
«Apro la televisione e c’è tutto; apro il frigorifero e non c’è niente»
(Proverbio brasiliano)
«La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotta di classi»
(Karl Marx)
Qualche settimana fa, un mio caro amico mi ha inviato un video in cui uno dei due leader di AVS, ovvero Angelo Bonelli, partecipando alla festa del Foglio, a Firenze, aveva invocato il diritto all’aria fresca, durante il solleone estivo che ci martirizza tutti in estate, per gli anziani.
Ora, il mio amico voleva che osservassi la vuotezza delle parole del diarca di Alleanza Verdi e Sinistra (sì, perché un partito così piccolo come AVS ha due capi, lo stesso Bonelli e Nicola Fratoianni).
Voleva, cioè, comunicarmi la sua disapprovazione verso un falso problema portato all’attenzione, in un momento in cui il Paese è alle pezze e di problemi ne ha di ben più gravi.
E l’aria fresca per i vecchi, e aggiungo io per i fragili in generale, non meritava, certo, una menzione durante la festa di un giornale destrorso, quale quello fondato da Giuliano Ferrara e attualmente diretto da Claudio Cerasa, che certamente ci avrebbero ricamato su, sottolineandone l’inconsistenza. E di conseguenza che la sinistra ha leader che non si preoccupano di problemi reali, ma è solo parolaia e inefficace. Ergo, la destra può dormire sonni tranquilli ad avere avversari così anodini.
Tuttavia, poiché, e lo dichiaro senza un briciolo di vergogna, non leggo il Foglio (mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa!), non so come i giornalisti di quella testata abbiano trattato Bonelli e la sua uscita.
Epperò al mio amico ho risposto che la riflessione pubblica del parlamentare di AVS poneva un vero problema.
Spulciando qua e là su internet, avevo trovato un dato allarmante, ovvero che nell’estate del 2025, in Italia erano morte circa diecimila persone per il caldo insopportabile. E non solo anziani, ma, più in generale, persone fragili, con patologie cardio-circolatorie e non solo.
In pratica, una strage silenziosa cagionata da una crisi climatica determinata dalla dissennatezza umana che, dalla rivoluzione industriale in poi, ha devastato il clima senza soluzione di continuità. E senza, soprattutto, fermare questa follia e bonificare l’ambiente, arrestando così la corsa verso il baratro.
E causata anche dal disagio socio-economico di ampie fasce della popolazione, impoverite progressivamente da politiche economiche sciagurate seguite negli ultimi quattro decenni (a partire almeno dal 1992). Che non si possono permettere un climatizzatore.
L’entrata nell’euro, il turbocapitalismo dilagante, la primazia della finanza rispetto all’economia reale, il trasferimento del potere dalla politica a chi gestisce enormi capitali di investimento e risparmio, l’avidità dei pochi manovratori organizzati in cupole paramafiose hanno seminato disagio e miseria.
E ulteriori peggioramenti del clima.
Prova ne è che secondo l’Imperial College di Londra, che ha analizzato i dati relativi all’estate del 2026, nel nostro continente sarebbero decedute oltre cinquantamila persone per cause collegate al caldo insopportabile, con temperature elevatissime, che ci ha massacrato, appunto, durante l’estate testé trascorsa. Con un aumento stimato del 66% rispetto al 2022, quando erano solo (???) trentamila.
Cosa ancora più sorprendente, oltre tredicimila delle vittime di questa strage silenziosa, sono italiane, cioè oltre un quarto del totale.
Come se comuni come Nicosia o Orbetello, la scorsa estate, fossero stati cancellati in poche settimane, dalle faccia della terra!
Un bel record, non c’è che dire.
Questa strage ha cause che vengono da lontano e che i climatologi conoscono benissimo.
Ma anche il fatto che certe fasce della popolazione non si possono permettere contromisure la dice lunga su come siamo messi.
E vuote, e quasi provocatorie sono apparse, a giugno di quest’anno, le parole del presidente del Senato, il sempreverde Ignazio Benito La Russa, il quale, durante la presentazione di un libro, emblematicamente intitolato L’ecologia dei conservatori, aveva detto. “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”.
A parte il fatto che ai Caraibi raramente si superano i trenta gradi, e il clima è sopportabile, quantunque umido, la fa facile lui che, da grande privilegiato qual è, gode, e gratuitamente, e comunque a spese nostre, di tutti i comfort che si possono immaginare.
E non si può non ricordare un altro gigante del pensiero quale l’ancora vivente Girolamo Sirchia, ministro della salute di un governo Berlusconi, il quale, nel giugno del 2004 (giugno deve essere un mese particolarmente ispirato) inviò una direttiva ufficiale a Regioni e Comuni in cui suggeriva di portare le persone “fragili” (anziani, cardiopatici, ecc.) in luoghi privati aperti al pubblico, quali supermercati e centri commerciali, in quanto opportunamente provvisti di sistemi di climatizzazione, imponendo “ai Comuni l’obbligo di trasmettere alle ASL … gli elenchi nominativi di tutti i residenti sopra i 65 anni di età”, alla faccia della privacy di questi cittadini.
Insomma, di fronte a un problema serio, la risposta della politica è sempre stata la boutade.
La casta, a protezione di se stessa, crea, anche concettualmente, una specie di recinto, un fortino invalicabile, entro cui continua a rinchiudersi, sicura che nessuno oserà penetrarvi.
Ma la storia ci ricorda che qualche volta il calcolo può essere sbagliato.
























