La voce dell’arte

Spesso i poeti riescono a far comprendere qualcosa meglio dei filosofi e degli scienziati, si sa.

È questo il caso di Federico Fellini, in La strada, 1954:

È questo il caso di Pablo Neruda, con una sua biografia intitolata Per nascere son nato.

Fellini mette in scena una vera e propria “nascita in vita” o rinascita: Gelsomina (Giulietta Masina) è disperata e si sfoga con l’acrobata (il Matto): «Io non servo a nessuno», «Mi sono stufata di vivere», «Che ci sto a fare io a questo mondo?».

Allora il Matto le risponde: «Tutto quello che c’è a questo mondo serve a qualcosa!», prende un sasso e Gelsomina gli domanda: «A cosa serve?». E il Matto: «E che ne so? Se lo sapessi, sarei il Padreterno che sa tutto!». Poi ci pensa un attimo e continua: «Non lo so a cosa serve, ma a qualcosa deve servire perché se questo è inutile allora è inutile tutto, Anche le stelle. Almeno credo. E anche tu… anche tu servi a qualcosa, con la tu’ testa di carciofo».

A quel punto Gelsomina, in una delle tante magie di Federico Fellini, prende il sasso dalle mani del Matto, lo osserva, si alza e cambia tono, cambia tutto, decide di ri-nascere.

Anche il titolo della biografia di Pablo Neruda, Per nascere son nato, suggerisce la stessa idea. Nella vita reale, nella storia delle persone, nella storia dello stesso Pablo Neruda, il poeta infelice degli anni giovanili, il poeta della Canciòn desesperada, emerge il dato di fatto che alla nascita biologica deve sempre seguire una seconda nascita, la nascita non al mondo, ma a se stessi.

L’antropologia ci addita i riti di passaggio, che sono presenti in tutte le culture, nelle forme più diverse. Nella cultura cattolica, la Cresima può essere considerata da questo punto di vista. Con i riti di passaggio l’individuo “nasce” nella comunità, “nasce” in qualcosa di più grande e unico.

Talvolta i giornali presentano gli Esami di Maturità come un rito di passaggio, forse sopravvalutandoli. Resta la ricerca della nascita fondamentale, la nascita a se stessi, preferibilmente declinata al plurale, in risposta alle tante fasi della vita.

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Leggi la prima e la seconda parte de La nascita come fondamento


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Sono nato a Barletta nel 1956; ho insegnato Lettere per 23 anni e sono stato dirigente scolastico dal 2007 al 2023. Mi sono dedicato allo studio di vari aspetti della storia locale e sono membro della Società di storia patria per la Puglia; ho censito, trascritto e tradotto le epigrafi di Barletta. Per i tipi della Rotas ho pubblicato il romanzo-saggio “Ricognizioni al giro di boa”. Da molti anni mi interesso di religioni (specialmente il Buddhismo Mahayana) e di dialogo interreligioso. Ho avuto la fortuna di avere tre figli e ora di essere anche nonno! Da settembre 2023 sono in pensione: si dice tecnicamente "in quiescenza" ma è un po' difficile fermarsi. Gioco a tennis, mi piace molto viaggiare e credo molto nel lifelong learning. Sono stato cooptato in Odysseo da Paolo Farina :) e gli sono grato per avermi offerto uno spazio per parlare di scuola (e non solo) fuori dall’ambito formale/ istituzionale.

1 COMMENTO

  1. Shakespeare e il suo “essere o non essere” ha molto in comune con quanto affermava Pablo Neruda, “per nascere son nato”. Altrettanto simile è il richiamo che Gesù fa a Lazzaro ” vieni fuori”. Ugualmente mi torna in mente la canzone di Baglioni ” La vita è adesso”, in particolare la frase finale del testo “tu non ti buttare via, perché la vita è adesso”. Il bene più grande e prezioso che possediamo è la vita che ci fa nascere per poi rinascere.

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