I consigli di Sheryl Sandberg nel suo libro Facciamoci avanti

Ben quattro ondate di femminismo (di cui vi ho raccontato in Femminismo, maschilismo o egualitarismo? Quando la lingua inganna). Manifestazioni, urla, seni scoperti. Vittime, lacrime, sangue. Frasi scritte. Sui muri, sui cartelli, sulle bacheche social sui diari segreti sui compiti in classe di italiano, e perfino qui su Odysseo. Frasi dette. In un’aula di scuola, in mezzo a una piazza, in parlamento, alla sede dell’ONU. Più di cento anni di rivoluzione.

Oggi, in Italia e in molti Stati del mondo, le donne vivono una condizione decisamente migliore rispetto al passato.

Abbiamo superato i tempi in cui le nostre nonne si sentivano lusingate se paragonate a un cervello maschile, e siamo decisamente in vantaggio rispetto alle nostre contemporanee “meno fortunate”: donne di Stati come il Sudan o l’Afghanistan non hanno accesso all’istruzione, sono coinvolte nel mercato del sesso (che conta circa quattro milioni e mezzo di vittime), considerate proprietà dei loro mariti, buttate fuori casa se vittime di violenza sessuale, o imprigionate, perché considerate colpevoli di aver commesso un “crimine morale”.

La consapevolezza che potrebbe andarci peggio non dovrebbe però impedirci di provare a migliorare la situazione. La nostra rivoluzione non si è ancora compiuta, ad oggi sono ancora gli uomini a governare il mondo.

I dati parlano chiaro: dei 195 Stati indipendenti del mondo, solo 17 sono guidati da donne. Globalmente, le donne detengono solo il 20% dei seggi in parlamento.

Nel mondo delle aziende, poi, le donne occupano solo il 4% dei cinquecento nomi nella classifica “Fortune” dei migliori amministratori delegati. In Italia, meno del 5% delle posizioni dirigenziali e il 6% dei posti nei consigli di amministrazione.

Il climax discendente del progresso raggiunge il culmine nell’ambito degli stipendi. Negli USA, nel 1970 le donne erano pagate mediamente cinquantanove centesimi rispetto a ogni dollaro di stipendio maschile. Dopo numerose proteste, si era arrivati nel 2010 a settantasette centesimi rispetto al dollaro guadagnato dagli uomini. L’attivista Marlo Thomas, all’Equal Pay Day del 2011, ebbe a commentare: “In quarant’anni diciotto centesimi. Una confezione da dodici di uova è aumentata dieci volte tanto.”

Le suffragette del 1913 non volevano questo.

Nonostante i timidi progressi degli ultimi decenni, nessuna delle cifre riportate è uguale al cinquanta percento.

Parità non fa ancora rima con normalità. Parliamo di una rivoluzione femminista, ma rimaniamo sospesi tra la consistenza delle parole e la precarietà dei pensieri su cui si ergono.

Dobbiamo lottare di più.

I pregiudizi profondamente radicati in ogni cultura hanno la necessità di un filtro sociale che impedisca il loro fluire nelle convinzioni delle generazioni più giovani.

Nel suo libro Facciamoci avanti, Sheryl Sandberg individua della propaganda sessista persino nella pubblicità di alcune t-shirt per bambini prodotte tempo fa dall’azienda americana Gymboree. Quelle per le bambine riportavano “Bella come la mamma”, quelle per i bambini “Intelligente come il papà”.

Conoscere il nemico è il primo passo per sconfiggerlo. In questo caso il nemico si chiama glass ceiling, letteralmente “soffitto di vetro”, a indicare la barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere ruoli di alto profilo. Non è un caso se, statisticamente, noi donne conseguiamo più diplomi e più lauree, con risultati mediamente migliori dei nostri compagni uomini, ma questi numeri si polverizzano a mano a mano che si indaga sulla presenza di donne ai vertici delle posizioni dirigenziali in ogni ambito.

L’autrice di Facciamoci avanti, oltre a un’accurata analisi del fenomeno del glass ceiling, riporta nel suo libro tre regole che noi “rivoluzionarie” dovremmo sperimentare per frantumare il soffitto di vetro.

La prima, sit at the table. Dobbiamo prendere posto al tavolo, anche se tutte le altre sedie sono occupate da uomini. Se noi per prime non ne occupiamo una, nessuno prenderà in considerazione una voce proveniente dall’angolo della stanza.

La seconda, make your partner a real partner, cioè “Fa’ del tuo uomo un vero compagno”, un collaboratore nell’ambito della cura della casa e dei figli, attività alle quali mediamente ci dedichiamo due o tre volte di più rispetto ai nostri partner, tagliando la quantità di tempo che potremmo dedicare a far germogliare la nostra carriera.

La terza, don’t leave before you leave: “Non mollare prima del tempo, non mollare prima di aver finito il lavoro”. Sheryl Sandberg si riferisce esplicitamente al fenomeno diffuso per cui una donna tende a smettere di mettersi in gioco in ambito lavorativo, cercando promozioni e nuovi progetti, dal momento in cui le balena in mente l’idea di creare una famiglia. Così prima ancora che l’idea si concretizzi nella figura di un compagno o di un grembo rotondeggiante, ci facciamo da parte, accontentandoci del lavoro così come lo abbiamo e negandoci opportunità che potrebbero renderlo più gratificante e interessante, meno difficile da riprendere dopo il periodo della maternità.

Mi permetto di aggiungere una quarta e ultima regola per spaccare il soffitto di vetro: denounce what’s wrong. Non dobbiamo confondere il mondo come è col mondo come dovrebbe essere, scambiare una realtà sessista per normalità. Oltre al glass ceiling, il mensplaining, il gender pay gap, il cat calling, lo slut shaming, il gaslighting sono solo alcuni dei nomi in cui si materializzano i fenomeni sessisti, pregiudizio-ostacolo alla nostra rivoluzione. Ma magari su queste definizioni ci soffermeremo una prossima volta.


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