Zoomate di un quadrimestre da in-Coronare

– Ci siete raga’?

Mi guardo nello schermo mentre aspetto che si colleghino tutti, vedo riflessa la parete del salone di casa mia, io al centro dei quadri di nonna, che mi guardano le spalle, quasi a volermi proteggere in questa esperienza “on line” che ha preoccupato molti di noi.

Il vociare che aumenta sempre più, mi consola. Sono qui. Anche stavolta. I volti sereni, quasi felici di esserci, loro che tante volte facevano tardi o addirittura non si presentavano che “oggi non mi andava proprio”.

Eccoli qui. Conto le presenze dallo schermo. Ci sono tutti.

Passo in rassegna i loro volti, scherzo con loro, sui capelli che crescono, i loro e i miei, su ciò che stiamo facendo per far passare queste  giornate;  li guardo e li riguardo  e sono grata che siano qui, al sicuro.

Certo, poi è una macchietta; ogni giorno la solita tiritera.

– Microfono on, microfono off; accendi la telecamera, fatti guardare mentre fai l’esercizio…chi è che suggerisce?

– Chi stai guardando? Me, devi guardare me, nello schermo….

– Prof non si sente, prof non mi fa entrare …prof, prof, profffff!

Ora sono qua e sorridono e sono seri, la stragrande maggioranza di loro è subito entrata nel meccanismo.

Altro che compito di realtà. Stanno imparando a resistere alle avversità; chi mai avrebbe pensato di programmare su una competenza del genere?

– Settimana prossima, interroghiamo. Date libera uscita alle mamme. Ok? – e loro ridono perché hanno capito cosa voglio dire e già mi immagino le scene…

– Ma’, lascia stare, faccio io.

– Dai, che ti aiuto. Mi metto all’angolo e ti suggerisco.

– Ma’, e che, siamo in televisione?

– Dai che prendi un bel voto …

Un bel voto. La follia dei voti. A chi poi? A cosa? Ad un esercizio eseguito bene o male? O non capito?

Siete magnifici, vorrei gridar loro.  E questo vale più di qualsiasi voto. E invece faccio buon viso a cattivo gioco e faccio finta di non sapere, di non capire; oddio …fintanto che la cosa non diventa eclatante, che in quel caso intervengo, perché vorrei capissero che non serve a nulla, che nella vita è più importante la coerenza, il rispetto di sé, dell’altro, è importante offrire ciò che siamo sforzandoci di migliorare sempre più.

E li seguo nella telecamera mentre fanno la verifica e sono belli, da mangiarseli di baci, seri seri, anche loro immersi nelle loro cose care, la stanzetta, i peluches, la cucina linda e pinta.

Distanti?

Per certi versi non siamo mai stati più vicini di così…

E poi si ricomincia.

– Ci siete raga’? Tutto a posto? Come state?

– Bene prof.

– Ma non è che state mangiando tanto?

– Certe focacce, prof…

– Lo sapevo. Ci avrei scommesso.

– Ma’, E ridiamo. E ogni tanto, perdo la pazienza e grido, che mi vorrei tagliare la lingua ma è difficile pure per me.

– Mandatemi la foto del compito che controllo.

Sì, ma sono più di 20 per ogni classe e il collo cede fino a sera e gli occhi ad un certo punto mi abbandonano a forza di mettere a fuoco le loro foto.

– Mi raccomando, quando fate la foto, riprendete dall’alto.

Come no? Certi campi lunghi con primo piano tavolo tovaglia suppellettili e in fondo, di traverso, la pagina del quaderno.

– E l’avete capita la videolezione?

– Un po’ prof…

– Ok la rispieghiamo.

– Accendi la telecamera  che voglio guardarti.

– Non posso prof. Non si attiva

E io, di fronte a quello schermo nero, mi sento impotente;  almeno potessi guardarti negli occhi, capirei se stai bene, se sei tranquillo. Almeno potessi guardarti…

– Ragà, avete finito? Sta per scadere il tempo, salutiamoci. Un bacio grande, alla prossima.

E sì, lo facciamo “ciao ciao” con la mano, e certe volte ci scappa pure  “il bacio volante” ma provateci voi a restare impassibili e professionali  in questa assurda situazione, in cui tutto è stato stravolto.

In cui, da un giorno all’altro ci siamo ritrovati in una realtà surreale e abbiamo dovuto imparare a stare a galla, per non affogare. Tutti.

E ora …è finita.

Ce l’abbiamo fatta. Magari non proprio come avremmo voluto, come avremmo potuto, ma ce l’abbiamo fatta. Abbiamo fatto scuola. Anche così; nell’emergenza abbiamo fatto quello che potevamo.

La scuola siamo noi, una squadra di pazzi idealisti che hanno lottato per non mollare i loro ragazzi, quegli stessi che magari  ci hanno mancato di rispetto qualche volta (anche più di qualche, in certi casi), quegli stessi che si illudono di prenderci in giro raccontandoci bugie di ogni tipo, che a volte ci sfidano fino all’esasperazione, quegli stessi che vorremmo  vedere felici, vorremmo risolvergli tutti i problemi pur di vederli sereni, che lo sappiamo che, sei non sei felice, niente ha importanza, figurarsi due regole aritmetiche e qualche congiuntivo sbagliato.

Una squadra che non è mai stata unita così come in questo periodo, che si è sostenuta, incoraggiata, spesa e industriata come non mai.

La scuola siamo noi, e i nostri ragazzi.  E ce l’abbiamo fatta, nonostante le incoerenze del sistema, nonostante la vaghezza delle indicazioni, le connessioni che non andavano, i dispositivi che non c’erano, le ricariche che non potevano essere eseguite prima della scadenza, i tempi sempre troppo stretti.

Noi e i nostri ragazzi ce l’abbiamo fatta. Nonostante tutto.


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Paola Colarossi
Sono Paola Colarossi, Insegno matematica e scienze presso un Istituto comprensivo di Andria e mi piace scrivere... Dal 2005 al 2009 ho collaborato, in qualità di redattrice dell’ambito scientifico, alla stesura di “Eirene” foglio di ricerca e cultura della pace, una pubblicazione periodica promossa dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Andria, in collaborazione con la Sezione di Pedagogia Interculturale dell’Università di Bari. Dal 2010 al 2012 , sempre con la stessa qualifica ho collaborato con la rivista “Scuola e Didattica”, editrice La Scuola, Brescia. Poi il grande salto... Nel 2012 ho scritto il mio primo libro “ E’ solo questione di tempo. La mia vita, una favola” edito da Etet, Andria , pubblicato nel 2014 e da allora gestisco una pagina facebook a mio nome all’indirizzo https://www.facebook.com/paolacolarossiHo partecipato all’edizione 2014 di “Libri nel Borgo Antico, conversazioni con gli autori nelle piazze del centro storico”, manifestazione pubblica del Comune di Bisceglie. E adesso...eccomi qua!

1 COMMENTO

  1. Leggendo questo spaccato di verità mi sono sentita protagonista. È andata proprio così. ( insegno musica nella scuola media).
    Grazie

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