Domenica 19 maggio, ricorre il dodicesimo anniversario dell’attentato all’ingresso della “Falcone Morvillo”, l’Istituto Professionale frequentato da Melissa Bassi, 16 anni, che vi perse la vita.

Il racconto che pubblichiamo fu scritto quel medesimo giorno.

 

Io sono Melissa,

e mi piace sognare.

Io sono Melissa

E non ho fratelli né sorelle,

ma tanti amici.

Io sono Melissa,

la principessa di papà,

la regina di mamma.

Io sono Melissa

e… non vado più a scuola.

 

Ci ero andata, un’ultima volta,

puntuale come sempre.

Anzi, in anticipo.

La campanella suonava alle 8,

la bomba era programmata alle 7.55,

io sono arrivata alle 7.45,

 

… anche la bomba era in anticipo

e siam scoppiati insieme.

 

Io sono Melissa,

e ho fatto piangere l’Italia.

Sono Melissa

E sarò ricordata come il punto più basso nella storia della nostra repubblica.

Perché non è più vita, se fanno saltare in aria le scuole,

non è più Stato, se gli studenti zompano all’aria,

non siamo più niente se niente più ha valore assoluto.

 

Una volta, si racconta, che la mafia aveva un codice di onore.

Chissà se è vero.

Una volta, si dice, la mafia non toccava donne e bambini.

Li rispettava.

Ora zompano all’aria gli studenti.

Quelli che non c’entrano niente,

quelli che tutti dovrebbero tutelare,

quelli che, si sa, sono il nostro futuro.

 

Ma che futuro è, se son zompata all’aria?

 

Io sono Melissa

E ho un vuoto nel cuore.

Sono Melissa. Anzi, lo ero, ora chissà…

 

Che ne è dei miei sogni,

cosa resta di me,

in chi vivo, ora?

 

La mia carne è lacerata,

come quella di chi, per me, è dilaniato dal dolore.

Chissà quanti si vergognano, ora, di essere italiani.

Chissà quanti provano vergogna,

e magari non c’entrano niente.

 

Perché loro il loro dovere, e anche di più, l’hanno fatto.

Si sono spaccati la schiena per crescere dei figli con la schiena diritta.

A scuola, hanno perso la voce per dare voce ai diritti di tutti.

All’oratorio, sono sempre stati accanto a tutti perché nessuno fosse solo.

Nelle piazze, hanno manifestato per dare luce a chi non ha luce.

Hanno provato a educare alla legalità perché la legge fosse realmente uguale per tutti.

E oggi si sentono sconfitti. Poveretti.

Si sentono zompati all’aria pure loro. Pure loro, con me, sono saltati in aria…

 

E i partiti? I sindacati? Boh, di loro non so…

Io sono Melissa.

Sono ancora troppo giovane per capirci qualcosa di politica e sindacato.

Del resto, mi pare che anche quelli più grandi di me,

da un po’ di tempo, forse da un po’ troppo,

non ci capiscono niente pure loro.

 

Dov’era lo Stato quando io saltavo in aria?

Ho sentito parlare che la repressione non basta,

la militarizzazione del territorio non basta,

il carcere non basta.

Ma allora che basta?

Dice che bisogna prevenire, che è meglio di curare,

dice che occorre più servizio di intelligence,

ma io sono saltata in aria e con me il mio cervello: mo’ dove sta la mia intelligence?

 

Io sono Melissa e non ci capisco più niente.

Sono Melissa e non crescerò più.

Sono Melissa e non potrò più sognare il mio ragazzo,

il mio principe azzurro.

L’ultimo azzurro che ho visto è quello del cielo davanti alla mia scuola:

la “Falcone Morvillo”, la scuola antimafia che aveva vinto il concorso sulla legalità…

 

Curioso.

Ero così orgogliosa di frequentare una scuola che ricordava

il sacrificio del giudice Falcone e di sua moglie Francesca.

Anche loro sono zompati in aria.

Quattro giorni dopo di me.

Vent’anni prima di me.

Per colpa degli stessi che hanno ucciso anche me.

 

Insieme con loro, la loro scorta: Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

Gli ultimi due erano pugliesi come me.

Rocco era di Triggiano, vicino Bari.

Antonio era di Calimera.

Pure lui salentino come me.

Pure lui zompato in aria.

Chissà perché la mafia fa zompare in aria i pugliesi, i poliziotti, i magistrati e… gli studenti!

 

Quando finirà? Quando toccheremo il fondo?

O l’abbiamo già toccato e non ce ne siamo accorti,

perché l’abbiamo sfondato il fondo e mo’ stiamo nel sottofondo,

in un fondo senza fondo, dove sempre più si va a fondo…

 

Dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Mi pare che dica proprio così il terzo principio della termodinamica.

L’ho studiato a scuola.

Già, la scuola… non mi ricordo più la mia scuola.

Mi ricordo che ci stavo andando e poi, bum!!!

Devo aver perso la testa. Si sa come sono i giovani.

Sono sbadati, sempre con la testa tra le nuvole…

 

Comunque. Dice che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

E mo’?

Quale sarà la vostra reazione?

Che gli farete a quelli che ci hanno fatto saltare?

Ci, non mi hanno fatto saltare:

ci sono altri cinque miei amici, cinque compagni di scuola,

zompati con me, che lottano con la morte.

Soprattutto Veronica, la mia amica del cuore.

L’avevano data per morta. Ma l’hanno già operata.

Ora è a Lecce.

Lei ce la farà.

Ce la deve fare.

 

Ma voi che farete? Da dove ripartirete?

 

Tacete.

Abbassate la testa.

Sembra che l’abbiate persa anche voi la testa.

Sembra che siate saltati in aria con me.

 

Ma non vi potete permettere questo lusso.

Non potete mollare proprio ora.

Non potete mollarmi.

Sarebbe come uccidermi di nuovo.

 

Da voi mi aspetto una reazione.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Da voi voglio giustizia.

Da voi voglio pace.

Da voi voglio libertà.

Da voi voglio speranza.

 

Non per me. A me non serve più.

Serve a voi.

E serve a tutte le Melisse che ci sono e che verranno.

 

Serve ai giovani che non hanno lavoro e a cui voi dovete trovare un lavoro.

Serve ai giovani che si sentono soli e che voi non dovete abbandonare.

Serve ai disorientati, alla cui vita voi dovete proporre un senso.

 

…Serve alle bestie che mi hanno ucciso e che voi dovete rendere umane.

 

Ad ogni azione, una reazione uguale e contraria.

 

Voglio vederla da domani.

 

Nella case, negli oratori, nelle scuole.

 

Nei partiti, nei sindacati, nelle piazze.

 

Nelle associazioni come Libera,

che non hanno paura di guardare la mafia negli occhi

e che nella mia Mesagne, con orgoglio,

strappano terra alla mafia per darla ai giovani.

Ai giovani che non hanno paura di sporcarsi le mani con la terra

piuttosto che con la polvere bianca.

 

Voglio vedervi reagire.

Nel vangelo c’è scritto che quando il chicco muore porta frutto

e se non muore rimane da solo.

Allora io non sono più sola,

voi non potrete più lasciarmi sola.

 

Voglio che mi portiate con voi.

Voglio che parliate di me.

Voglio che ogni studente, ogni ragazzo sappia

di una ragazza che frequentava una scuola

dove ci si preparava per spendersi nei servizi sociali,

nella moda e nel turismo

e a cui piaceva tanto quello che faceva.

 

Ora lei è saltata in aria.

A terra, libri bruciati, scarpe e vetri rotti.

 

Tocca a loro, ora, portare avanti il suo sogno.

Studiare anche per lei.

Non solo turismo, moda e servizi sociali.

Ma ogni cosa e ogni cosa bene.

Perché è da loro che voglio ripartire.

Con loro e in loro che voglio rivivere.

Desidero che siano loro il mio frutto.

Il frutto che io non ho potuto dare

e che oltre la mia morte

vorrei poter continuare a dare.

 

Non sciupate la vita, amici miei.

Non buttatela via.

E non fatevela strappare.

 

Quando respirate, fatelo anche per me.

Un bel respiro fresco.

Lasciate perdere le canne.

Quelle sono morte e, ogni volta che ne comprate,

continuate ad arricchire chi mi ha messo a morte.

 

Respirate a pieni polmoni e non con una striscia di coca.

Fate che nelle vostre vene scorra sangue e non la bastarda eroina.

 

Di eroina ci sono già io, che però volevo solo vivere

e ora vorrei che voi viveste felici, anche per me.

 

Anche la sbornia, lasciatela perdere.

Per ballare, non c’è bisogno che vi sballiate.

Per bere, non serve annegare nell’alcol.

E per tornare a casa, la notte, non serve sparare l’auto a 200 all’ora.

Che fretta avete di raggiungermi?

Io sono qui e non ho fretta. Ho l’eternità per aspettarvi.

 

Voi, per favore, continuate a vivere e fatelo anche per me.

Provate a pulire il mondo dello schifo che c’è in giro.

Provate a ridisegnare una casa per tutti.

Per il pavimento, so già a chi indirizzarvi:

al mio papà, il più bravo piastrellista di Mesagne.

Il più bravo piastrellista del mondo…

Ora è dilaniato, proprio come me. Anche più di me.

Perciò gli farebbe piacere incontrare dei giovani che hanno bisogno di un papà.

Perché lui ora ha più che mai bisogno di incontrare dei figli.

 

E quando la casa sarà pronta, colorata, profumata,

allora servirà una buona padrona di casa.

Anche in questo caso, avete capite che ho un consiglio per voi:

c’è la mia mamma, che mi attendeva ogni giorno da Brindisi,

e intanto mi preparava manicaretti,

e ora non sa più chi attendere.

Andatele voi incontro.

Ditele che resterà la mia mamma per sempre.

E che voi vorreste che fosse anche la vostra mamma.

 

Mi raccomando, ragazzi. Non mi deludete.

Io sono Melissa e sono volata in cielo.

 

Sono Melissa. E la terra si sente più sola.

Sono Melissa e ho bisogno di ciascuno di voi…

Sono Melissa e non vi lascerò più soli.

Perché mai più ci sia un’altra Melissa.

(Io sono Melissa è stato scritto il 19 maggio 2012 e poi pubblicato, nel 2015, nel volume Trenta giorni in racconti brevi).


FontePhotocredits: Paolo Farina
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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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