e rinvii, la vita passa».



























