In questo periodo l’Italiano sfiduciato pensa ad altro. “L’inflazione è diminuita”, recitano i giornali. “Menomale”, afferma la salumiera. Del Ragazzo d’Oro ormai non si hanno più tante notizie. Gira per l’Italia. Sono passati i tempi di annuncite, delle ospitate e del pellame Fonziano. È finito il tempo della novità. Sorride il Ragazzo d’Oro. Sorride. Guarda l’altro Matteo e sorride. “Non hai nemmeno la giacca di pelle”, sorride. In tilt i centralini delle pelletterie.

Dring. Le quattro frecce lampeggiano. Di corsa entra in auto. Il Ragazzo d’Oro si siede. Caccia dalla tasca laterale della giacca un foglio stropicciato. Ha gli occhi stanchi. Affanno. Lo apre. “Suvvia. Datemi una penna!”, esclama, restando per i seguenti due minuti a fissare i suoi collaboratori con un finto sorriso.

Challenges of 2015 Mattew!, scritto in grande al centro del foglio. A seguire un breve elenco, ancora da compilare. Mattarella presidente. Di fianco una “V”. A significare: “Fatto”. Un po’ alla Muciaccia per intenderci. Diminuire l’inflazione (di poco Mattew. Di poco). “V”. Fatto. Mandare sms di auguri a Michelle Obama (A gennaio, Mattew, gennaio!). “V”. Fatto. Fare vincere il Volo a Sanremo. “V”. Fatto.

In quelle sere sembrava di essere finiti in un varietà della Rai nel pieno della belle epoque. “Signore e Signori, subito dopo il carosello, siamo lieti di deliziarvi con le voci del trio ‘il Volo’ ”. La voce educata e soave della televisione. D’altronde, non potremo mai smettere di essere italiani. Lì ad emozionarci per 3 ragazzi nati sicuramente in provetta dal mix del seme di Villa, Modugno e Carosone.

Era dal 1990 che gli italiani non erano così Italiani. Da quando l’acuto di Facchinetti in “Uomini soli” riusciva a far spaccare i bicchieri della cristalliera. Una cristalliera italiana. Mai tanti Italiani così Italiani. Nemmeno in una manifestazione. Quelle immense folle che invadevano le piazze. Folle chiassose, italianissime, dalle quali ci si alzavano i pugni e le braccia tese.

Oggi le uniche cose che sovrastano la testa dei manifestanti sono le aste dei selfie. “Aste rette verso il cielo. Alla riscossa!”. Selfie? L’Italiano sfiduciato, scocciato, prende tutta la sua famiglia e si dirige a Roma. Solo tre giorni. Tre. A volte dovrebbero fare così un po’ tutti.

Termini. “Termine corsa del treno”. Esce. La scenografia gli ricorda un vecchio reportage su Rai 3 del sabato pomeriggio: “gita a Marrakech”. Mix di odori e culture. Pensa che, forse, non si tratta nemmeno di globalizzazione. In sintesi: indescrivibile.

Afferra il trolley con la mano destra e inizia a camminare a velocità sostenuta tra gli ostacoli. L’hotel non è molto lontano. La moglie dell’Italiano sfiduciato però sembra spaventata, vergognata. Rallenta il percorso. Con la coda dell’occhio poggia lo sguardo su quella bancarella del Suq: “Tutto un euro”. Il cartello bianco. Tutto.

Arrivano, mollano le valigie : “Mi spiace, la camera non è ancora pronta”. Italia, ore 15:00. Sole. Camminano, camminano e camminano. D’un tratto il cupolone, San Pietro. L’adolescente sfiduciato sembra scocciato. “Vedi figliolo” – sospira – “puoi essere tecnologico quanto vuoi. Tutto questo nessuno te lo può ridare indietro. La nostra storia. Figlio mio, STORIA”.

Alza lo sguardo. Si gira, quasi a danzare. “E se qualcuno, un giorno, arrivasse e distruggesse tutte queste meraviglie?”

Gira. Danza e gira. Si ferma. Un tango unico. D’un tratto l’occhio si posa sul maxi schermo. “Giubileo”, c’era scritto. Smette di danzare. Il cupolone alle spalle e pensa, sorretto dal saluto delle statue “Torni presto mi raccomando!”

Non può smettere di immaginare la scena. Preoccupato. S’immagina il combattente imbardato seduto sul treno regionale. “Stazione Roma Termini, fine corsa del treno”. Si alza. Posa il fucile. Si sgranchisce le ossa. Manda la testa a destra e a sinistra. Rilassa il collo. Senza grazia porta la mano destra sotto la cinta. Con le sole due dita della mano si aggiusta il pacco. D’un tratto si gira. Di fianco a lui la moglie. In silenzio. Completamente coperta. Completamente muta. Senza identità. “Amò” – esclama il combattente – “Semo arivati a Rroma!”. Lei non risponde. Lo segue. Non ha scelta. Coloro che hanno scelto diversamente sono state ritrovate senza anima. 10.000 euro, il costo. Quelle che sono ritornate hanno perso quello che di più caro la donna possa avere, oltre che la dignità.

8 marzo. Di ritorno nell’hotel, donne che ricordavano la serata appena trascorsa : “Il ragazzo dello streap niente di che, eh!”, “Poteva essere mio figlio guarda!”, qualcuno da dietro alludeva. Così, tacchi in mano, per le vie deserte della città.

Deserto. Non di sabbia. L’italiano sfiduciato entra nel letto. Dà un bacio alla moglie, sulla fronte. Auguri, le sussurra dolcemente. Auguri.

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Casertano di nascita, francese d'adozione. Nato nell'aprile 1991. Per anni ha inseguito il sogno di diventare musicista, per poi capire che, forse, era meglio iscriversi alla facoltà di Scienze Politiche. Nel 2014 studia un anno presso Sciences Po Toulouse, dove ha conseguito il certificato di studi politici. Ha seguito, nel team organizzazione e comunicazione, alcune campagne elettorali tra cui le municipali francesi 2014. Appassionato di musica, soprattutto jazz e comunicazione, quella politica. Ama viaggiare, l'arte e lo sport. Scrive per varie testate online, occupandosi di fatti di politica italiana e sopratutto estera. È autore del romanzo "Solo tre giorni", disponibile in vendita su iTunes e Amazon.

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