Vincenzo Rustico: “La sostenibilità è l’antitesi dell’egoismo e sinonimo di comunità”

Buongiorno, Vincenzo, abbiamo già avuto modo di conoscere la SEI, chi siete, come siete nati, quali le vostre radici, quale il futuro su cui vi proiettate. Ci piacerebbe oggi approfittare della tua competenza per parlare di sostenibilità.

Ciao, Paolo buongiorno, e buongiorno a chi ci legge.

Buongiorno a te, Paolo, e a chi ci legge. Colgo il tuo spunto con estremo piacere. Per approfondire il concetto di “sostenibilità”, le definizioni del vocabolario non bastano.

Mi viene quasi di  lanciarti una sfida: a mio avviso il concetto di sostenibilità ai tempi dei greci sarebbe stata una divinità, e forse tu potresti dire quale era la divinità della cose “buone e giuste” ai tempi dei greci?

È la prima volta che mi capita di trovarmi a essere intervistato mentre intervisto, ma amo le sfide: Dike, dea della giustizia e sorella di Eunomia ed Eirene è la mia prima risposta, ma citerei anche Atena e, per certi versi, persino Apollo ed Afrodite, perché presso i Greci non c’è cosa “buona e giusta” che non sia anche “bella”… Promosso?

A pieni voti, direi! Non dubitavo affatto e, anzi, ti ringrazio molto per le tue parole. In effetti, il concetto di sostenibilità sottolinea l’importanza del giusto equilibrio, dell’armonia, della saggezza e della bellezza. In altri termini: la sostenibilità non è un traguardo da raggiungere è un percorso. All’improvviso, il mondo sembra interessato da una inversione di percorso, all’improvviso, nasce la consapevolezza che le “cose buone e giuste” valgono di più delle “migliori”, perché le cose buone e giuste sono a lungo termine ed è per questo che valgono di più. È come se finalmente l’uomo all’improvviso si fosse svegliato e si fosse reso conto della sua finitudine, del suo essere mortale, un risveglio di certo accelerato dalla pandemia che stiamo attraversando. Ma c’è una immortalità che tutti possiamo raggiungere: lasciare un mondo buono e bello a chi verrà dopo di noi, un mondo sostenibile. Perché la sostenibilità non ripaga solo chi la insegue ripaga tutti, anche chi vive dall’altra parte del mondo, anche chi non è ancora nato.

Posso chiederti quanto “costa” la sostenibilità?

Ogni scelta ha i suoi costi. La soluzione migliore è quella che ripaga solo chi la insegue, chi investe. Provo a fare un esempio concreto: chi consuma energia elettrica da fonte rinnovabile fa la cosa buona e giusta, sostenibile, ma chi gode del minor inquinamento non è solo lui, è il mondo intero ed è in questo che l’essere umano lascia la sua immortalità, lascia il segno… Chi, invece, per fronteggiare i propri costi dice: “Non mi interessa l’energia prodotta da fonte rinnovabile, voglio solo il miglior prezzo”, forse risparmia qualche euro, ma si avvelena e, di sicuro, non lascerà una traccia bella del suo passaggio sulla terra…

Potremmo affermare che la sostenibilità è l’antitesi dell’egoismo e sinonimo di comunità.

Insomma: meglio una buona azione che un buon portafoglio? 

No, Paolo, non intendevo questo. Al contrario, il concetto di sostenibilità è innato in chi fa impresa e si fonda sulla convinzione che le cose buone e giuste, alla fine, ripaghino. Ecco siamo arrivati al dunque: il concetto di impresa a beneficio diffuso, su un disegno tale da lasciare il segno, facendo cose buone e giuste.

Mi chiamo Vincenzo Rustico e sono nato prima della sostenibilità, ho sempre creduto nell’impresa a beneficio diffuso, non solo a proprio esclusivo ed è questo il concetto di sostenibilità per la SEI. Sin da quando ci siamo costituiti, oltre 10 anni fa, abbiamo sempre privilegiato i contratti di telelavoro, non esisteva ancora il termine smart working, ed ancora oggi i rapporti che disciplinano la forza lavoro del gruppo sono rapporti di telelavoro, no, non è arroganza dire che siamo nati prima della sostenibilità; sì, è un postulato per la SEI.

So, per averla visitata personalmente, che anche la scelta della vostra sede va in questa direzione, avendo come priorità la ricerca del benessere per chi ci lavora.

Io preferisco parlare di “quartier generale” e, sì, lo abbiamo scelto pensando di offrire un posto “bello, buono e giusto” per chi ci lavora – fermo restando che presenza in sede è da sempre, per noi, una facoltà a disposizione dei dipendenti. Bene, quando abbiamo scelto il nostro quartier generale l’idea era quella di trovare una sede in cui le persone potessero stare meglio che in qualsiasi altro posto. Il lavoro è lavoro, ma siamo convinti che, offrendo il meglio, mettendo in atto il beneficio diffuso di quello che fai e delle tue azioni, il lavoro non rappresenta più un mero dovere, ma come un diritto di tutti e, oso dire, come un piacere. Ovvio, il lavoro richiede regole e disciplina, ed è per questo che mi piace la terminologia quartiere generale, quasi militaresco, ma non questo a mio avviso potenzia e non inficia la ricerca del benessere dei lavoratori. Ripeto: grazie al telelavoro che noi attuiamo da sempre, i nostri dipendenti non hanno il dovere di stare in sede, ma hanno il diritto di venirci per il piacere di lavorare in un posto bello, con tanto di palestra verde a loro disposizione per praticare sport in compagnia dei colleghi, con due corsi settimanali di educazione fisica, oltre a tutti i corsi possibili ed immaginabili per tutto il personale come corsi di inglese, o corsi di formazione universitaria. Insomma: il wellfare a trecentosessanta gradi, praticato prima che predicato…

E per i vostri clienti?

I clienti sono la priorità delle priorità, è naturale: se non ci fossero loro, non ci saremmo noi. Quando, nel 2018, abbiamo pensato al nostro quartiere generale abbiamo sognato una sede che potesse esprimere progetti di social impact perché anche questo fa sostenibilità. Ecco che oggi possiamo offrire un parco tematico sulle energie rinnovabili aperto a tutte le scolaresche della provincia. Il parco è composto da quattro isole tematiche, ciascuna rappresentante una forma di produzione energia da fonte rinnovabile, idroelettrico, fotovoltaico, eolico e geotermico con modelli interattivi per i bambini e i ragazzi in visita, che abbiano effetto ed insegnamento sulle nuove generazioni, educandole alla sostenibilità. Cosa si può desiderare di più se, oltre a credere nel ritorno di un beneficio diffuso, si è in grado educare le generazioni future e di attivare una comunità di buone pratiche con le altre agenzie educative del territorio?

“SEI”, siete, una miniera! C’è ancora altro che vorresti offrire ai lettori di Odysseo?

Certo che sì! A differenza di visioni centrate solo sul proprio tornaconto, la sostenibilità come concetto a beneficio diffuso non ti sazia mai. Parlavo prima di sostenibilità come sinonimo di comunità. Ora, essere vicini gli uni e gli altri attenti al beneficio degli uni e degli altri, è l’elevazione al quadrato del concetto di beneficio diffuso. In altri termini: se la sostenibilità è solo un mio fare, è un conto, se la sostenibilità è un mio e tuo fare, la stessa si eleva al quadrato

È questo che vorrei lasciare alla riflessione personale di chi ci legge: il concetto di sostenibilità, come concetto di sentirsi a casa nel proprio territorio, del piacer di fare il territorio, per il territorio, con il proprio territorio

Il mese scorso, abbiamo avuto l’onore di ospitare in visita il sindaco di Andria: è stato un vero piacere ascoltare le parole dell’avv. Giovanna Bruno, proprio in termini di comunità e sostenibilità. È stato un grande incentivo per i progetti che vorremmo diffondere nel nostro Comune: energia verde, parco tematico, colonnine per auto elettriche, mobilità alternativa…

Vogliamo fare questo sapendo già per certo che i ritorni saranno diffusi e saranno per tutti, e non solo considerando il ritorno in termini economici, vogliamo dare e fare vedere l’impronta della sostenibilità nella nostra città. Basta sentire parlare di Andria solo per cattive notizie, per notizie “né buone né giuste”.


FonteIn copertina: Corporate Fit - particolare della "Palestra Verde SEI" negli spazi esterni della sede.
Articolo precedentePagine, pagelle e pace
Articolo successivoL’OMBELICO
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

LASCIA UNA RISPOSTA

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.