HANNAH ARENDT   (1/3)

La meditazione sulla morte ha sempre trovato ampio spazio nel pensiero filosofico: lo stesso non è avvenuto per la nascita. Questa disparità è particolarmente evidente confrontando Martin Heidegger e Hannah Arendt.

In molte pagine di Vita Activa, Arendt fonda l’analisi dell’azione umana sulla nascita: “Poiché sono initium, nuovi venuti e iniziatori grazie alla nascita, gli uomini prendono l’iniziativa, sono pronti all’azione”,[1] sono in grado di aprire nuovi orizzonti di possibilità.

L’azione è presentata dunque dalla Arendt come la risposta esistenziale positiva al dato di fatto della nascita. La nascita è spontaneità assoluta, con cui una nuova presenza interviene, inizia ad agire, introduce in maniera del tutto imprevedibile, nel corso lineare del tempo, la facoltà di “dare inizio”.

Per la Arendt la fonte di ogni azione non è lo sguardo in avanti verso la morte, ma lo sguardo indietro verso la nascita. Se la morte è la grande “livella”, la nascita è quell’evento che fonda l’unicità di ogni persona: la prospettiva dunque è completamente capovolta!

La libertà umana, che, secondo Arendt, deve essere prima di tutto libertà politica, è in stretta relazione con la nascita: “Il miracolo della libertà è insito in questo saper cominciare, che a sua volta è insito nel dato di fatto che ogni uomo, in quanto per nascita è venuto al mondo […], è a sua volta un nuovo inizio”.[2]

La possibilità di “iniziare qualcosa di nuovo” è a sua volta il segno della “possibilità esistenziale” dell’essere liberi. Ecco perché nel saggio Che cos’è la libertà? dice: “Gli uomini sono liberi […] nel momento in cui agiscono, né prima né dopo: essere liberi e agire sono la stessa cosa”.[3]

Grazie all’azione, che è resa possibile dal nascere, è possibile contrastare l’apparente mancanza di significato della vita umana:

“Il corso della vita umana diretto verso la morte condurrebbe inevitabilmente ogni realtà umana alla rovina e alla distruzione se non fosse per la facoltà di interromperlo e di iniziare qualcosa di nuovo, una facoltà che è inerente all’azione e ci ricorda in permanenza che gli uomini, anche se devono morire, non sono nati per morire, ma per incominciare”.

È dunque nell’azione e non nel comportamento standardizzato, eterodiretto e per definizione prevedibile, che Hannah Arendt ripone le sue speranze di un cambiamento storico, di un «novus ordo saeclorum».

In particolare nel saggio La crisi dell’istruzione, pubblicato nello stesso anno di Vita Activa (1958), la Arendt affida agli insegnanti l’arduo compito di preparare i «nuovi arrivati» ad una «seconda nascita», quella che consente loro di innovare il «vecchio mondo» e di raggiungere le più alte possibilità esistenziali, la felicità pubblica e la libertà pubblica; quella che permette loro di conquistare una propria identità e, quindi, di poter entrare a far parte del mondo come persone che agiscono piuttosto che comportarsi, consapevoli di essere initium, nuovi venuti e iniziatori.

Ed evidenziando ancora il nesso natalità-educazione la Arendt ci ricorda: “L’educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l’arrivo di essere nuovi, di giovani. Nell’educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balia di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione di intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa di imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune”.

Dunque, un completo capovolgimento della prospettiva filosofica: H. Arendt sposta lo sguardo dal millenario “ricordati che devi morire” al “ricordati che sei venuto al mondo, ricordati che puoi agire, che puoi iniziare qualcosa di nuovo ed irripetibile”. Qui il testimone passa a Martin Buber.

[1]Hannah Arendt, Vita Activa, (1958)129.

[2] Hannah Arendt Che cos’è la politica? (1993 op. postuma),.

[3] Hannah Arendt, Che cos’è la libertà? in Tra passato e futuro, (1961).


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Sono nato a Barletta nel 1956; ho insegnato Lettere per 23 anni e sono stato dirigente scolastico dal 2007 al 2023. Mi sono dedicato allo studio di vari aspetti della storia locale e sono membro della Società di storia patria per la Puglia; ho censito, trascritto e tradotto le epigrafi di Barletta. Per i tipi della Rotas ho pubblicato il romanzo-saggio “Ricognizioni al giro di boa”. Da molti anni mi interesso di religioni (specialmente il Buddhismo Mahayana) e di dialogo interreligioso. Ho avuto la fortuna di avere tre figli e ora di essere anche nonno! Da settembre 2023 sono in pensione: si dice tecnicamente "in quiescenza" ma è un po' difficile fermarsi. Gioco a tennis, mi piace molto viaggiare e credo molto nel lifelong learning. Sono stato cooptato in Odysseo da Paolo Farina :) e gli sono grato per avermi offerto uno spazio per parlare di scuola (e non solo) fuori dall’ambito formale/ istituzionale.

1 COMMENTO

  1. Hannah Arendt ritiene la nascita l’evento importante, momento in cui tutto inizia e si rinnova, lontana dal pensare alla morte momento in cui tutto si ferma e finisce.
    Similmente il
    Cristianesimo crede alla risurrezione come l’evento in cui inizia una nuova vita senza fine e la morte è lsconfitta per sempre.

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