«Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure»

(Nelson Mandela)

Caro lettore, adorata lettrice,

l’appuntamento con i nostri Caffè tornerà a fine mese e così ho pensato di salutarti tornando a battere il chiodo su un tema che, ormai lo sai bene, mi sta proprio a cuore: la necessità di essere luce in tempi di nero.

Ecco, io credo ci sia una luce che non si spegne. Non perché sia sempre intensa, ma perché è scelta. Ogni giorno, ogni gesto, ogni parola può essere luce o ombra. E la differenza non la fa il mondo attorno, ma il cuore che decide. La differenza la fai tu, la faccio anch’io.

Scegliere la luce è un atto di volontà. È dire sì alla speranza, anche quando il buio sembra più comodo. È credere che il cambiamento sia possibile, anche quando tutto ci invita a restare fermi. È sapere che la nostra forza non dipende da chi ci applaude, ma da chi siamo quando nessuno guarda.

Non mancheranno gli ostacoli. Ribadisco: specie di questi tempi. Non mancheranno le voci contrarie. Quelle ci sono sempre: a prescindere. Non mancheranno gli sguardi che giudicano, le parole che feriscono, le presenze che ostacolano. Ma non è questo che conta. Conta la direzione. Conta il passo che scegliamo di fare. Conta la coerenza con ciò che siamo e con ciò in cui crediamo. Anche quando tocchiamo la nostra incoerenza, anche quando siamo tentati di non crederci più.

E allora? Allora si va avanti lo stesso. Si cammina, un passo alla volta. Si costruisce, mattone dopo mattone. Si cambia, giorno dopo giorno. Perché il cambiamento non è una minaccia, è una possibilità. E tu ed io possiamo scegliere oggi di essere pronti. Pronti a credere che ogni passo verso la luce sia un passo verso noi stessi. Pronti a ricordare che, anche quando pensiamo di aver esaurito tutte le possibilità, beh, allora ricorda: «Non è vero!».

La forza non è un dono per pochi. È una scelta per chi è pronto. Pronto a cambiare, pronto a rischiare, pronto a vivere davvero. Chiedo a me e a te: sei pronto, sei pronta? C’è una lettera alla fine di questo Caffè: in molti, in troppi, hanno avuto paura di firmarla. Tanti invece l’hanno firmata, ma hanno poi cambiato idea, chiedendo di restare anonimi: fa riflettere.

Scegli il coraggio, dice il titolo di questo Caffè. E non è solo un invito, è una radice: perché la parola “coraggio” viene dal latino cor, cuore, e avere coraggio significa, letteralmente, “agire con il cuore”.

Non con l’impulso, non con la rabbia, non con la paura, non per esasperazione. Ma con quella parte di noi che sa amare, che sa sperare, che sa resistere. Il coraggio non è assenza di paura, è presenza di senso. È vento che gonfia la vela proprio quando il mare è incerto. È sole che filtra tra le nuvole in una giornata bigia. È una mano che si tende, anche quando non è detto che ci sia un’altra mano disposta ad afferrarla.

Ho visto il coraggio nei volti segnati di chi non ha mai smesso di credere. Nei passi lenti di chi ha ricominciato da capo. Nelle parole schiette di chi non sceglie il silenzio: e, ad esempio, sa usare la parola “genocidio” .

E, io credo, ogni volta, quel coraggio ha fatto la differenza. Ha acceso una luce. Ha aperto una strada. Ha cambiato una vita.

James Gordon Bennett: «Non è che alcuni abbiano forza di volontà ed altri no. È che alcuni sono pronti a cambiare ed altri no».

Confucio: «Quando fai qualcosa, sappi che avrai contro quelli che volevano fare la stessa cosa, quelli che volevano fare il contrario e la stragrande maggioranza di quelli che non volevano fare niente».

Thomas Edison: «Quando pensi di aver esaurito tutte le tue possibilità ricorda questo: non è vero!».

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Lettera per il cessate il fuoco a Gaza, per la fine delle ostilità e per la restituzione degli ostaggi

Noi sottoscritti dirigenti scolastici Paolo Farina e Paolo Saggese

AUSPICHIAMO

che il Presidente della Repubblica, On. Sergio Mattarella, e il Governo italiano si facciano promotori:
•    di una richiesta di immediata cessazione del fuoco e delle ostilità tra le parti belligeranti e di restituzione degli ostaggi alle famiglie;
•    della garanzia dell’immediato supporto umanitario alla popolazione di Gaza, ai bambini, alle madri, agli anziani innocenti, che stanno patendo il dolore atroce della guerra e gli stenti per fame, che stanno decimando una popolazione inerme.

Siamo convinti che ciò che sta accadendo vada oltre la stessa idea di “guerra”, che in modo spietato l’uomo è riuscito a concepire.

Facciamo nostra e aderiamo alla dichiarazione congiunta dell’Arcivescovo Card. Matteo Zuppi e del Presidente della Comunità Ebraica di Bologna, Daniele De Paz, che, tra l’altro, affermano:

“Di fronte alla devastazione della guerra nella Striscia di Gaza diciamo con una sola voce: tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Si condanni la violenza”.
(“Sulla guerra a Gaza e sulla responsabilità comune per la pace”).

Incapaci di essere indifferenti alle atrocità che stanno accadendo, convinti del ruolo delle nostre Scuole che hanno il compito di educare alla cittadinanza planetaria e alla fratellanza tra tutti i popoli, contro le guerre e la “logica” della “legge del più forte”,
invitiamo, a titolo personale, tutte le “donne” e tutti gli “uomini” di scuola, dirigenti scolastici, docenti, personale amministrativo, tutte le cittadini e tutti i cittadini italiani, a firmare questa “Lettera – appello”.

PRIMI FIRMATARI
PAOLO SAGGESE, DIRIGENTE SCOLASTICO
PAOLO FARINA, DIRIGENTE SCOLASTICO

Link per la sottoscrizione:

https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdOxGjiIxVzFGHuWBs3HTrYoQ5_KErMYGAGRy7wV-8dxffVrA/viewform


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...