Marilyn Monroe. Caso chiuso, di Margolis e Buskin, promette di svelare la verità sulla morte della bionda più famosa al mondo

Un libro di Jay Margolis e Richard Buskin, Marilyn Monroe. Caso chiuso, edito da Newton Compton Editori, pubblicato nel 2014, promette di essere in grado di raccontare tutta la verità dietro la scomparsa di una delle attrici più amate del mondo: verità, a tal punto, cruda e drammatica da sembrare inverosimile, ma spetta a chi l’ha proposta, gli autori stessi o a chi per essi, l’onere della prova. Riassumiamo i punti salienti dopo averlo letto e precisiamo che ci è impossibile verificare le fonti che non siano quelle esclusivamente citate e documentate nel volume in questione.

Los Angeles, 4 agosto 1962, ora ipotizzata le 21.30 o 21.45, casa di Marilyn Monroe. Bobby Kennedy, fratello del Presidente degli Stati Uniti e Ministro della Giustizia, viene visto entrare accompagnato dagli agenti della polizia di Los Angeles Archie Case e James Ahern, membri della Gangster Squad segreta e sue guardie del corpo personali: sono lì per cercare il diario rosso di Marilyn in cui lei ha scritto di ogni sua relazione sessuale o incontro con i due fratelli Kennedy e altro. Ricordiamo che durante un litigio con Bobby Kennedy, Marilyn ha minacciato di indire una conferenza stampa e rendere pubblici i fatti. I Kennedy non possono permettersi un simile scandalo. Bobby pare le abbia risposto che conosceva un modo per zittirla e l’avrebbe fatto se costretto.

Marilyn, contraria a quella incursione in casa sua e ad affidare il suo diario ai tre, oppone resistenza fisica e verbale, grida, ma Case e Ahern la gettano sul letto, il diario sarebbe nascosto in camera da letto in un cassetto, mentre Bobby le preme un cuscino sul viso e suggerisce alle sue guardie del corpo di calmarla dandole qualcosa: i due hanno con sé una valigetta nera e tirano fuori delle siringhe, le riempiono di Nembutal (potente calmante) e glielo iniettano (tecnica per non lasciare tracce evidenti), dietro le ginocchia, nella vena giugulare del collo e sotto una ascella.

Ma quelle iniezioni non sortiscono l’effetto voluto, così Case e Ahern la spogliano e le fanno un clistere farmacologico di Nembutal e idrato di clorario (usato per trattare i disturbi del sonno) che l’attrice tiene in casa perché prescritti da uno dei suoi medici che l’avevano in cura: ci mettono dentro circa 17 compresse di idrato e più o meno 15 di Nembutal per farle perdere i sensi. Mailyn faceva clisteri ogni giorno e Bobby lo sapeva.

Verso le 22 di sera, subito dopo il clistere, dalla sua camera degli ospiti Marilyn fa la sua ultima telefonata, linea pubblica, all’amico Ralph Roberts. Le risponde una operatrice telefonica: Roberts non è disponibile, passerà la serata fuori. Lei riaggancia e perdi i sensi a causa dei medicinali.

Bobby, Case e Ahern non riescono a trovare il diario rosso di Marilyn: quello è il colore della copertina esterna.

Nella casa di Marilyn c’erano delle cimici, usate per intercettare le chiamate in entrata e uscita e controllarle, messe dal detective privato delle celebrità Fred Otash che, chiamato dal cognato dei Kennedy e amico di Marilyn Peter Lawford, arriverà a casa della Monroe e le farà rimuovere sul momento per evitare ulteriori scandali.

Otash e Peter, prima dell’arrivo dell’ambulanza, devono inscenare un tentato suicidio e spostano il corpo esamine dalla stanza degli ospiti: tolgono le lenzuola sporche dei liquidi evacuati dall’attrice dopo il clistere e ne mettono di pulite. Alla governante di Marilyn, signora Murray viene ordinato di fare il bucato. I due puliscono e asciugano il corpo della Monroe e lo rimettono supino sul letto, per poi posizionare i flaconi di medicinali in fila sul comodino nella stessa stanza degli ospiti.

Alle 23, orario indicativo, arrivano il paramedico del servizio ambulanze Schaefer James Hall e il suo autista Murray Liebowitz: trovano Marilyn nella stanza degli ospiti, nuda, sdraiata sul letto a faccia in giù con la testa che sporge dal bordo, ancora incosciente, senza lenzuola né coperte sotto di sé. Hall non sente odore di farmaci dalla sua bocca, per cui è impossibile che l’attrice abbia ingerito le 17 pillole di idrato di cloralio mancanti dal contenitore poggiato sul comodino. Marilyn viene trascinata dal personale dell’ambulanza in corridoio e poggiata a terra, su di una superficie dura per cercare di rianimarla. Hall inserisce il tubo di plastica del rianimatore nella gola di Marilyn che secondo il racconto del paramedico fatto a posteriori, sembra riprendersi: vuole portarla in ospedale. Prima che venga messa sulla barella arriva lo psichiatra della Monroe, aveva una relazione in corso anche con lui nonostante fosse sposato e l’avesse ospitata ai fini terapeutici a casa sua, il dottor Greenson: temeva come i Kennedy che Marilyn parlasse e Peter Lawford lo aveva convinto, raccontandogli di loro, a fare qualcosa per fermarla definitivamente. Greenson ordina a Hall di rimuovere il rianimatore che in realtà stava funzionando. Hall non può disobbedire ad un medico, lascia la che sia lo psichiatra a gestire la situazione. Secondo il racconto di Hall, Greenson prende una siringa con un ago lungo da intracardiaca già inserito dalla sua valigetta (uno psichiatra che tiene una simile siringa con sé?) e la riempie con un liquido marrone (Nembutal) da una fiala. Hall vede lo psichiatra tastare le costole per contarle, come farebbe uno che non l’ha mai fatto prima. In effetti uno psichiatra non maneggia aghi. Greenson quindi infila l’ago nel cuore di Marilyn che muore in pochi minuti. È lo stesso Greenson a dichiarare il decesso. Per anni il paramedico Hall ha creduto che le avesse iniettato nel cuore dell’adrenalina nel tentativo di salvarla.

Il diario rosso che Bobby Kennedy cercava, fu visto nelle mani della signora Murray verso le 6 o 7 del 5 agosto 1962.


Fontehttps://flic.kr/p/a3CEAW
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Damiano Landriccia
Damiano Landriccia nasce ad Andria, nel 1973. Sposato, con tre figli, vive a Trani. Ama leggere e scrivere. Ha scritto e scrive recensioni cinematografiche per il Mensile Culturale milanese “Quarto Potere” (www.quartopotere.com). Ha scritto per la rivista di moda pugliese “City View”. Ha vinto il Festival Teatrale U.A.I. – Atti Unici Italiani – di Reggio Emilia nel 2004. Gli hanno di seguito rappresentato il Testo vincitore “Il Grande Padre” a Reggio Emilia presso “Il Teatro Piccolo Orologio” sempre nel 2004. Edizioni Babila gli ha pubblicato delle poesie nel libro “Ad un passo dell’anima - dal verso all’immagine”. I testi teatrali sono pubblicati su www.dramma.it. Altri testi e poesie sono pubblicate sul sito www.ewriters.it

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