Il fondamentalismo: concezione povera e strumentale della religiosità

Si continua ancora a parlare del lugubre spettacolo di Matteo Salvini inscenato sabato scorso a Milano dove, per assistere, occorreva rinunciare al funzionamento corretto della ragione.
L’incipit: “Siamo gli unici che riempiono le piazze”, dice Salvini… E invece le immagini documentano una piazza Duomo ben lontana dal “tutto esaurito”, che esibisce in ben altre occasioni… salvo scatti effettuati da opportune angolature.

La scenetta apologetica del segretario leghista sembra la versione pedemontana di un cattolicesimo estratto dai bassifondi emotivi, con affezioni tradizionaliste, rigurgiti nazionalisti e razzismo dell’ultima ora, che convivono in una miscela inscindibile, quale capitale elettorale costituito per scattare dietro il fischio del capopopolo, come in un clima da tifoseria sportiva… Non mi sembra proprio il caso di far finta di niente.

Con un rosario al centro della scena (evidentemente ignora che il rosario ha probabili origini arabo-islamiche, il Tasbeeh), Salvini, un tempo chiomato concorrente a La ruota della fortuna e oggi ruggente paladino dei semplici, non si smentisce. Si conferma un rapace, un giocatore scaltro, lucido, ma soprattutto fortunato: non un fenomeno, ma sempre al posto giusto, quando si tratta di segnare a porta vuota. Il suo è diventato un carro su cui possono salire i tanti politici locali, “trombati” dalle rispettive liste, ma che vogliono rifarsi una “verginità”.

Ovviamente nella foga polemica e nell’onda mediale che lo caratterizzano, va cercando risse, anche per oscurare il suo concorrente Di Maio.
Indossando la divisa del teologo inquisitore, ha dato lezione al Papa, ha fornito indicazioni ai fedeli sui loro parroci. Esternando un buonsenso, certificato da una sfilza di santi e madonne, ha consacrato perfino l’Italia al Cuore di Maria come nemmeno i più spregiudicati democristiani della prima Repubblica si sarebbero sognati di fare.

Quanto al Vangelo che gli si vede brandire nelle immagini che spopolano in rete, è una di quelle edizioncelle da pétit cadeau per la prima comunione che nessuno pensa di dover sfogliare veramente… Ma in politica, più che “essere”, è molto più decisivo “sembrare” quale “fondotinta” della visibilità.
Questa però è un’immagine che offende l’intelligenza di ogni cittadino laico o credente che sia. Eppure i sondaggi sembrano che premino queste nuove forme di collateralismo: segno che in alcune regioni italiane scarseggiano o la laicità critica o l’intelligenza.

Se ciò avviene in fasce della popolazione poco istruita e in esponenti del “basso” clero… dispiace; ma non sorprende. Sorprende, invece, oltre a dispiacere, che intellettuali di professione abbiano o taciuto o manifestato soltanto timidi mormorii di dissenso.
Purtroppo sembra che siamo ritornati al Medioevo! E pensare che c’è gente nel XXI secolo che li vota in massa.
Flavio Tosi, portavoce di “Noi con l’Italia”, in una nota sottolinea che fin da quando cominci a far politica ti insegnano che la fede religiosa non va strumentalizzata; ed è questo il principio che ci impone, ad esempio, di non fare volantinaggio dentro e fuori le chiese.

Salvini è andato oltre il limite della decenza; e una tale mancanza di rispetto nei confronti della fede non può essere taciuta.
Credo però che Salvini, un personaggio senza titolo, né mestiere, né professione, che ha sempre campato di politica, anche se iscritto all’albo dei giornalisti, stavolta sia stato mal consigliato da qualche ghost writer poco accorto, impegnato a fornirgli battute e non argomenti. Davvero forse gli servirebbe fermarsi un attimo e recitare il primo rosario della sua vita. Se me lo chiede gli spiego come si fa.

Purtroppo la strategia politica per un successo diventa quella di alzare i toni della conflittualità, esagerare il disordine, agitare gli animi della gente con la proiezione di scenari inquietanti al di là di ogni realismo. Ma una politica che rincorre il consenso, e non ha una visione lungimirante della vita, ha il fiato corto. In questo si ha bisogno di processi di integrazione che non incoronino nessuno come «Uomo della Provvidenza».

Oggi più che mai è necessario spogliare il potere dei suoi panni confessionali paludati, delle sue corazze, delle sue armature arrugginite: contro la dinamica della Lega, la religione non deve diventare la garanzia dei ceti dominanti. In opposizione a questi scenari apocalittici, la spiritualità della speranza offre alle comunità possibilità relazionali capaci di superare le barriere mentali e sociali, costruite anche con filo spinato; consci che l’unico filo spinato noto al cristiano è quello della corona di spine che Cristo ha in capo.


3 COMMENTI

  1. Eppur non mi indigna il comportamento di Salvini e mi spiego: mi succede spesso (anche in ambienti ecclesiali) di dover difendere quei poveri che, ricevuta l’elemosina, anziché farne buon uso la spendono per oggetti superflui.
    Perché li difendo? Perché loro non sono in grado, il più delle volte, di comportarsi correttamente sia perché vivono in ambienti di disagio socio-culturale sia perché sono coloro che più subiscono le influenze del fasci-consumismo che ci domina dal dopoguerra, quindi vengono indotti a spendere ed a farlo male (e per certi versi, resta la loro più facile, seppur breve, via per una felicità immediata).
    Così Salvini, lui non è pienamente consapevole delle fesserie che dice sulla fede, perché preso dall’adrenalina del momento e considerato il suo background culturale appunto, manca di quella sensibilità necessaria per farlo riflettere e per farlo uomo politico di spessore.
    Sta di fatto però che così abbiamo una speranza: il suo comportamento non pericoloso ma “popolare”, potrebbe contribuire a spezzare una volta per tutte quell’indissolubile sudditanza che le generazioni degli anni 50-60 hanno nei confronti del loro tempo e che, vogliono trasmettere alle più libere giovani generazioni che invece hanno bisogno di formarsi una identità ed essere protagonisti del loro tempo.
    L’intellighenzia di sinistra è influente attraverso i media più di Salvini il cafoncello e, per ora, il problema più grave è liberarci dalla superbia di questa intellighenzia. Salvini è un falso problema e scomparirà da solo, ma adesso è funzionale a spezzare il giogo della cultura sessantottina, amata e venerata più di Cristo da chi lavora nell’ambito della cultura ed ha bisogno del sistema PD per poter lavorare, pubblicare i propri libri, ricevere consensi, ecc.

  2. Gentilissimo Nunzio, credo che la cultura (quella vera e profonda) non può essere all’appannaggio della destra o della sinistra; salvo quella strumentalizzazione utilitaristica e “casereccia” di cui alcuni fanno uso.
    Il ’68, a mio parere, è stata una rivoluzione epocale, e tutte le rivoluzioni (vedi la rivoluzione francese o quella russa) hanno i loro lati positivi e le loro aberrazioni: l’intelligente sa dove attingere!
    Il caso Salvini, nel suo piccolo, credo che sia il frutto di un vuoto politico e del fallimento mondiale del globalismo di cui è vittima la gente comune, che ha sempre pagato le conseguenze; al fallimento del globalismo (assenze di confini in cui tutto circola liberamente e impunemente), si contrappone irrazionalmente un nazionalismo esasperato (chiusura indiscriminata delle frontiere): anche qui l’intelligente sa come comportarsi e cosa proporre!
    Dal punto di vista religioso, credo che sia necessario non lasciare correre certe esternazioni non corrette divenute non occasionali ma usuali …, così come i toni oltraggiosi e offensivi usati… da uomo al bar con gli amici… Questi non favoriscono la comunicazione…qualora la si cerchi, cosa di cui continuo a nutrire i miei dubbi. Da un ministro mi aspetterei una migliore trattazione di certi argomenti: anche qui l’intelligente sa come comportarsi…!
    In una crisi lavorativa generale, purtroppo la politica mi sembra un luogo di parcheggio temporaneo di alcuni “precari privilegiati”, di gente senza mestiere…dove la visibilità, ansiosamente ricercata con ogni mezzo, è premessa di permanenza e futuro: qui Salvini non mi sembra che faccia eccezione!

    • Grazie, bella risposta, infatti io sovente dico agli amici scherzando: “chi lavora seriamente* non si candida”.

      * e chi seriamente lo cerca.

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