I LIBRI VIVENTI DEL CPIA – OTTAVO EPISODIO

Lo spazio offerto per la narrazione dal nostro progetto Biblioteca dei Libri viventi  è ampio e raccoglie al suo interno anche testimonianze di vita vissuta molto tempo fa. Ricordare gli anni della propria infanzia è pari ad aver memoria di ciò che siamo oggi, di come siamo stati scolpiti, elaborati, modificati dagli eventi e dalle persone che abbiamo conosciuto e frequentato, in modo particolare dai nostri genitori. La figura paterna è basilare al pari di quella materna: per parlare del padre, infatti, occorre specificare che all’atto biologico deve affiancarsi un atto di adozione della vita del figlio, occorre un gesto simbolico di da parte del padre. Il dono della paternità è il dono di una responsabilità illimitata, senza diritto di proprietà sul figlio.

Il padre è il simbolo della legge, non certo intesa nel senso giuridico, bensì una legge non scritta a fondamento di tutte le forme di vita comunitaria: non è possibile immaginare di poter fare tutto, di possedere tutto, occorre l’esistenza di un limite. Ebbene la funzione del padre è quella di portare nel cuore dei figli che non tutto è possibile, che ci sono limiti. ll padre è il volto umano della legge e in quanto tale non deve controllare tutto, perché ospita il perdono e sa fare delle eccezioni. Oggi è il tempo nel quale la figura paterna è sempre più evanescente, evaporata: non sono più i padri a guidare i bambini, ma il contrario, i padri tendono ad assomigliare ai figli; le leggi familiari tendono ad adattarsi ai capricci dei figli ed i padri hanno paura di non essere sufficientemente amati dai loro figli.

ll padre è il testimone e la sua testimonianza viene data attraverso la sua vita: il padre non deve spiegare il senso della vita, ma deve mostrare attraverso la sua che la vita, con i dovuti limiti, può avere un senso, animando così la vita del figlio con la speranza – la parola del padre protegge la vita del figlio. La sua testimonianza accade in silenzio e non ha effetti immediati: ha bisogno, come per una semina, di tempo per dare i suoi frutti, infatti l’eredità di un padre è costituita dai valori che è riuscito a tramandare al proprio figlio.

Il racconto di Lucia fa luce su quanto suo padre sia riuscito a testimoniare con la sua vita sia i limiti da non oltrepassare sia la speranza nel futuro.

IL SUPER-PAPÀ DI LUCIA – 06/04/2020

Ciao, sono Lucia, una signora di quasi sessant’anni. Vi volevo raccontare un po’ di me e soprattutto del mio super eroe, il mio papà. I miei genitori si sono sposati giovani e molto innamorati. Dopo un po’ sono nata io e tutto andava bene. Quando io avevo circa un anno e mezzo, in un giorno di lavoro come tanti, il mio papà, che lavorava in una ditta di marmo, ebbe un brutto incidente: per negligenza di un suo collega perse un braccio. Io per fortuna ero piccolina e non mi sono resa conto del dramma. Mio padre stette ricoverato in ospedale due anni, allora funzionava così. Grazie alla mia mamma, che affrontò tutto come una guerriera, sono stata una bambina serena e io ho visto sempre il mio papà normale come tutti i papà. I miei genitori, nel loro piccolo, non mi hanno fatto mai mancare niente. Mio padre riprese a lavorare, mia mamma casalinga che faceva di tutto in casa persino le caramelle di zucchero. Mentre la vita scorreva felice e nel frattempo nascevano anche i miei fratelli, in un giorno d’inverno, io ero poco più di una bambina, mio padre, che nel frattempo faceva il lavoro di ambulante assieme ad un mio zio, ebbe un altro bruttissimo incidente – all’epoca ne parlarono persino al telegiornale. Rimasero sepolti sotto la neve e solo grazie ad un angelo riuscirono a salvarsi. Fu terribile, vide la morte in faccia per la seconda volta. Fu un periodo bruttissimo per lui anche di depressione, ma grazie all’amore di mia madre riuscì ad uscirne per la seconda volta. Io ho visto i miei genitori molto innamorati, ed è per questo che ho voluto una famiglia mia, fondata sull’amore. Ora per loro sono sessantacinque anni di matrimonio sempre uniti. Io considero il mio papà il mio eroe. Lui è la mia forza, il mio braccio destro in tutto quel che faccio ancora oggi. Grazie Papà.

Tua Lucia


Fontepixabay.com
Articolo precedenteAscoltare il doppio, parlare la metà
Articolo successivoSE TUTTE LE STELLE VENISSERO GIÙ
Sono nata a Bari, dove ho studiato con grande passione Lettere moderne con orientamento storico-artistico; durante il mio lungo precariato nella scuola pubblica, ho approfondito le tematiche relative all’intercultura ed alla mediazione linguistico-culturale. Ho insegnato in tutti gli ordini e gradi di scuola, nei corsi per adulti immigrati e, finalmente, dal 2015 svolgo il mio servizio di docente di Lettere presso il CPIA BAT – Centro Provinciale Istruzione Adulti. Amo scrivere, dipingere, viaggiare.