Deriva illiberale e autocrazie elettive nel passaggio d’epoca: la democrazia sotto scacco tra ossessione securitaria, Parlamenti esautorati e la necessità di riscoprire il pensiero critico e la giustizia sociale.

In questo passaggio d’epoca o ” interregno”, viviamo nella paura causata da guerre, pandemie, migrazioni incontrollate, enormi disuguaglianze, cambiamento climatico, Questi ” cigni neri” ci spingono a sacrificare la nostra libertà in cambio della sicurezza. Assistiamo ad una vera e propria regressione costituzionale mediante Parlamenti esautorati, stampa e TV controllate dai Governi, magistratura delegittimata, decreti sicurezza a iosa per reprimere il dissenso.

Si tratta di una deriva illiberale dietro una apparente normalità democratica in Occidente. È una forma nuova di ” autoritarismo” che non agisce con colpi di Stato e proclami sui pieni poteri ma attraverso ” autocrazie elettive”. L’obiettivo però è lo stesso dei totalitarismi del Novecento: la costruzione progressiva di un pensiero unico.

“Il fascismo bianco è un fascismo gentile. Che si traveste da sovranismo, che s’ammanta del voto popolare, che infine traduce quel poco di consenso in un potere senza contropoteri”. (Michele Ainis, Fascismo bianco, Garzanti 2026)
Viviamo al tempo della paura, dell’ansia e del risentimento. È il vento della storia. Siamo nelle mani di ultrasettantenni autocrati elettivi o veri dittatori: Trump, Modi, Putin, Xi Jinping. Altro che il quarantenne J.F.  Kennedy al tempo della speranza, dell’ottimismo, della fiducia nel progresso, della stagione delle riforme in Italia in attuazione della Costituzione.

Oggi dobbiamo prendere coscienza della “controrivoluzione”, della stretta autoritaria in atto. Forme subdole e indirette stanno corrodendo le nostre libertà. Una prassi tipica dei regimi autoritari consiste nel rispetto formale delle norme cui corrisponde un disprezzo sostanziale. La società, in nome di una sicurezza fondata sulla paura, vive in uno stato di emergenza permanente. È una serie continua di decreti-legge, di esecutive orders del Presidente USA: nuovi reati, divieti, aggravi di pena nei confronti di diseredati, immigrati, dissidenti. Insomma, circola un vento autoritario e illiberale. Occorre contrastarlo per difendere la democrazia. Il paradosso poi è che, l’ossessione per la sicurezza, disgiunta dalla giustizia sociale, sta generando maggiore insicurezza.

In conclusione, è evidente all’inizio di questo millennio, la crisi della legalità e dell’ordine internazionale con una sostanziale regressione costituzionale negli USA, in Occidente e soprattutto con le guerre di aggressione in corso. Mostrano il loro volto le cosiddette ” democrazie illiberali” teorizzate da Orban e sovranisti alleati. Registriamo veri e propri atti di forza contro il dissenso, contro i giudici, i migranti, i poveri, i detenuti. È in atto un processo di oppressione contro lo stile di vita. Si cerca un ” corpo docile”, normalizzato nei suoi comportamenti fino alla violazione della privacy. La deriva autoritaria degli ultimi tempi compie frequenti violazioni dell’autonomia delle persone fino alla profilazione delle preferenze da parte delle Big Tech.”  C’è una vittima in tutto questo accanimento. Non una persona in carne ed ossa, o almeno non solo- non soltanto il corpo fisico dei poveri, degli immigrati, dei detenuti, dei dissenzienti, di quanti subiscono la stretta repressiva che morde in Italia e in tutto l’Occidente. La vittima è un’idea, un principio che fin qui regolava il nostro vivere comune. Democrazia, libertà, eguaglianza- possiamo usare vari nomi. Ma in ultimo è il diritto, la sua stessa funzione, a venire negato, vilipeso, rovesciato”. (M. Ainis, op. cit. p. 171) Viene meno la funzione propria del diritto: la coesione del corpo sociale, della comunità. Sta indebolendosi la matrice liberale che ci difende dai soprusi del legislatore, spesso rappresentato da una minoranza arrivata al potere grazie all’astensionismo ed alle divisioni degli avversari.

Dobbiamo resistere all’onda autoritaria di questi primi decenni del XXI secolo. Basta con partiti personali ed autocrazie elettive che umiliano i parlamenti. Difendiamo l’autonomia della magistratura ed il sistema liberale di checks and balances che caratterizza lo Stato di diritto. Viva il dissenso, il pensiero critico e complesso, l’opinione fuori dal coro dei fedelissimi del capo. Dobbiamo impedire la formazione di un pensiero unico, intollerante verso ogni idea non ortodossa. Sappiamo che l’intolleranza si diffonde poi nella società con atti di antisemitismo, di avversione ai musulmani, ai diversi. Dobbiamo ridurre l’incertezza verso il futuro, che genera angoscia e disagio psichico a milioni di persone, giovani e donne in particolare. È urgente uscire dall’esperienza digitale che ci isola, ci rinchiude in un universo autistico, in echo chamber di chi la pensa come noi. È necessario per rivitalizzare la democrazia che vive di pluralismo, libero confronto di idee diverse, in un parlarsi per trovare soluzioni condivise. Dobbiamo rivitalizzare la scuola, la fabbrica, l’oratorio, il partito, le formazioni intermedie in cui si esprime la nostra personalità. Riportiamo al centro delle relazioni sociali, la persona, come previsto dalla Costituzione. Tante persone libere, critiche, associate possono arrestare l’autoritarismo, i nazionalismi, gli imperi in questo difficile passaggio d’epoca.


FonteImmagine generata con AI
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Silvio Minnetti, già docente di Diritto ed Economia politica negli Istituti superiori, già Dirigente scolastico e docente a contratto di Discipline economiche e di Metodologie e tecniche dell’insegnamento presso Unimc, è stato Presidente nazionale del Movimento politico per l’unità, espressione del Movimento dei Focolari. Collabora da tempo con Città Nuova curando la Rubrica “Ripensare il pensiero. Il paradigma della complessità per rigenerare la politica”. Attraverso tale rubrica sta collegando tra loro diversi centri culturali, docenti universitari, pensatori come Mauro Ceruti, Mario Castellana, Daniel Innerarity, Alberto Felice De Toni ed altri al fine di diffondere il pensiero complesso anche in politica, alla luce della crisi della democrazia.

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