Il contributo di Pierluigi Fagan

Sono da segnalare in questi ultimi tempi tentativi di figure  che, pure impegnate in vari campi, arrivano a cimentarsi con le più scottanti problematiche odierne e portano avanti delle ricerche che aiutano a prenderne coscienza;  si segnala, in tal senso, Pierluigi Fagan, imprenditore che da tempo sta rivolgendo i suoi interessi verso il non comune mondo della complessità, una volta fatto suo prima nel metabolizzarlo come evento di pensiero tout court e poi per averlo scelto come compagno di viaggio nelle scelte concrete da farne un potente lievito. E non a caso è uno degli animatori del Festival della Complessità che da diversi anni si tiene a Tarquinia con lo scopo primario di far prendere coscienza del fatto che “la natura, la vita, i sistemi biologici, le persone siano complessi”, come “i sistemi sociali, le città, i linguaggi, le società” con tutto il loro carico di relazioni, interdipendenze ed emergenze che ci stanno catapultando in un cambiamento d’epoca. E tutto questo engagement, rivolto all’ascolto della “qualità e della quantità dei problemi che pone l’Era complessa”, non poteva non portarlo ad un lavoro di ricognizione della ormai abbondante letteratura, concretizzatosi in un poderoso volume dall’emblematico titolo Benvenuti nell’era complessa. Mappe e strumenti del pensiero per esplorare il mondo nuovo in formazione (Reggio Emilia, Diarkos Editore 2025); e non è un caso  se uno degli elementi che caratterizzano tale volume, frutto di un personale travaglio insieme concettuale ed esistenziale anche se in esso sembra prevalere “un metodo anarchico”, come ammette nell’introduzione lo stesso autore, è il non comune afflato corale che porta in grembo nel farci sentire “intessuti assieme”, fatti della stessa ‘stoffa’, per usare un termine di Pierre Teilhard de Chardin.

Con tale risorsa si è più in grado di far fronte all’inevitabile cambiamento, di interpretarlo adeguatamente e di gestire il futuro percorso direttamente con l’esserne noi stessi gli artefici, per evitare che ‘il mondo continui a cambiare senza di noi’, a dirla con Gunther Anders riportato non a caso in modo significativo all’inizio, con la coscienza critica che ormai in qualsiasi campo  regna la complessità e l’unico modo per esserne all’altezza è quello di comportarsi come un aliante (La complessità come un aliante, 2 febbraio 2023) anche se tutto questo genera inevitabilmente difficoltà di ogni genere0; del resto, l’attenzione al futuro da parte di Fagan,  datagli in dono dal vedere e comprendere la complessità nella sua veste di imprenditore,  è un aspetto che emerge in altri precedenti lavori, apparsi in volumi collettivi, come Dopo il neoliberalismo. Indagine collettiva sul futuro (2021), Europa al bivio. Tra radici e sfide (2024) e L’era multipolare: competizione e cooperazione (2024).

Le oltre cinquecento pagine che compongono il volume non devono spaventare il lettore, ma lo aiutano, grazie ad uno stile chiaro, ad entrare nelle “questioni fondamentali di cui si compone la nostra realtà” ; essa viene scandagliata col ricorrere all’indispensabile aiuto datoci dalle diverse discipline dalla paleoantropologia alla storia, dagli studi bioevolutivi alle scienze cognitive ed ecologiche, dalla filosofia all’epistemologia e storia della scienza, dall’economia alla sociologia e alla futurologia, dalla geopolitica alle relazioni internazionali. Ed il non comune mosaico di conoscenze messo insieme da Fagan è un percorso per entrare  nel ricco “album di famiglia del pensiero complesso” che da Eraclito al recente Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi, ha partorito una strategica “mappa di concetti” per diventare a far parte integrante del nostro patrimonio cognitivo di base, finalizzato alla comprensione del processo di “transizione tra Era moderna ed Era complessa”, a dare il giusto rilievo ai “primi vagiti dell’Era complessa”.  E a tal fine primaria importanza viene attribuita al modo di pensare e di coltivare “lo sguardo complesso” che tra le altre cose viene a rompere “il monismo  dei diversi sguardi verticali” col disinfettare il nostro approccio alle cose dagli approcci unilaterali che diventano inevitabilmente normativi e pieni di furori ideologici (La complessità come disinfettante, 27 agosto 2020); si insiste, pertanto, su tale  strategico punto di partenza il ”come conosciamo le cose, secondo quali teorie, presupposti e fini, ovvero quello che chiamiamo immagine del mondo, stante che ogni nostro fare dipende da questo pensare”. Ed ogni capitolo di Benvenuti  nell’Era complessa, così, diventa un modo di fare “cultura della complessità’, di farne una continua fonte di Siloe per approdare ad avere a disposizione “un’intera immagine di mondo alternativa a quelle vigenti”; tale “esito politico” ad ampio spettro è la finalità che sorregge il percorso messo in piedi da Fagan che a più riprese  invita  a organizzarci nel mettere in essere il “dispositivo concreto necessario all’agire umano storico-sociale” per far fronte al “mondo nuovo” che sta emergendo e cambiando tutto in modo profondo e veloce.

Vivere nella complessità significa, pertanto,  sottoporsi  in modo continuo ad “ampie verifiche”, allenarsi al nuovo e  mettere in discussione ciò che si sta mettendo faticosamente in piedi, col renderci conto che le nostre scelte dipendono ancora “da attitudini basate su strati culturali distillati in altri tempi”; per questo si ritiene necessario prendere atto criticamente del “disallineamento tra complessità del mondo e bassa complessità dei nostri impianti mentali e culturali, con appresso istituzioni sociali come il mercato, la presupposta democrazia e lo Stato moderno”. Partendo da questo assunto, si è invitati a “fare assieme un bagno di realismo problematico”, che da un lato aiuta a non cadere in posizioni collassologiche (Come essere collassonauti, 6 aprile 2023 e Il collasso energetico come risultato della nostra incapacità di gestire il futuro, 24 agosto 2023) e dall’altro a renderci responsabili diretti del cambiamento; Benvenuti nell’Era complessa  si presenta, pertanto,  come un indispensabile percorso che, sulla scia di Edgar Morin, traccia delle piste per avere “una migliore conoscenza del mondo”, condizione socio-epistemica di base   per arrivare a delineare da parte di Fagan  l’impianto di quella che viene chiamata “mondologia”. Essa trova le sue radici nella geopolitica che porta in dono, e non solo sul piano politico, nella ‘cultura della complessità’ e nella “filosofia generale della complessità” lo strategico “concetto di relazione”, a base della “vera democrazia” col pieno portato di interdipendenze; essa si caratterizza per essere il frutto “dell’interrelazioni tra le parti”, e per questo  si presenta come “un sistema senza controllo centrale, autoistituente, autordinante, autofunzionante” con procedure e leggi  sempre bisognose di continue riforme, a volte radicali,  necessarie per non soccombere e per non essere vittima di ’quinte colonne’ che spesso si vengono a formare al suo interno (Come individuare le quinte colonne che minano la democrazia, 27 marzo 2025).

All’interno di tale impianto e come perno portante di qualsiasi discorso sullo sguardo complesso sul mondo, nel formulare delle “ipotesi sul domani”, non poteva mancare una riflessione sul futuro che “si presenta con una novità inedita: il limite”, tema non preso in adeguata considerazione dalle teorie politiche vigenti e dalle stesse teorie economiche; tale problematica, punto di incontro tra complessità e politica e che ancora tarda ad entrare nella coscienza collettiva, non a caso è centrale nelle riflessioni prodotte dalla letteratura sulla democrazia più matura da parte delle figure più rappresentative del pensiero complesso. E le riflessioni di Fagan vengono a situarsi, in particolar modo, sui lavori di Cornelius Castoriadis sulla democrazia radicale e di Daniel Innerarity sulla democrazia complessa che è tale nella misura in cui “si auto-organizza con continue emergenze in costante evoluzione”, in quanto si adatta meglio nel “navigare in un mare di incertezze” senza avere soluzioni in mano preconfezionate. L’invito è quello di “attualizzare i principi fondativi della democrazia reale”, di una “democrazia radicale” all’interno di una “prospettiva lunga nel tempo, da costruire per tentativi ed errori, autocorrezioni, sperimentazioni”; e dentro tale processo che è “un cammino, costruiremo le sue stesse condizioni di possibilità future e le prime forme valide nel presente”.

Ma tutto questo è possibile solo a condizione di riorganizzare le basi “del pensiero in autonomia, dandoci il nomos da noi stessi, discutendo e decidendo assieme come vogliamo ordinarci”; per organizzare tale cammino nell’agorà ormai universale, diventa così fondamentale e preliminare per Fagan la riflessione “sulle forme della nostra conoscenza”. E sulla scia di Castoriadis, si ritiene strategico combattere la frammentazione delle discipline, che è “un fattore di decadenza e anche di eteronomia” nel senso che portano a “scindere l’universo della ricerca e del pensiero in settori che non comunicano tra loro, ciascuno dei quali tende a formare il suo proprio dogmatismo e a non vedere il resto”. Certamente, come in ogni lavoro,  in Benvenuti nell’Era complessa ci sono punti discutibili,  come ad esempio il fatto che essa potrebbe finire intorno al 2050, alcune proposte di fattibilità di una società che dedichi più tempo alla cultura col ridurre quelle del lavoro, proposte che sembrano a volte naïves e pervase da un certo fervore più di natura emotiva anche perché si ha a che fare con delle poste in gioco non facilmente percepibili;  ma esso  indica, comunque, un percorso che può arricchire il lettore   col fare entrare nel proprio bagaglio culturale e politico temi e problemi che dovrebbero essere il pane quotidiano di una umanità in marcia verso una nuova identità.


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Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo nonché direttore della Collana Internazionale "Pensée des sciences", Pensa Multimedia, Lecce; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.