L’ingegnere di 74 anni è morto dopo un incidente in un cantiere di Casagiove. Le cronache riferiscono di un’attesa sulla barella dell’ambulanza davanti al pronto soccorso. Ma le ricostruzioni non coincidono: servono chiarezza sui tempi, sulle cure e sulle eventuali responsabilità.

CASERTA — Una caduta da circa tre metri, l’arrivo del 118, il trasferimento in ospedale e una morte che lascia interrogativi ancora aperti. È la tragica vicenda di Bernardo Blasio, ingegnere di 74 anni, conosciuto a Caserta per la sua attività professionale, deceduto venerdì 16 ottobre dopo un incidente in un cantiere di via Toscana, a Casagiove.

Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa locale, Blasio sarebbe rimasto cosciente dopo la caduta, riportando un trauma al fianco e difficoltà respiratorie. I soccorritori lo avrebbero trasportato all’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta. È qui che si concentra la parte più delicata della vicenda: alcune cronache riferiscono che l’uomo sarebbe rimasto a lungo sulla barella dell’ambulanza, in attesa di essere preso in carico dal pronto soccorso.

Sui tempi e sulle circostanze del decesso, tuttavia, le versioni pubblicate non sono del tutto concordanti. Alcuni articoli collocano la morte durante l’attesa davanti alla struttura ospedaliera; altri descrivono un percorso che comprende una TAC prima del decesso. Mancano, nelle ricostruzioni disponibili, elementi sufficienti a stabilire con certezza l’esatta sequenza degli eventi.

Una differenza tutt’altro che secondaria. Sapere quando il paziente è arrivato, quanto abbia atteso, quali accertamenti siano stati effettuati e in quale momento sia stato constatato il decesso è fondamentale per comprendere che cosa sia realmente accaduto.

Un altro punto da chiarire riguarda l’ambulanza che, secondo alcune cronache, sarebbe partita da San Felice a Cancello, distante diversi chilometri da Casagiove. Perché è stato inviato quel mezzo? Le postazioni più vicine erano impegnate? Quanto tempo è trascorso tra la chiamata e l’arrivo dei soccorritori?

Anche sull’assistenza in ospedale servono risposte precise. Se Blasio è rimasto in attesa sulla barella, chi ne monitorava le condizioni? Sono state effettuate rivalutazioni cliniche? Quando è stata eseguita la TAC e quali decisioni sono state adottate successivamente?

Al momento, le informazioni pubblicate non consentono di affermare che la morte sia stata causata da negligenza sanitaria. Ma proprio la gravità della vicenda impone di verificare ogni passaggio, senza trasformare i sospetti in conclusioni premature.

La questione riguarda anche l’organizzazione dell’emergenza sanitaria nella provincia di Caserta. La disponibilità effettiva delle ambulanze, il coordinamento tra il 118 e l’ospedale e la capacità del pronto soccorso di accogliere tempestivamente i pazienti sono elementi essenziali di una rete che deve funzionare senza interruzioni.

Le difficoltà strutturali, se presenti, devono essere documentate e affrontate. Allo stesso tempo, eventuali responsabilità individuali devono essere accertate sulla base di prove e non di supposizioni.

Per ricostruire la vicenda occorrono gli orari registrati dalla centrale operativa del 118, la documentazione relativa al trasporto, i dati del triage e degli esami diagnostici, la cartella clinica e gli accertamenti medico-legali. Sono questi gli elementi che potranno chiarire se vi siano stati ritardi, se le cure siano state appropriate e se eventuali omissioni abbiano avuto un ruolo nell’esito fatale.

L’ASL Caserta e la direzione dell’ospedale sono chiamate a contribuire alla ricostruzione dei fatti, nel rispetto della riservatezza sanitaria e delle eventuali indagini.

Dietro questa vicenda c’è una famiglia che ha perso un uomo e che merita risposte. C’è anche una comunità che ha diritto di sapere se il sistema di emergenza abbia funzionato come avrebbe dovuto.

La domanda, in fondo, è semplice: che cosa è successo a Bernardo Blasio tra il momento della caduta e quello della morte?

Non servono accuse gridate, ma una cronologia verificabile, spiegazioni trasparenti e responsabilità chiare. Se sono emerse carenze, dovranno essere riconosciute e corrette. Se vi sono state negligenze, dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Perché la morte di un uomo non può lasciare soltanto una barella vuota e domande senza risposta.

La barella dell’attesa

Cadde da tre metri,

ma fu più lungo il precipizio

tra il grido della carne

e il silenzio dell’ospedale.

La sirena spezzò la strada,

la speranza bussò alla porta,

ma il tempo, cieco e senza cuore, contò i minuti sulla barella.

Chi doveva aprire la soglia?

Chi dare un nome all’urgenza?

Là dove la vita chiedeva mani,

rispose il gelo dell’attesa.

Un’attesa inenarrabile,

tensione di tutto l’essere,

abito consunto dell’attendere.

Di questo si muore:

di rimandi ossidati,

di polvere immobile,

di porte che non si aprono.

Un uomo può restare a lungo

morto dentro la vita,

con le ossa in piedi,

e tutto il suo sangue

in ascolto.


FonteImmagine generata con AI
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Yuleisy Cruz Lezcano nata a Cuba, vive a Marzabotto, Bologna. Lavora nella sanità pubblica, laureata in scienze biologiche e con una seconda laurea magistrale in scienze infermieristiche e ostetricia, presso l’Università di Bologna. Ha pubblicato diciotto libri a seguito di riconoscimenti e premi in concorsi. Due dei libri pubblicati sono in spagnolo/italiano e il penultimo in spagnolo/ portoghese è stato pubblicato in Portogallo. Si occupa di traduzioni in spagnolo, facendo conoscere poeti italiani in diverse riviste della Spagna e del Sudamerica e, in modo reciproco, facendo conoscere poeti sudamericani e spagnoli in Italia. Collabora con blogs letterari italiani, di America Latina e di Spagna. La sua poesia italiana è stata tradotta in francese, spagnolo, portoghese, inglese, albanese.

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