L’episodio descritto nella Genesi è teologicamente tra i più importanti e noti. Secondo la parabola biblica all’epoca gli uomini parlavano la medesima lingua finché, un giorno, decisero di costruire, a Babele, una torre che li conducesse all’onnipotenza di Dio il quale, profondamente vilipeso, creò volutamente scompiglio tra le genti affidando loro un dono travestito da castigo, differenti vocabolari che si intrecciavano ad incomprensibili neologismi accentati di triste malinconia.

Una malinconia, però, che talvolta genera sogni: la diversità che sfocia in una fucina di personaggi memorabili, come quelli di Fellini, quelli che tutto il Mondo conosce, quelli risparmiati dal misero doppiaggio hollywoodiano e impregnati delle cadenze di un’Italia viva e fiera.

Il cinema di Federico Fellini ha la sicurezza dello svolgersi degli eventi, senza alcuna traccia di dubbio o esitazione; il cinema di Fellini sembra controllare la vita dall’alto come un deus ex machina, come il Dio che, dalla torre di Babele, osserva i suoi attori muoversi all’unisono, colori perfetti del suo quadro, l’ennesimo da esporre nella galleria della cosiddetta ‘’settima arte’’.

Federico Fellini è considerato uno dei maggiori registi di tutti i tempi. L’Oscar al miglior film straniero, conferitogli ben quattro volte per i film ’La Strada’’, ‘’Le notti di Cabiria’’, ‘’8 e mezzo’’ e ‘’Amarcord’’, è stato solo il preludio a quello datogli alla carriera nel 1993.

Definiva se stesso “un artigiano che non ha nulla da dire, ma sa come dirlo”. Ha lasciato opere indimenticabili, ricche di satira e caratterizzate da uno stile onirico e visionario. Il plot, apparentemente confuso e sconclusionato, metteva in risalto l’intolleranza psicologica dei protagonisti scrutando, dietro ogni dialogo, l’autentica evasione da una realtà banale.

Il suo inconsueto approccio alla macchina da presa nascondeva una mistica ritualità, una sacralità intrisa della ricercata oculatezza nella cura dei particolari, quella raffinatezza che attenua i disagi quotidiani e ti getta dall’ultimo piano di una torre in una Fontana di Trevi stracolma d’amore e sensualità, la passione che plasma il tuo amaro destino in una “Dolce Vita.

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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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