Un libro “paradossale” e 3 astrofisici su Facebook per innamorarsi della Terra e dell’Astronomia

Cosa succederebbe se la terra fosse un cubo o una ciambella? E se sparissero gli oceani e il sole? Ce lo spiega il sorprendente libro “Se tutte le stelle venissero giù”, scritto dai 3 astrofisici già autori della Pagina Facebook “Chi ha paura del Buio?”. E Matteo Miluzio dà qualche gustosa anticipazione ai lettori di Odysseo

Cosa succederebbe se la Terra smettesse di girare e mostrasse al sole sempre la stessa faccia? E se fosse un cubo o una ciambella anziché uno sferoide? E se dalla sua superficie sparissero tutti gli oceani? Cosa accadrebbe poi se venissimo colpiti da un asteroide di 100 metri o di 1 chilometro? E se un giorno il sole svanisse o qualcuno volesse tentare di spegnerlo con una gigantesca secchiata d’acqua? (Spoiler: sarebbe una pessima idea). E se la nostra galassia si scontrasse con quella di Andromeda? (Altro spoiler: accadrà). E se tutte le stelle del nostro cielo esplodessero contemporaneamente?

Sono solo alcuni dei paradossi affascinanti, irriverenti e a tratti decisamente inquietanti descritti nel godibilissimo libro “Se tutte le stelle venissero giù”, edito da Rizzoli, giunto in pochi mesi alla sua quinta ristampa e primo nelle classifiche dei libri più venduti nella sezione Astronomia. Gli scrittori sono i tre giovani astrofisici Matteo Miluzio, Filippo Bonaventura, Lorenzo Colombo, già conosciuti dagli utenti social come autori della pagina di divulgazione “Chi ha paura del Buio?”. Odysseo ne ha parlato con uno di loro, Matteo, 38 anni, piemontese, Dottorato in Astronomia all’Università di Padova, un’esperienza all’Istituto di Astrofisica delle Canarie, e oggi astrofisico a Madrid, per la missione spaziale Euclid dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA).

22 intriganti paradossi per educare all’equilibrio del Cosmo.  Preparatevi perché leggere questo libro sorprendente e accessibile veramente a tutti – dai 15enni in su – è come farsi un giro di qualche ora sulle montagne russe, visto che nello spazio di ogni singola pagina corri dall’inquietudine, al sorriso, alla sorpresa e al sollievo quasi alla velocità della luce (è una metafora, visto il tema meglio specificare), e il fatto che nel frattempo fai anche un breve ripasso delle lezioni di fisica e scienze della terra è un plus, così come il tornare bambini e ricominciare a sognare di fare gli astronauti. Tutto questo grazie ad un uso originale e sapiente dei paradossi e della casistica dell’(im)possibile: “Chiedersi ‘cosa succederebbe se’ è un modo divertente per giocare con la scienza, visto che fare domande, elaborare delle ipotesi e sperimentare per confermarle o smentirle, è il fulcro del metodo scientifico, ma è pure parte integrante del nostro essere umani, perché è questo alla fine che ci distingue dagli altri esseri viventi senzienti, la consapevolezza di essere parte dell’universo e riflettere su di esso”, spiega l’astrofisico. Il viaggio inizia dal nostro pianeta e si allarga al cosmo, ma non tralascia mai di descrivere in modo irriverente (spesso sadico) i vari modi più o meno spettacolari in cui la vita potrebbe essere spazzata via, come nel capitolo in cui i tre immaginano che la terra sia un disco piatto, un cubo e persino una ciambella, anziché uno sferoide: “In un’epoca in cui l’idea della Terra piatta è di moda più che nel Medioevo, non potevamo esimerci, e vi posso anticipare che una di queste forme è persino ammessa dalle leggi della fisica, e no, non è il disco.- Precisa –Ha sorpreso anche noi scoprire  quanto sia facile descrivere scenari apocalittici in cui la nostra esistenza o quella dell’universo sarebbe impossibile”. Come quando ci descrivono nei dettagli cosa accadrebbe se la Terra smettesse improvvisamente di girare e non per rovinare la sorpresa ma faremmo tutti una bruttissima fine – o quando ci rivelano cosa ci accadrebbe se si schiantassero asteroidi delle più varie dimensioni, dai meteoridi agli “ammazza-stati” fino ai “costruttori-di-pianeti”,  in effetti non c’è capitolo del libro in cui l’umanità non muore all’istante e malissimo o non inizia nemmeno ad esistere, “sai com’è, l’universo è pieno di insidie!– ride – Ma potete stare tranquilli, gli scenari che proponiamo sono di fantasia e quasi nessuna delle situazioni[sottolineerei il quasi] ha una probabilità concreta di verificarsi, anche se le conseguenze descritte sono rigorosamente basate sulle attuali conoscenze in ambito fisico, astronomico e cosmologico”.  Quello che emerge sin da subito, è quanto tutto sia intimamente connesso, e  cambiando un solo aspetto del quadro generale, lo stravolgimento è irreversibile: “i paradossi ci consentivano di usare l’ironia e la leggerezza, ma attraverso il sorriso volevamo far toccare con mano ai lettori l’equilibrio estremamente delicato che ci consente di esistere e vivere questo pianeta, e quindi dare loro la consapevolezza di quanto sia fondamentale fare tutto ciò che è in nostro potere per preservarlo” – rivela ancora Matteo.

La pagina ’Chi ha paura del Buio?’contro la disinformazione “astronomica”-  Matteo, Filippo e Lorenzo prima del libro erano già delle star sui social. Migliaia di contenuti gratuiti, scientificamente rigorosi veicolati di volta in volta in modo ironico, poetico o serio – ma mai banale o astruso – che riflettono le differenti personalità del trio, esempi e parallelismi estratti dal quotidiano, dalla cultura pop e persino da Dante, sono gli ingredienti che hanno decretato il successo della pagina social “Chi ha paura del Buio?”,che ormai conta 350.000 affezionati follower tra Facebook, Youtube e Instagram, di cui la maggioranza è nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni, la stessa degli autori.  Probabilmente resterà nella storia dei media, la stoica e avvincente diretta Facebook di 7 ore di qualche settimana fa, con cui i 3 astrofisici hanno tenuto incollati migliaia di “spettatori” di tutte le età in occasione del primo test di lancio di Starship, il razzo di Elon Musk che ci riporterà presto sulla Luna.

Giovani, brillanti, impegnati e hanno anche carriere prestigiose, eppure continuano la divulgazione gratuita con costanza e dedizione, “per passione soprattutto, senza quella non sarebbe durata otto anni, ma prima ancora come forma di impegno civile, perché in un’epoca dominata dalla post-verità, dalle bufale, dal negazionismo nei confronti della scienza e del cambiamento climatico, impegnarsi per combattere la disinformazione è prima di tutto un dovere”, spiega l’astrofisico.

Diffidate delle imitazioni!Un impegno che ha portato i tre a partecipare a festival scientifici e conferenze, nonché alla trasmissione televisiva di Daniele Bossari, trasmessa su Italia1 nel 2018 che dalla pagina ha preso in prestito il nome, e in ultimo la richiesta da parte della Rizzoli che ha prodotto la loro prima fatica letteraria. Il successo del loro progetto ha portato anche al fiorire di decine di pagine social simili o vere e proprie imitazioni, che però rischiano di riproporre il problema di bufale e truffe: “Da un lato ci sentiamo lusingati e felici, perché vuol dire che facciamo un buon lavoro e che l’astronomia appassiona e fa sognare ancora tantissime persone, ma dall’altro siamo preoccupati. Sono poche le pagine su questo tema tenute da esperti, molte sono dilettantesche, per non dire cialtronesche, e certi errori sono grossolani, per tacere del fatto che taluni copiano e incollano i nostri contenuti gratuiti spacciandoli per propri, tentando pure di usarli a fini di lucro. Quest’ultimo è un fenomeno difficilissimo da arginare ma è un problema che dovremo inevitabilmente affrontare”.

E per il 2021?  “Stiamo scrivendo un nuovo libro, progettando un podcast e ovviamente il nostro sito internet, e anche tanto altro, attualmente non posso entrare nei dettagli, ma prometto che sarete prontamente informati. Poi sicuramente continueremo con le dirette e i post sui canali social e riprenderemo a girare l’Italia con i nostri ‘spettacoli’ divulgativi e le conferenze sul cambiamento climatico”.Ma una puntatina in Puglia no? “Era in programma una serata in Salento ad ottobre scorso, purtroppo annullata a causa della pandemia, speriamo però di recuperare presto. Se ci invitate, certo verremmo molto volentieri anche ad Andria, mi piacerebbe visitare il Castel del Monte che finora ho studiato solo sui manuali di Storia dell’Arte e so che ha riferimenti astronomici molto interessanti”. E noi li invitiamo, no?


Articolo precedenteIL SUPER-PAPÀ DI LUCIA
Articolo successivoSolitudine, deserto e ignavia…
Valeria Carbonebasile
Nata ad Andria dove è tornata 6 anni fa, per un periodo ha vissuto e lavorato a Bari, Roma e New York. Giornalista pubblicista, specializzata in spin doctoring e crisis communication, ha iniziato la sua carriera nella filiale romana dell’agenzia di pubbliche relazioni americana Ketchum, dopo aver lavorato come addetta stampa alla Missione Permanente d’Italia alle Nazioni Unite a NYC, come apprendista giornalista nell’americana Associated Press e al desk esteri di Skytg24. Oggi offre consulenza in strategie di comunicazione, PR e ufficio stampa ad aziende, associazioni e istituzioni. Innamorata della pittura e della speleologia, dirige il notiziario speleologico “La Scintilena” e scrive per vari giornali. Unico talento (di cui va orgogliosissima): raccontare il talento di chi può cambiare il mondo e ha il coraggio di provarci, “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.