Un Pif da Paradiso…

”Ma ce l’hai con me?” È questo il dilemma che tormenta  Paolo Federici (Pif), protagonista del film “Momenti di trascurabile felicità”, diretto da Daniele Lucchetti e tratto dall’omonimo romanzo di Francesco Piccolo. La domanda, non sempre esplicitamente retorica, fa il verso al tono minatorio di “Taxi Driver”, solo che qui non c’è uno specchio a riflettere i pensieri di Robert De Niro, ma Agata (Thony), moglie di Paolo.

Dopo i successi de ”La mafia uccide solo d’estate” e ”In guerra per amore”, Pif, al secolo Pierfrancesco Diliberto, sveste i panni da regista per indossare quelli di un papà imbranato, un uomo, solo apparentemente, integerrimo, un palermitano con la nuvoletta fantozziana nel suo destino. Ma il Fato, stavolta, gioca un brutto scherzo, e la smania di infrangere le regole porta Paolo ad attraversare col rosso, finendo travolto da un tir.

In Paradiso, Paolo incontra un impiegato (Renato Carpentieri) che gli spiega che, a causa di un disguido burocratico, dovrà tornare nel mondo terreno per risolvere le ultime questioni in sospeso, avendo a disposizione solo un’ora e trentadue minuti.

Le vicende, da questo punto in poi, si susseguono in maniera rapida e illogica, in uno scenario palermitano che fa da sfondo ad un teatro dell’assurdo beckettiano. Paolo vuole ottimizzare ogni istante di vita che gli resta, per questo rinuncia persino alla partita che riporterebbe il Palermo in Serie A.

Si riscopre padre amorevole di fronte all’indifferenza dei figli, marito presente, reo NON confesso di tradimenti perpetrati a dispetto di un’esistenza grama senza picchi di entusiastica gloria. La noia, leitmotiv della penna di Sartre, cementifica la pellicola in una statica emozione il cui unico slancio è rappresentato dal peso di corna ricevute e mai comprese in toto.

Il finale, come al solito, è catartico e intende sciorinare una redenzione che, sua sponte, il pubblico già concede ai protagonisti, lo slow mood degli eventi incarna il benaltrismo di una seconda possibilità offerta a chiunque si fermi a meditare sui propri errori.


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Miky Di Corato
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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