«Nessun uccello vola appena nato, ma arriva il momento in cui il richiamo dellaria è più forte della paura di cadere e allora la vita gli insegna a spiegare le ali»

(Luis Sepúlveda)

Ciao, sono PeppinHo, o almeno così dicono: PeppinHo con l’Acca.

Sono nato da poco, questo mondo non sembrava male: ero al caldo, rannicchiato e tranquillo, la mia mamma si occupava di me e una sera, un istinto che non ho saputo controllare, mi ha fatto fare un salto.

Io non lo sapevo, credetemi, ero totalmente inconsapevole: mi sono improvvisamente trovato in un posto meno morbido della mia casa calda, c’erano tante “cose gialle” che pare si chiamino luci, ero immobile, spaventato, non potevo muovermi e, a pensarci bene, nemmeno il mio pigiamino di piume era completo. Era come avessi dimenticato la maglietta: dal collo in giù sembravo nudo. Che vergogna! E che paura.

È comparso in quel momento un essere gigante, avrebbe potuto farmi a pezzetti in un momento, però non era quello che sembrava, per mia fortuna: questo mondo doveva essere proprio buono.

L’energumeno si è piegato su di me e ha detto: “Ciao fratellino”, mi ha fatto lievitare alla sua altezza ed ha iniziato a muoversi fino a che non ha raggiunto un altro gigante, o meglio, una gigantessa: l’ha chiamata mamma.

Se io ero il suo fratellino, era quella la nostra mamma? Ma io la mia non l’avevo percepita così immensa… e soprattutto, dov’erano finite le sue piume? Mi ha preso lei, non mi ha fatto male neanche un po’, mi ha poggiato con garbo in un posto che assomigliava tanto al nido da cui forse ero caduto ed obiettivamente era strana.

Decisamente non parlava la mia lingua, però quando pigolando io cercavo di dire che avevo fame, puntuale lei arrivava con il cibo e le goccine di acqua: lasciava che quell’istinto che mi faceva saltellare non trovasse ostacoli, ma avevo capito che aveva fatto in modo io non fossi in pericolo. Confesso, ero imbranato!

Ogni giorno la mia mamma gigante e i miei fratelli immensi mi facevano fare una cosa che chiamavano esercizio di volo. Mamma mi teneva sul suo dito, andavamo in cucina e mi divertivo un sacco. Mi spingeva un pochino in alto ed io così potevo andare da una parte all’altra usando le ali, anche se per i primi giorni assomigliavo più a un paracadute che ad un passero.

Ah, sono un passero, lo avevate capito?

E, nonostante molti giganti pensino che noi siamo un po’ scemi, sono un passero fortunato perché anche la mia mamma pennuta è passata ogni giorno a casa della mia nuova famiglia per aiutare mamma enorme a nutrirmi: con l’aiuto di tutte e due, il mio istinto ha fatto presto a fortificarsi.

Stamattina ho preso coraggio, sono riuscito a lasciare la mia “ciotola/nido” e ho spiccato il volo: mamma gigante se n’è accorta presto, perché non ha sentito il concerto dell’alba fra me e mamma pennuta… l’ho vista dai rami della siepe di oleandri: era felice, mi aveva salvato e io avevo potuto andare incontro al mio destino. Una cosa, però, non ho capito: aveva una goccia di rugiada che le scivolava sul viso e luccicava contro il sole delle prime luci del mattino… non sapevo anche i giganti avessero a che fare con la rugiada.

Stai a vedere che si tratta di qualcosa d’altro… e vista da lì, pareva assomigliarmi: aveva l’aria di qualcuno a cui stava cedendo il ramo sotto le zampe, ma non c’era paura. Mi guardava e, in qualche modo, prendeva forza dalla fiducia nelle mie ali.

Vado, canto e ringrazio: il mondo è un bellissimo mistero ed io sono sopravvissuto.

Sono io, così: sono PeppHino, il passero canterino.


FontePhotocredits: Myriam Arsedea Massarelli
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Sono una frase, un verso, più raramente una cifra, che letta al contrario mantiene inalterato il suo significato. Un palindromo. Un’acca, quella che fondamentalmente è muta, si fa i fatti suoi, ma ha questa strana caratteristica di cambiare il suono alle parole; il fatto che ci sia o meno, a volte fa la differenza e quindi bisogna imparare ad usarla. Mi presento: Myriam Acca Massarelli, laureata in scienze religiose, insegnante di religione cattolica, pugliese trapiantata da pochissimo nel più profondo nord, quello da cui anche Aosta è distante, ma verso sud. In cammino, alla ricerca, non sempre serenamente, più spesso ardentemente. Assetata, ogni tanto in sosta, osservatrice deformata, incapace di dare nulla per scontato, intollerante alle regole, da sempre esausta delle formule. Non possiedo verità, non dico bugie ed ho un’idea di fondo: nonostante tutto, sempre, può valerne la pena. Ed in quel percorso, in cui il viaggio vale un milione di volte più della meta ed in cui il traguardo non è mai un luogo, talvolta, ho imparato, conviene fidarsi ed affidarsi.

2 COMMENTI

  1. Ed è con le braccia spalancate che accolgo la Sua attenzione. In effetti, questo piccolo grande emisfero cela immense sorprese, solitamente negli esseri più minuti, gli “ultimi”. Di contro, gli esseri più “religiosi” che conosco non sono religiosi… e da loro, io imparo. Vi riconosco come un dono. Grazie

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