Non capita tutti i giorni di trovarsi ad essere testimoni oculari della ricognizione ufficiale di una reliquia così preziosa come quella della Sacra Spina di Andria.

Dell’evento atteso per il 25 marzo abbiamo già scritto. Oggi, invece, sabato 13 febbraio, nel salone di rappresentanza dell’episcopio di Andria, alla presenza di testimoni qualificati, c’è stata l’osservazione dell’attuale status della reliquia.

Al cospetto di sua Ecc.za mons. Raffaele Calabro, Amministratore Apostolico della diocesi di Andria, si è infatti riunita la Commissione Speciale della Sacra Spina, presieduta da mons. Gianni Massaro, con la partecipazione dei canonici del Capitolo Cattedrale, dei componenti della Commissione Pastorale per la Sacra Spina e dei componenti della Commissione Medico Scientifica, presieduta dall’ematologo dott. Antonio Riezzo.

Anche mons. Luigi Mansi, vescovo eletto di Andria, e mons. Luigi Renna, Vescovo di Cerignola-Ascoli Satriano, hanno accolto l’invito di mons. Calabro a condividere un momento così intenso e significativo per la comunità diocesana e per la Chiesa tutta. Si è trattato, infatti, di un evento che ha evidentemente toccato più tasti: quello della fede, per forza di cose, quello della scienza, data la presenza degli esperti, quello del rigore formale assicurato dalla presenza di un notaio e di altri testimoni qualificati, ma anche quello dell’emozione viva che si indovinava sui volti e nelle espressioni dei presenti.

Sotto lo sguardo vigile del notaio Paolo Porziotta, mons. Gianni Massaro e mons. Gianni Agresti, presidente del Capitolo Cattedrale, hanno mostrato a tutti gli astanti i tre sigilli in ceralacca apposti nel 2005 e situati sotto la base in argento su cui è fissata la teca di vetro che custodisce la Sacra Spina. Solo dopo che ciascuno dei presenti ha potuto prendere atto dell’integrità dei sigilli, gli stessi sono stati rimossi così da consentire l’osservazione della Sacra Spina direttamente, in modo ravvicinato e senza i riflessi prodotti dal parete di vetro.

Servendosi di una lente di ingrandimento, l’esame visivo è stato eseguito prima dai Vescovi, poi dai medici, quindi, ad uno ad uno, da tutti i componenti del Capitolo e della Commissione Speciale della Sacra Spina. L’intera ricognizione è stata contestualmente messa a verbale dal notaio Porziotta, coadiuvato dalla segretaria della Commissione, la dott.ssa Silvana Campanile.

https://youtu.be/J5TRDQ7tIio

Alcune note tecniche. Il salone era illuminato da luce naturale, che entrava dalle finestre, e da luce elettrica artificiale, diffusa dal lampadario; ciascun testimone oculare sì è potuto anche servire di una piccola torcia elettrica. E basta. Come ha precisato il dott. Riezzo, non si è voluto far ricorso a luci ad alta intensità nel timore di danneggiare, col calore prodotto dalle lampade, la preziosa reliquia.

Nell’occasione, è stata anche ribadita l’unanime scelta di tutti i componenti della Commissione Speciale di evitare di mettere in atto tecniche invasive di analisi della reliquia (come, per esempio, quella al carbonio C14). Tecniche non invasive per lo studio della Sacra Spina, come l’uso della lampada di Wood o la tecnica di Raman, potrebbero essere usate in momenti diversi rispetto a quelli interessati dal possibile prodigio del 2016. Tali scelte sono state messe in atto per ragioni tecniche, sempre per la ferma volontà di non compromettere l’integrità della Sacra Spina, ma anche pastorali: perché, come in diverse occasioni ha sottolineato mons. Raffaele Calabro, se prodigio ci sarà, questo sarà osservabile dagli occhi di tutti i fedeli e non solo grazie a strumenti riservati solo a pochi esperti.

Una nota singolare. Rimossa la teca di vetro, gli artigiani di “Barra Quattro”, i sigg. Antonio Barchetta e Antonio Lorusso, hanno colto l’opportunità di fissare la base malferma di uno dei due angioletti in argento che sono al lato della Sacra Spina. Si è trattata di un’occasione più unica che rara, al termine della quale, la Sacra Spina è tornata sotto la sua teca di vetro e sono stati apposti due sigilli in ceralacca destinati a essere rimossi solo nel lontano 2157! Solo in quell’anno, infatti, il Venerdì Santo tornerà a cadere il 25 marzo. A meno che, nel frattempo, il dialogo ecumenico tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa non porti all’unificazione della festa di Pasqua. In tal caso, quella che ci apprestiamo a vivere sarebbe l’ultima volta in cui il Venerdì di passione cade in questa data. L’ultima volta in cui, stante la tradizione, il prodigio potrebbe verificarsi.

Anche per questo, già nella giornata di oggi, la diocesi di Andria ha incaricato lo studio “Confalone fotografi” di produrre una ricca documentazione fotografica e una registrazione video, in modo da lasciare a chi ci seguirà un documento visibile di quanto i nostri occhi oggi hanno visto.

Anche per questo, abbiamo scritto di un giorno vissuto tra fede, scienza e tanta emozione.

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Una mappa per documentare il viaggio della Sacra Spina da Gerusalemme ad Andria

Il profilo Twitter e quello Facebook della Sacra Spina.

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4 COMMENTI

  1. Se si riunissero tutte le sedicenti spine diffuse in ogni angolo del globo ne verrebbe fuori una corona di un metro di diametro.
    Truffatori. Imbroglioni. Ciarlatani.
    È una vergogna. Per fortuna la secolarizzazione incombe sempre di più.
    Mi vergogno che su odysseo si scrivano simili cialtronerie.
    La chiesa è ciò che di peggio sia capitato all’umanità.
    Regresso, abiure, roghi, eretici condannati, libri all’indice, Galilei…
    Ma la sera quando vanno a dormire costoro non si fanno schifo da soli?
    Ah no, non hanno coscienza.

    • Gentile lettore Nicola,
      mi spiace che lei pensi a imbrogli o cose del genere. Le dico una cosa: la precedente occasione si è verificata nel 2005. Io ero in chiesa quando la spina torno a “vegetare”, ma non volli neppure avvicinarmi ad osservare, per il semplice fatto che per il mio modo di intendere la fede (io, mio malgrado, sono un credente) il “prodigio”, che sia più o meno inspiegabile, non mi cambia la vita. Quello che è successo nel 2005 è documentato da documenti video e fotografici facilmente rinvenibili in rete ed è stato testimoniato da decine e decine di testimoni oculari. Tra questi, nella commissione, c’era un giornalista, il prof. Michele Palumbo, notoriamente giacobino e illuminista, l’ultimo, per quanti lo conoscono, di cui si potrebbe pensare che sia stato complice di quanto lei sostiene. Palumbo, il giorno dopo, scrisse sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” che per lui quello che era accaduto non era spiegabile secondo quello che oggi la scienza conosce, che per questo di certo non diventava un credente, ma che tuttavia non poteva negare quello che i suoi occhi avevano visto. Con ciò cosa intendo dire? Nulla più di questo: cosa le dà il diritto, a priori e senza conoscere i fatti e i protagonisti in campo, di chiamare “truffatori, imbroglioni, ciarlatani” persone che non conosce? Neppure sulla “corona di un metro di diametro” concordiamo: probabilmente, mettendo insieme tutte le “sacre spine” in giro per il mondo, ne verrebbe fuori una dal diametro di un km. Ma che c’entra questo? Forse dire che tutte le reliquie sono false, forse dire che anche quella di Andria non è autentica spiega come possa una spiga secca tornare a fiorire e sanguinare, non toccata da alcuno, sotto gli occhi di tutti? Con ciò Dio esiste? No. Non lo sappiamo. Con ciò, lei può continuare a vergognarsi di Odysseo e aggiungere questo articolo all’elenco dei crimini storici della Chiesa che lei opportunamente ricorda. Ma non ha il diritto di offendere.

  2. Premessa: sono ateo convinto e ” praticante “.
    Domanda a Nicola:
    Di cosa dovrebbe vergognarsi un giornale on line come Odysseo?
    Di aver fatto la cronaca di un evento la cui ricaduta in termini di numeri e di interesse,sulla comunità di appartenenza ha una rilevanza vastissima?
    Quindi Odysseo dovrebbe vergognarsi di fare informazione, cioè di compiere il suo mestiere?
    Anche il Manifesto o il Fatto Quotidiano hanno dato ampia rilevanza al “viaggio” delle spoglie del Frate di Pietralcina da San Giovanni Rotondo a Roma… non credo che abbiano mai avuto dubbi se vergognarsi o meno rispetto al fatto di inserire un pezzo che descrivesse l’evento, perchè appunto hanno solo fatto e non potevano non fare, quello per cui “esistono”: informazione.
    Mi è capitato spesso di leggere su Odysseo articoli scientifici di Edoardo Ceci Ginistrelli o quelli anticlericali di Giuseppe Del Mastro: ce n’è uno in cui attacca i cattolici e il sesso; uno di Chiara Pistillo a proposito ed a favore delle giuste tirate d’orecchie di Strasburgo all’Italia sui ritardi e sulla mancanza di una legge rispetto alle unioni civili nel nostro paese.
    Non mi sembra proprio, ad essere sinceri, che Odysseo sia un giornale confessionale, tutt’altro, e non mi sembra che l’articolo in questione “santifichi” una neppur velata “apologia del miracolo della sacra spina”.
    A me pare, invero,che l’articolo faccia semplicemente la cronaca, chiosata solo in due occasioni dalla parola “emozione” che peró è evidente che si intende riferita all’atmosfera della procedura descritta e non già all’aspetto spirituale e personale del redattore del pezzo in questione, esattamente la stessa “emozione” riportata nel suo laicissimo pezzo dal professor Michele Palumbo nel Marzo del 2005.
    Ora, non entro nel merito del credo di ciascuno, ho il mio e l’ho espresso nell’incipit del mio scrivere, mi concedo solo un pensiero al riguardo:
    da sempre, una delle cose che ho tollerato meno, quando in un qualsiasi contesto dichiaravo il mio “ateismo”, che mi faceva divertire di più e mi lasciava basito allo stesso tempo, era la sensazione nettissima di sentirmi considerato, dalla maggior parte dei credenti di turno che mi ritrovavo difronte, come una sorta di portatore sano di una rarissima patologia, al punto da meritare la compassione ed il dispiacere dei miei “fedeli” interlocutori.
    Ecco, caro Nicola, in quelle circostanze avrei gradito “rispetto”!
    Rispetto per il mio pensiero e per la mia persona ed è proprio perchè ho subito sulla mia pelle quella “mancanza” che ritengo non sia ammissibile, per noi “non credenti”,cadere nello stesso paradossale errore di incolpevole intolleranza alla “diversità di sentire” di colui e coloro i quali hanno diritto ad avere una visione altra, rispetto alla nostra, a maggior ragione se espressa con attenzione e professionalità, perchè è proprio quella “mancanza” che genera il fondamentalismo di pensiero e il pregiudizio.
    Se poi aggiungi che l’autore dell’articolo in questione è quel Paolo Farina che ha fatto del “rispetto” e dell’onestà intellettuale la sostanza della “stima” che tutti, amici ed anche avversari, gli riservano, allora i toni del tuo commento, sebbene motivati da passione, compiono una grande e profonda ingiustizia.
    Potevi, a parer mio, esprimere il tuo pensiero sulla questione miracoli “in generale”, con un approccio più sereno, meno astioso, offensivo e manicheo, magari con quell’ironia, che, sono sicuro, ammetterai essere l’unico vero parametro di “fede dell’ateo”…
    Cordialità.

  3. Egr. sig. Nicola,
    le rispondo brevemente in quanto parte della mia risposta è giunta dai due commenti precedenti che, come vede, appartengono a due modi “diversi” di vivere, interpretare e rappresentare il proprio vissuto personale e proprio per questo rappresentano in pieno lo spirito di Odysseo.
    Per quanto mi riguarda, il mio personalissimo pensiero è più affine a quello di Odifreddi che a quello di Papa Francesco e condivido lo scetticismo di interpretazioni religiose di fronte a fatti che la scienza e l’uomo non sanno spiegare. Dunque le mie idee personali mi portano ad approvare il suo messaggio (anche se più nel significato che nel significante).
    Di contro, da editore, avrei potuto facilmente cedere alla tentazione di bloccare il suo messaggio (ogni commento passa automaticamente in moderazione e richiede l’approvazione manuale, non per censura ma per evitare inutile spam) così da non intaccare l’immagine del giornale (ad oggi nessun messaggio è stato mai cestinato).
    Tuttavia le convinzioni della direzione, degli autori o della direzione, sono ininfluenti rispetto al “credo” profondo su cui nasce Odysseo: far vivere questo settimanale come un luogo di incontro e confronto, senza opinioni e preconcetti di parte; Odysseo infatti nasce dall’idea di persone che hanno un vissuto, sensibilità spirituali e modalità d’interpretazione di essa, profondamente diversi, dunque noi per primi abbiamo la capacità di convivere pacificamente, confrontandoci, discutendo e anche ironizzando se serve, ma mai imponendo o, peggio ancora, giudicando aprioristicamente le idee altrui. Siamo dunque la casa di tutti, anche la sua. In cambio chiediamo l’accortezza di impiegare toni adeguati a quelli usuali di Odysseo.
    La sua veemenza mi fanno pensare ad un lettore fedele ed appassionato; la saluto dunque con l’augurio di averla ancora come nostro lettore e di approfittare di questo confronto per apprezzare ancora di più gli sforzi che quotidianamente facciamo per il puro piacere di condividere cultura e bellezza giorno per giorno.
    Buona giornata

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