«Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu»

(Pace, Panzeri, Beretta e Del Prete)

Alzi la mano chi non ha canticchiato almeno una volta il refrain della celebre canzone di Caterina Caselli.

A me è tornato in mente ascoltando, lo scorso 12 gennaio, il consueto breve monologo di Stefano Massini su PIAZZAPULITA, intitolato: L’assoluta normalità del fascismo. Il titolo è auto-esplicativo e il riferimento era ai recenti “onori” della cronaca per il (mis)fatto di Acca Larentia.

Ma non è su questo che si è appuntata la mia attenzione che, come è noto, è spesso affetta da strabismo.

Il mio occhio si è, dunque, fermato su quell’assoluta “normalità” e, mentre ascoltavo Massini, ho continuato a chiedermi: ma quante cose in questo Paese e in questo Mondo consideriamo “normali” e non lo sono?

L’elenco potrebbe essere sterminato. Parte il flusso di coscienza…

Consideriamo normale l’assenza di pari opportunità. Consideriamo normali le barriere architettoniche. Consideriamo normale che non trovi lavoro proprio chi ne ha più bisogno. Consideriamo normale il mercato delle armi. Consideriamo normale che i Paesi più forti bombardino e invadano quelli indifesi. Consideriamo normale che un decimo della popolazione mondiale goda del 90% delle ricchezze del pianeta. Consideriamo normale che il restante 90% di popolazione povera si rassegni alla sua miseria e non pretenda di venire a romperci le balle. Consideriamo normale inquinare. Consideriamo normale produrre più di quel che ci serve e, soprattutto, consumare più di quel che ci serve. Consideriamo normale indebitarci e indebitare i nostri figli e i figli dei nostri figli. Consideriamo normali tante cose che, in realtà, normali non sono. O non dovrebbero essere.

Quindi, perché non dovremmo considerare normale anche un saluto fascista?

Rispondo per me.

Non lo considero normale perché ho ancora sete di giustizia e verità.

Non lo considero normale perché mi ostino a credere che l’uguaglianza sia un valore assoluto.

Non lo considero normale perché credo nella libertà e nella solidarietà.

Non lo considero normale perché amo anche chi non è come me.

Non lo considero normale perché il fascismo ha portato morte nel nostro Paese, in Europa, nel mondo.

Non lo considero normale perché sin da bambino ho nutrito avversione per i superbi e gli arroganti.

Non lo considero normale perché, se la legge del più forte è quella che vince, io preferisco perdere con i più deboli.

Non lo considero normale perché io sto con sto Oriani (…chapeau, Raffaele, chapeau!).

Non lo considero normale perché sto dalla parte dell’uomo: di tutto l’uomo, di ogni uomo e di ogni donna. E non solo dalla parte di un “noi” che vale solo finché conviene, finché si vince, finché non si sale da un’altra parte: magari su quello che è il momentaneo carro del vincitore.

Non lo considero normale per don Minzoni, Matteotti, Gramsci e Pertini. Che poi sono solo i primi nomi che mi sono venuti in mente e chissà quanti altri potrei aggiungerne.

Solo che quest’articolo, come vedi, l’ho scritto di getto.

E non intendo cambiarlo.

E, confesso, spero che anche a te la verità faccia un po’ male come a me.

Herman Hesse: «È molto di più e molto più importante ciò che gli esseri umani hanno in comune, di quello che ognuno tiene per sé e lo distingue dagli altri».

Samuel Johnson: «Il linguaggio è la veste del pensiero».

George Bernard Shaw: «A questo mondo non si fa mai nulla a meno che gli uomini non siano disposti ad uccidersi l’un l’altro».


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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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