Si intitola “Quel che sono” il cortometraggio realizzato dagli studenti della frequentazione e classi serali dell’Istituto Tecnico I.T.E.T Cassandro -Fermi- Nervi di Barletta nel percorso laboratoriale di Cinema che li ha visti attivamente partecipi.

Il percorso didattico extra- curriculare ha visto adulti e ragazzi frequentanti tali corsi impegnarsi nella realizzazione di un progetto audiovisivo scritto e ideato da loro stessi sotto la guida dell’attore, sceneggiatore e regista pluripremiato in festival nazionali ed internazionali il barlettano Francesco Emanuele Delvecchio il quale ha coordinato le riprese, la stesura del soggetto nonché la sceneggiatura. Proprio a lui abbiamo rivolto qualche domanda:

Ciao, Francesco. Perché hai scelto di scrivere e dirigere il corto “Quel che sono”?

Dopo qualche anno tra teatro e grandi eventi dove ho avuto l’opportunità di camminare, lavorare e continuare ad apprendere al fianco di grandi professionisti e personalità del cinema e del teatro appunto sentivo fosse tornato il tempo di scaldare

”il motore” per così dire per un nuovo racconto e nel mentre è nata quest’ opportunità, una bellissima opportunità invero: poter insegnare e mostrare il Cinema a giovani e adulti del corso serale I.T.E.T. Cassandro -Fermi- Nervi di Barletta. Ad un certo punto perdi il concetto del perché e senti il rigore del gioco nel racconto di una storia. Una storia che parla di impegno civico e riscatto sociale. Quel che sono va coniugato in una duplice valenza. Chi sono io e dove mi colloco nella ricerca identitaria in quanto essere umano e quel che sono gli altri. In questo ci ha aiutati e ed è stato fonte di ispirazione il testo di Khalil Gibran intitolato “The Profet”.

L’avvento della tecnologia e dell’A.I. quali e quante crepe ha creato nei giovani d’oggi?

Non c’è dubbio che l’A.I. va disciplinata ma al tempo stesso cionondimeno rivela un fascino senza precedenti. Il progresso ormai è un dato di fatto e bisogna prenderne atto. Tuttavia essa amplifica un concetto con l’usa e getta, con la velocità, e talvolta ci fa perdere il concetto di artigianalità al quale il cinema nei suoi settori è stato concepito. Insomma per quanto l’A.I. possa duplicare un quadro di Picasso, Caravaggio o emulare un certo tipo di fotografia l’arte al vivo è tutt’ altro.

Il rapporto fra genitori e figli rappresenta un ostacolo o un ponte fra sogni e progetti di vita?

Quel che sono è per così dire un po’ la storia di tutti sia dal punto di vista emotivo che educativo. Sin da quando ho immaginato la fotografia del cortometraggio ho avuto subito la percezione del visus rispetto alla storia. È la storia delle scelte, dei sogni, dei sacrifici e delle amicizie vere tanto quanto gli affetti.

Chi senti di dover ringraziare?

Sento di dover ringraziare ogni singolo partecipante, alunno e alunni che hanno accolto questo progetto e si son fatto condurre con fiducia ed entusiasmo lungo il viaggio. La dirigente scolastica Annalisa Ruggeri e tutte le insegnanti e coordinatrici, chi ha sostenuto il progetto credendo nella storia e nel suo valore sociale.

Allo stesso tempo come non ringraziare l’amichevole partecipazione dell’attore molfettese Francesco Tammacco noto al grande pubblico per fiction e lungometraggi come che per l’azione teatrale che conduce nel territorio pugliese e Interreg.

Francesco Tammacco infatti dice: <<QUEL CHE SONO è un cortometraggio dedicato al sogno che ogni bimbo cova nel proprio animo, una speranza /riposta nel patto non detto fatto con gli adulti.

Un esempio di come la vita come edera si aggrappi al proprio sogno.>>

Il viaggio di “Quel che sono” premiato tra i finalisti del concorso nazionale Giovanni Paolo II che annovera patrocini e riconoscimenti quali Camera del Senato, Camera dei Deputati, MIC, Regione Puglia, Provincia BAT e altri organi istituzionali, continuerà nei festival e nelle rassegne di natura studentesca.


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