Il contributo di Demetrio Ria

Si potrebbe dire in generale che quando le discipline, ognuna secondo il proprio grado di sviluppo e all’interno delle diverse e specifiche tensioni cognitive, hanno incorporato  nel loro plafond  quasi come lievito-madre l’idea di complessità, sono pervenute a  sostanziali  ‘cambiamenti qualitativi discontinui’, come li chiamava nei primi anni del secolo scorso il matematico ed epistemologo Federigo Enriques che già vedeva gli eventi scientifici del suo tempo, dalle matematiche alle scienze biologiche e psicologiche,  come espressione di ‘una complessità infinita, effetto della solidarietà universale tra tutti i fenomeni’. Quando poi sia pure più tardivamente è entrata nel corredo concettuale delle discipline umanistiche, non solo ne ha cambiato a volte in profondità il volto, ma ha contribuito quasi come un ‘a priori dello spirito’, per usare l’espressione di Hélène Metzger (Hélène Metzger: la complessità come rimedio razionale, 20 agosto 2020 e in Briciole di complessità. Tra la rugosità del reale, Ed. Studium, Roma 2022), a liberarle dai processi di autoreferenzialità e nello stesso tempo a  renderle più autonome dai saperi entro cui avevano già trovato uno spazio, come la filosofia prima e la psicologia dopo; ed è ciò che è successo all’identità del sapere pedagogico che, forte dell’ancoraggio all’idea di complessità, ha fatto del necessario dialogo con altre discipline una risorsa insieme cognitiva ed esistenziale col fare tesoro anche delle recenti ed importanti acquisizioni apportate dalle neuroscienze e dei risultati conseguiti nel campo dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali.

Si è distinto, tra gli altri, in tal senso il gruppo di lavoro in Pedagogia sperimentale dell’Università del Salento che sta facendo tesoro a vari livelli dell’epistemologia della complessità considerata una vera e propria risorsa  con l’allargare lo sguardo a questioni sociali ed incentrate sul ruolo determinante che possono avere le comunità nei processi educativi, come nel volume del 2019 La comunità come risorsa. Epistemologia, metodologia e fenomenologia dell’intervento di comunità, a cura di Salvatore Colazzo e Ada Manfreda. Tale approccio è ritenuto un percorso indispensabile per le discipline pedagogiche per  liberarsi da approcci riduzionistici, per irrobustire il proprio apparato epistemologico coll’interrogare  più autonomamente  quel costante processo di ‘negoziazione di significati’,  elaborati da ogni essere umano,  ‘in modalità quasi frattalica – dal momento della sua costituzione come bios alla dimensione di uomo-mondo’; ed è questo il progetto di fondo che anima la collana ebook ‘Sapere pedagogico e Pratiche educative’, sorta in questi ultimi anni e giunta al suo settimo volume grazie a questo gruppo di ricerca che sta riservando una  non comune attenzione critica alla dimensione epistemologica innescata  dai processi educativi, come si evince in particolar modo dal robusto lavoro di Demetrio Ria, Logica della spiegazione pedagogica. La ricerca educativa da un punto di vista costruttivista(Lecce-Brescia, Pensa Multimedia, 2020). In tale lavoro è ben evidente, anche grazie ad una profonda analisi dei numerosi dibattiti avvenuti sulla Evidence Based Education, lo spirito ‘costruttivista del paradigma della complessità’ che  là dove è penetrato ha permesso di ridefinire su nuove basi temi, problemi e funzioni dei processi educativi.

Sulla scia di questo volume si pone in particolar modo il quinto volume della collana ‘Sapere pedagogico e Pratiche educative’ dal significativo titolo Scuola, lavoro e complessità sociale. Processi educativi per una cittadinanza attiva (5, 2020), a cura di Valentina Domenici, Demetrio Ria e Massimiliano Smeriglio; in tale opera collettiva risalta in modo evidente come i diversi contributori abbiano metabolizzato nelle varie pieghe il pensiero complesso anche sotto la spinta delle importanti riflessioni  sul ruolo dell’insegnamento avanzate da Edgar Morin che ha sempre sostenuto  la necessità di accompagnare ogni azione e pratica educativa con un indispensabile supporto epistemologico, idea tra l’altro presente con diverse modalità in figure come Federigo Enriques e Gaston Bachelard. Lo stesso  Demetrio Ria  delinea “la cornice teorico-metodologica” del volume con lo sviluppare anche alcune idee di  D. Byrne e di M. Mitchell, in quanto ritiene necessario lavorare a ‘tradurre’ nell’ambito  dello studio dei fenomeni sociali ed in particolare dei fenomeni educativi le idee portanti della complessità,  una volta preso atto che in un mondo sempre più globalizzato essi sono tutti interdipendenti coll’innescare processi di interazione a più livelli. Così tutti i cruciali problemi  della contemporaneità  hanno logiche intrinseche  che vanno al di là della semplice somma delle parti e ragioni che pure li costituiscono; e solo l’approccio formale della teoria della complessità col suo corpus di conoscenze ad incrocio è ritenuto da Ria più in grado di capire meglio le varie “forme di ordine che emergono dalle relazioni tra i loro componenti”, dove le stesse relazioni per loro natura sono non lineari e come tali devono essere studiate “in maniera olistica” per coglierne il più giusto senso per non cadere vittime dei semplicismi metodologici che poi innescano inevitabilmente semplicismi di natura ontologica anticamera, come avvertivano già lucidamente Simone Weil ed Hélène Metzger negli anni ’30 del secolo scorso, di posizioni ideologiche di stampo totalitario.

Grazie a questa non comune analisi del concetto  di emersione ritenuto strategico e difficile nello stesso tempo per darne una univoca interpretazione, per Ria ci si può avvicinare  anche ai problemi educativi, problemi complessi per l’intreccio di problematiche che  ruotano ad essi, tale da arrivare ad affermare che “la complessità è ontologicamente reale, un modo in cui operano determinati sistemi che esiste indipendentemente da noi e dalle nostre rappresentazioni di esso”.  E se in campo più propriamente filosofico ci sono state quelle che vengono definite delle “ondate iniziali di complessità” ravvisabili in più figure del primo e secondo Novecento (vedi Briciole di complessità), è arrivato l’ora per farla entrare a pieno titolo nel variegato universo pedagogico per eliminare, anche in questo settore come altrove, ondate di riduzionismo sempre in agguato se tale operazione  non è coadiuvata da un proficuo percorso epistemologico che si prenda in carico col vagliarne criticamente, senza mentire su di esso a dirla con Simone Weil, la portata, le proprie specificità e limiti; e tale ottica è presente nello stesso contributo di Ria dal significativo titolo  Entropia, negentropia e complessità. Tra scuola esocietà, rivolto a capire come i sistemi, in questo caso i sistemi educativi, “dirigono e gestiscono le condizioni della propria trasformazione” nell’interazione con le ragioni di altre comunità.

L’approccio costruttivistico implicito nel paradigma della complessità, ben delineato nel suo aspetto formale e applicato ai sistemi scolastici,  ne permette a Ria di “amplificare le contraddizioni ai limiti di soglia” con lo sviluppare dei modelli di analisi con la possibilità di ricostruire “un insieme di attributi di sistemi tipici, ideali per superare l’eccessivo localismo”; la costruzione di un “sistema astratto o panoramica generale di un tipo ideale”, frutto dell’assemblaggio di più fonti di dati, deve essere poi confrontato con altri tipi  teorici  e questo è la garanzia del loro essere dei sistemi aperti, insieme con la necessità di “costruire modelli teorico-interpretativi continuamente aggiornati”. Tale approccio epistemico, che deve anche porsi il problema del rapporto tra “complessità e tempo” con  “i diversi rami della stessa complessità”, permette poi di prendere in  considerazione,  nell’ambito dei sistemi educativi e scolastici, un altro problema di non poco conto e cioè “il fatto che ciò viene tralasciato interagisce col resto del sistema in modo non lineare” senza poter avere la possibilità di prevedere e valutare “gli effetti della nostra riduzione della complessità”. E tale reale esito o bagno di umiltà gnoseologica che ci dà il sano pensiero complesso, che è stato così ben metabolizzato, non va messo da parte o demonizzato, ma   interpretato nel suo giusto spessore epistemico deve diventare come una vera e propria risorsa cognitiva ed esistenziale in ogni campo compreso quello educativo.

Così concetti e principi del pensiero complesso come interazione, emersione, relazione, non linearità con le loro poste in gioco sia di carattere metodologico che ontologico, su cui Demetrio Ria ha condotto la sua indagine nei suoi diversi lavori per darci una diversa immagine dei processi educativi e per  rispondere alle nuove ed inedite sfide che ci attendono, acquistano una dimensione più concreta ed operativa, quasi una ‘carnalità’ nel senso di Simone Weil ben espresso nei Cahiers, dove il pensiero è sempre in funzione della vita; nel fare parte integrante del nostro vissuto col richiedere dei sacrifici teorici ed esistenziali insieme, acquistano una dimensione sempre più veritativa grazie alla riflessione filosofica che, se vuole avere un ruolo non secondario nel pensiero odierno, deve proporre in modo costruttivo quelli che Hélène Metzger chiamava ‘rimedi razionali’ contro ogni tipo di riduzionismo e di assolutismo a partire dall’idea di onniscienza nel senso avanzato da Mauro Ceruti. E il variegato universo pedagogico ci offre una sua specifica via verso la complessità, come quella delineata da Demetrio Ria via che si potrebbe anche chiamare ‘frattalica’ dato che si viene a costituirsi nella stessa forma su scale diverse, in quanto il suo oggetto specifico di indagine è la formazione nelle diverse fasi con la costruzione del sé, col vivere più di altri saperi questa condizione tipicamente umana fatta di ondate di alti e bassi, di verità ed errori.


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Mario Castellana, già docente di Filosofia della scienza presso l’Università del Salento e di Introduzione generale alla filosofia presso la Facoltà Teologica Pugliese di Bari, è da anni impegnato nel valorizzare la dimensione culturale del pensiero scientifico attraverso l’analisi di alcune figure della filosofia della scienza francese ed italiana del ‘900. Oltre ad essere autore di diverse monografie e di diversi saggi su tali figure, ha allargato i suoi interessi ai rapporti fra scienza e fede, scienza ed etica, scienza e democrazia, al ruolo di alcune figure femminili nel pensiero contemporaneo come Simone Weil e Hélène Metzger. Collaboratore della storica rivista francese "Revue de synthèse", è attualmente direttore scientifico di "Idee", rivista di filosofia e scienze dell’uomo nonché direttore della Collana Internazionale "Pensée des sciences", Pensa Multimedia, Lecce; come nello spirito di "Odysseo" è un umile navigatore nelle acque sempre più insicure della conoscenza.

2 COMMENTI

  1. Fantástica riflessione, quella dell’articolo proposto, e grandissimo teórico il prof Castellana. Mi piacerebbe molto poterlo incontraire e riprendere le tematiche e gli spunti qui offerti da parte di un modesto docente negli istituti superiori di Torino ma dalle profonde radici salentine. È possibile? Grazie! Buon lavoro! Salvatore De Nuccio

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