Parlare della difesa della vita, dei diritti di un nascituro, può essere un terreno su cui voci distinte e plurali si possano incontrare?

Carte in tavola: sono un credente. Mio malgrado. Sono anche cattolico. Non sempre ne sono fiero, ma lo sono e non ho mai delegato a chicchessia le funzioni del mio pensare libero. Sono nel mio piccolo il direttore di questa testata, che ha certamente una sua linea culturale, più che “ideologica”, ma che, ritengo di poterlo affermare, è sempre aperta al confronto e alla pluralità delle voci e, lo preannuncio, ospiterà volentieri le repliche a questo articolo.

Ma ecco il punto. Mi chiedo: parlare della difesa della vita, dei diritti di un nascituro, della insostituibilità della famiglia è necessariamente una questione ideologica o può essere un terreno su cui voci distinte e plurali si possano incontrare? Possibile che non appena uno dica che bisognerebbe tener presente il punto di vista del bambino, ad esempio su temi come la stepchild adoption, debba essere subito marchiato come “cattolico e omofobo”? Sì, sono cattolico, ma non mi sento omofobo e ritengo che un omosessuale potrebbe pensarla come me quando dico che, prima del diritto ad “avere” un figlio, c’è quello di “essere” figlio di un padre e di una madre.

Questo non significa pronunciarsi conseguentemente contro le unioni civili, non significa preferire che i bambini restino in un orfanatrofio piuttosto che essere adottati da una coppia gay. Significa ricordare che, quale che siano le nostre scelte, c’è sempre una gerarchia di valori e che per provare a riconoscerla insieme non c’è bisogno di scomodare alcun diritto soprannaturale nel quale solo i credenti si riconoscono.

Gerarchia di valori significa, per esempio, che una cosa è far nascere un figlio già orfano di padre o di madre (o, se preferite, con un genitore “surrogato”) e un’altra è adottarne uno che i genitori li ha persi; una cosa è nascere nel ventre di tua madre ed un’altra in un “utero in affitto”; una cosa è avere due papà o due mamme ed un’altra è avere solo due genitori che siano un papà e una mamma: non è un caso se Giovanni Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria, ha dato l’allarme, invocando un dibattito non più prigioniero di un orizzonte “politico ed ideologico” e finalmente aperto a “profili clinici e psicologici”.

In effetti, magari mi sbaglierò, ma io penso che il fatto che ora sia la sola (o quasi) voce cattolica a schierarsi in difesa dei diritti del nascituro non significhi affatto che essi siano terreno esclusivo dei cattolici. Io sono convinto che molti che si dicono di “sinistra” potrebbero, affrancati da prese di posizione ideologiche, riconoscersi in alcuni valori essenziali, perché alla base della trasmissione della vita, dunque alla base della stessa società. Io penso anche che tantissimi omosessuali – ne ho non pochi tra i miei amici e mi capita di sovente di confrontarmi con loro – potrebbero riconoscersi in questi valori. A partire dai quali potremmo costruire un dialogo su un terreno comune e, per esempio, sciogliere presto il nodo insoluto delle unioni civili sulle quali, giustamente, l’Europa ci bacchetta da tempo.

Ah! A proposito dell’Europa, me la fate confessare un’altra cosa? Ma chi l’ha detto che, in tema di umanesimo, l’Europa abbia sempre ragione e noi la si debba sempre inseguire? Mi sono già espresso quanto alla necessità di trovare presto una soluzione legislativa per le unioni civili. Del resto, se qualcuno pensa che lo scriva da “eretico”, gli risponderei che sono in buona compagnia e lo inviterei a leggersi quanto dichiarava sul L’Espresso, poco prima di morire, un gigante come il cardinal Martini.

Ora, però, mica è scontato che l’Europa abbia sempre ragione! A qualcuno piacerà, lo capisco, l’Europa che disgrega la famiglia, che legalizza le droghe e la prostituzione, che alza i muri per respingere gli immigrati o confisca ai rifugiati oggetti e denaro liquido eccedente le 10.000 corone danesi (equivalenti a circa 1.340€) e fa del profitto l’unica legge, scimmiottando il liberismo made in USA. A qualcuno piacerà, lo capisco. Ma non venite a raccontare a me – italiano, figlio della Magna Grecia e discendente di Roma, erede diretto di Dante, Leonardo, Michelangelo e Machiavelli – che io debba apprendere da codesti sedicenti “esempi di civiltà” il concetto di umanesimo. Conoscete la battuta di Checco Zalone: «Ah, e qui mo’ quello strano sarei io

E, se posso dirla tutta, non venitemi neanche a spiegare che inseguire su qualsiasi terreno l’Europa sia “di sinistra”. A proposito, dov’è, davvero, la Sinistra in Italia? Mentre Beatrice Lorenzin bolla l’utero in affitto come “ultraprostituzione”, dove sono le femministe che si battevano per le pari opportunità? Che ne pensano della maternità “surrogata”? E dire che, fino a poco tempo fa, questo termine, “surrogato”, veniva accostato solo al cioccolato di pessima qualità…

Volete sapere qual è, a modesto avviso di chi scrive, il testo più “di sinistra” che ho letto di recente? Ve lo propongo:

«Contagiare di misericordia significa aiutare la nostra società a guarire da tutti gli attentati alla vita. L’elenco è impressionante: “È attentato alla vita la piaga dell’aborto. È attentato alla vita lasciar morire i nostri fratelli sui barconi nel canale di Sicilia. È attentato alla vita la morte sul lavoro perché non si rispettano le minime condizioni di sicurezza. È attentato alla vita la morte per denutrizione. È attentato alla vita il terrorismo, la guerra, la violenza; ma anche l’eutanasia. Amare la vita è sempre prendersi cura dell’altro, volere il suo bene, coltivare e rispettare la sua dignità trascendente”. Contagiare di misericordia significa affermare – con papa Francesco – che è la misericordia il nuovo nome della pace. La misericordia farà fiorire la vita: quella dei migranti respinti sui barconi o ai confini dell’Europa, la vita dei bimbi costretti a fare i soldati, la vita delle persone anziane escluse dal focolare domestico e abbandonate negli ospizi, la vita di chi viene sfruttato da padroni senza scrupoli, la vita di chi non vede riconosciuto il suo diritto a nascere. Contagiare di misericordia significa osare un cambiamento interiore, che si manifesta contro corrente attraverso opere di misericordia» (dal Messaggio della CEI per la 38^ Giornata nazionale per la vita).

 


14 COMMENTI

  1. Caro Paolo, ti preannuncio il mio totale rifiuto delle tue argomentazioni. In questo momento non ho tempo per inviare ad Odysseo un mio articolo sui temi da te affrontati. Spero di poterlo fare nei prossimi giorni. Anzi, ormai che mi sono “esposto” sarò costretto a inviartelo un articolo. Anche se, devo confessarti che sono un pò “stanco” di affrontare argomenti che ormai mi sembrano di “retroguardia”….Va beh!, ciao

  2. e

    Cosa altro aggiungere a queste lucide parole? Se non che gli omosessuali di “periferia” sono ancora abbandonati tra bullismo e pregiudizi, senza che nessuno se ne prenda realmente cura, se non dopo la loro eventuale morte tragica (come da cronache relativamente recenti), più per tornaconto politico che per nobile compassione.
    Poi scusate, la questione della stepchild adoption, specificatamente ai casi di utero in affitto e adozione, mi fa riflettere sul rischio di avere coppie omosessuali di serie A (i ricchi che possono permettersene i costi) e coppie omosessuali di serie B (i poveri che non possono permettersene i costi). Personalmente nella stepchild adoption intravedo una discriminazione latente più che di genere, di classe. E non mi piace.

  3. Mentre facevo tante piccole cosa pratiche mi “tormentava” il pensiero di darti una mia opinione sul tuo editoriale. Ho pensato che prima di entrare nel merito dei problemi che tu poni, c’è una premessa che bisognerebbe chiarire. Poi, forse, è meglio mantenere in calce a questo tuo articolo l’eventale dibattito, per comodità dei lettori. Quindi, rinuncio all’idea di un articolo organico e ti invio una prima osservazione. Ciao

    Carte in tavola: sono un credente.
    E’ una premessa che pone già un paletto. Gli argomenti che tu introduci nel titolo dell’articolo dovrebbero essere oggetto di norme da parte dello Stato, cioè da parte di un Ente Aconfessionale che deve prescindere da fedi, opinioni o appartenenze di qualsiasi tipo. Dichiararsi in partenza “credente” può sembrare un atto di onestà intellettuale (e lo è, in effetti), ma denuncia comunque un atteggiamento che tende a far valere e a tradurre in Legge la propria posizione in quanto credente. Ma sai benissimo che ogni qualvolta entra in gioco l’appartenenza religiosa si affrontano problemi di natura etico-pedagogica, cioè si entra in ambiti del tutto personali, individuali, delicatissimi. Io desidererei confrontarmi con te su questi argomenti in quanto cittadino dello stesso Stato e non in quanto credente o non credente. Vorrei, cioè, che tu e io ci impegnassimo reciprocamente a far sì che lo Stato riconosca i nostri (eventuali) diversi punti di vista su questi argomenti e ne garantisca la realizzazione, naturalmente garantendo anche il diritto di ognuno di noi a non essere danneggiato nella propria persona dai comportamenti dell’altro. Per venire al dunque, tu elenchi tre temi 1) difesa della vita; 2)difesa dei diritti di un nascituro;3) Insostituibilità della famiglia, e ti chiedi se affrontare questi argomenti “sia necessariamente una questione ideologica.”. Mi rifiuto di credere che tu non sia consapevole di quanto questi argomenti siano controversi, e perciò esposti alle “ideologie” di ognuno di noi. Questi argomenti sono intrisi di ideologia. Mi rifiuto di credere che tu possa ignorare quanto sia impossibile che questi problemi possano essere regolati da una Legge che tenga conto solo di un punto di vista, in questo caso del tuo in quanto credente. Con amiciza.Pino Del Mastro

    • Pino, grazie per la tua consueta franchezza. Per me il dialogo non prescinde dall’identità. Quando metto le mie “carte in tavola” e mi dichiaro credente non lo faccio per precludere il dialogo: intendo esattamente il contrario. Non credo all’appiattimento delle posizioni, a chi finge di essere aperto a tutte le idee, ma nasconde la sua; credo, invece, al confronto a viso aperto. In effetti, quello che chiedo è proprio un confronto sull’uomo e non a partire dalla religione. Ho forse mai scritto nel mio articolo che i diritti del nascituro devono essere difesi “in nome di Dio”? Che io possa crederlo, è un conto. Che io lo ponga come base del nostro dialogo, non è la mia premessa e non capisco perchè dovrebbe essere la tua. Questo significa per me spogliarsi dell’ideologia: desiderare un confronto su ciò che dico e non vedere bollate le mie idee come “cattoliche” e dunque in partenza non condivisibili. Se così non è, mi spieghi perché la difesa della vita o dei diritti del nascituro dovrebbe essere solo un tema dei cattolici, esattamente ciò da cui nel mio pezzo prendo le distanze? Quanto alla insostituibilità della famiglia, potrei ricordarti che gli stessi padri Costituenti l’hanno voluta tale e che tra loro c’erano comunisti e liberali, non solo democristiani. O sbaglio? E sbaglio ancora o il decreto Cirinnà afferma di non voler confondere le unioni civili (a favore delle quali prendo posizione) con la famiglia? Se è così, perché ne fai un punto di obiezione? Domandona finale: se avessi scritto “carte in tavola, sono un comunista, un ateo, un anticlericale”, la stostanza delle cose sarebbe stata diversa o no? Io credo di no. Tu credi di sì? Forse si sbaglia uno dei due. Forse entrambi. A presto

  4. A proposito dell’articolo del sig. Paolo Farina, desideravo dire che mi trovo in piena sintonia e pienamente d’accordo. Non so come fare a mettere un mi piace a fondo articolo perchè non sono molto pratica. Un saluto e grazie.

    • Grazie mille, Giuseppe!
      Un attimo dopo aver risposto al tuo precedente commento, ho letto le parole di Vacca. Mi vien da dire: finalmente! Cominciavo a temere di essere il solo a pensare quel che ho scritto. Il fatto poi che uno come Vacca (che certo non può essere bollato, a differenza mia, come “cattolico”) esprima esattamente la stessa tesi che mi sforzavo di argomentare mi è davvero di gran conforto. Magari ora io e te continuiamo a pensarla diversamente, ma ti sono grato per aver colto la sostanza del mio punto di vista.

  5. Ciao Paolo. Allora, vediamo di riprendere il filo del discorso. Io sono abbastanza impulsivo e poco diplomatico, però ho un sostanziale rispetto per la sensibilità e intelligenza altrui, quindi figurati un pò se non rispetto te! Penso che le cose si complicano e si ingarbugliano se non definiamo l’argomento di cui si parla. Si parla del Disegno di Legge Cirinnà? Bene. Allora togliamo di mezzo chi è credente e chi no, chi è di sinistra e chi è di destra o centro, chi è marxista e chi è liberale, ecc. Il titolo del decreto è “Disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili. Art. 1.(Unione civile)
    1. Due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso, di seguito denominate «parti dell’unione civile», possono contrarre tra loro un’unione civile per organizzare la loro vita in comune”. Questo è l’esordio del disegno di legge. Si stanno regolamentando situazioni di fatto, cioè già esistenti, sia di coppie eterosessuali che omosessuali. Tu ed io, mi sembra di aver capito, riteniamo giusto e necessario questo intervento legislativo. Però, a questo punto cominciano a complicarsi le cose. 1. La famiglia e le Unioni Civili: c’è chi vuol tenere distinte le due situazioni. 2. Stepchild adoption: potrebbe essere un modo surrettizio per introdurre la maternità surrogata, l’utero in affitto. 3. Diritto o meno ad avere un figlio, 4. Diritti del nascituro. Il tuo articolo si limita solo ad elencare questi problemi, non li esplicita, si capisce però da che parte stai. Secondo me, ognuno di questi quattro argomenti andrebbe affrontato più dettagliatamente, senza pregiudizi ideologici -appunto-. Ma per superare i pregiudizi, è necessario rimanere ben ancorati alla realtà concreta, a quanto avviene nella società e nel mondo, perchè uno Stato fa le leggi per risolvere e regolare problemi di vita reale e quotidiana e non per mettere in pratica la “volontà di Dio” (perdonami questa ultima punzecchiatura polemica!). Ora chiudo, perchè come dice Enzo Jannacci nella canzone “El Me Indiriss” : “mi, me rendi cûnt che ò rott i ball”. Se non scoccio troppo, magari invio una nota per ognuno dei quattro punti. Ciao a te Paolo e a tutti i lettori e autori di Odysseo.

    • Ok, Giuseppe, manda pure le tue argomentazioni e le leggerò con l’attenzione di sempre e, se vorrai, le pubblicheremo su Odysseo. Ritengo tu abbia colto la mia analisi, ma non la sintesi che di certo non è la “volontà di Dio”: se me lo dici ancora, ti mando al rogo (battuta con battuta si paga). Ciao. Con la stima di sempre

  6. STEPCHILD ADOPTION

    L’articolo del DDL Cirinnà è il seguente :
    Art. 14. (Diritti dei figli e concorso all’adozione o all’affidamento).1. I figli delle parti dell’unione civile, nati in costanza dell’unione civile, o che si presumano concepiti in costanza di essa secondo i criteri di cui all’articolo 232 del codice civile, hanno i medesimi diritti spettanti ai figli nati in costanza di matrimonio. 2. Le parti dell’unione civile possono chiedere l’adozione o l’affidamento di minori ai sensi delle leggi vigenti, a parità di condizioni con le coppie di coniugi. 3. In caso di separazione delle parti dell’unione civile, si applicano con riguardo ai figli le disposizioni dettate dall’articolo 155 del codice civile.

    E’ importante sottolineare che il DDL Cirinnà riguarda tutte le coppie di fatto, etero ed omosessuali. La problematica dell’utero in affitto non è creata dal DDL Cirinnà. Le tecniche riproduttive oggi possibili e la facilità con cui si può viaggiare hanno creato uno scenario completamente nuovo che non c’entra niente con il DDL Cirinnà e con le coppie di omosessuali. Sono coppie di eterosessuali con problemi di infertilità in prevalenza (per evidenti motivi statistici: le coppie di eterosessuali sono la stragrande maggioranza) a ricorrere a tecniche riproduttive le più svariate. Del resto ogni norma che riconosce dei diritti implica il rischio dell’abuso : sarebbe come dire che bisogna evitare il matrimonio perchè pone le basi per l’adulterio o per il divorzio, o che bisogna impedire la costituzione di società commerciali perchè possono provocare la bancarotta fraudolenta. Se oggi si bloccasse il DDL Cirinnà, il problema dell’utero in affitto non verrebbe certamente meno, anzi forse si aggraverebbe. Se questo DDL non comprendesse anche le coppie di omosessuali sicuramente nessuno avrebbe sollevato il problema dell’utero in affitto: ancora una volta si “isolano” e discriminano le coppie di omosessuali: ma è proprio questa discriminazione che si vuole eliminare e che una società civile deve eliminare. L’omofobia passa anche attraverso queste argomentazioni.

    • Giuseppe,
      ti ho fatto fin qui delle osservazioni che tu hai puntualmente ignorato nelle tue risposte. Me ne farò una ragione. Tuttavia, credo che non sia dialogo se tu argomenti e io ti rispondo nel merito, ma poi tu vai avanti con le tue argomentazioni, come se io non ti avessi risposto. Ad esempio, in un passaggio mi dici che bisogna occuparsi della “realtà concreta”, ma ora cambi idea dicendo che il legislatore deve badare alla norma e non al “rischio del suo abuso”: ma quale “rischio”, se già sappiamo che accade e con la stepchild adoption non facciamo altro che avallare la pratica? Il legislatore non si deve forse porre concretamente questo problema? Dimmi: cosa c’è di più “concreto” di una ragazza che, spinta dalla neccessità economica è costretta a dare il suo utero in affitto? Quale donna, se non fosse costretta dalla disperazione, affitterebbe il suo utero? E come la mettiamo col fatto che la Cirinnà, come anche tu hai sottolineato in tuo precedente commento, distingue la famiglia dalle unioni civili e poi, proprio con l’art. 14, riconosce a queste ultime gli stessi diritti della famiglia? Son diversi solo di nome o anche di fatto? Se son diverse solo di nome, ma non di fatto, perché non chiamarle allo stesso modo? Forse al solo fine di aggirare il dettato costituzionale (che ti ho già ricordato e che tu non commenti…)?

  7. Paolo,
    mi dispiace che tu abbia l’impressione che io non voglia rispondere alle tue osservazioni. Non è questa la mia intenzione, anzi. Adesso faccio così: copio dalla tua ultima nota un pezzo alla volta e ti rispondo.
    Tua osservazione:
    1. in un passaggio mi dici che bisogna occuparsi della “realtà concreta”, ma ora cambi idea dicendo che il legislatore deve badare alla norma e non al “rischio del suo abuso”: ma quale “rischio”, se già sappiamo che accade e con la stepchild adoption non facciamo altro che avallare la pratica?
    risposta: (copio anch’io da una cosa che ho già detto)
    Le tecniche riproduttive oggi possibili e la facilità con cui si può viaggiare hanno creato uno scenario completamente nuovo che non c’entra niente con il DDL Cirinnà e con le coppie di omosessuali. Sono coppie di eterosessuali con problemi di infertilità in prevalenza (per evidenti motivi statistici: le coppie di eterosessuali sono la stragrande maggioranza) a ricorrere a tecniche riproduttive le più svariate.

    Non so come fare ad essere più chiaro. Cirinnà o non Cirinnà il problema c’è già e non da ora. Quindi, dico io, cosa c’entra la Cirinnà? Siccome a certe pratiche ricorrono specialmente coppie di eterosessuali infertili (anche regolarmente sposate con matrimonio tradizionale, anche in maggioranza coppie di cattolici) allora cosa facciamo, aboliamo anche il matrimonio? Tu dici che la Cirinnà “avvalla la pratica” e qui sono io che non capisco. Se la Cirinnà deve regolare le “unioni civili” come fa ad ignorare l’aspetto delle adozioni? Deve espressamente vietarle? O deve vietarle solo per gli omosessuali? Ma per procedere ad adozioni non c’è solo il cosiddetto “utero in affitto”, c’è anche l’adozione semplice, quella normale di un bambino in orfanotrofio. Dovrebbe essere vietata agli omosessuali qualsiasi adozione? Questo è un problema diverso dall’utero in affitto. Nella legge dovrebbe essere scritto che l’utero in affitto è vietato? Ma se questa pratica deve essere vietata lo deve essere per tutti non per le sole unioni civili, e non solo per gli omosessuali. Secondo me la pratica dell’utero in affitto ha bisogno di una regolamentazione specifica e configura problemi speciali che solo in minima parte riguardano le unioni civili o le coppie omosessuali. Il problema reale che la Cirinnà cerca di risolvere è quello del riconoscimento giuridico delle coppie di fatto. Non ho quindi cambiato idea sul fatto che -secondo me- la legge deve rispondere ad esigenze reali della vita concreta. Se poi -come tu stesso dici- («ma quale “rischio”, se già sappiamo che accade») certe cose accadono già adesso che la Cirinnà non è ancora legge, perchè dare la colpa a questo disegno di legge? Se il DDL Cirinnà riguardasse solo coppie di eterosessuali, il problema dell’utero in affitto non sarebbe stato sollevato in quanto con o senza unioni civili le coppie di eterosessuali regolarmente sposate ricorrono già all’utero in affitto. Si teme che con la Cirinnà il riconoscimento delle coppie di omosessuali comporti il ricorso all’utero in affitto perchè le coppie omosessuali non possono procreare? Questo è il ragionamento che c’è dietro? ma è un ragionamento rozzo e ingiusto, perchè discrimina gli omosessuali rispetto agli eterosessuali infertili che sono quelli che in assoluta e quasi totale maggioranza ricorrono all’utero in affitto. La Cirinnà nè avalla nè condanna l’utero in affitto, perchè semplicemente non è questo il problema reale a cui risponde

    2. «cosa c’è di più “concreto” di una ragazza che, spinta dalla neccessità economica è costretta a dare il suo utero in affitto? Quale donna, se non fosse costretta dalla disperazione, affitterebbe il suo utero?»
    Beh, Paolo, ma cosa deve fare questa benedetta legge per le unioni civili, deve eliminare la povertà?, ma possibile che tutti i problemi del mondo dipendono da questa legge? Allora si dica chiaro e tondo che questa legge non s’ha da fare punto e basta, perchè solo il matrimonio va bene. Insomma, se in realtà chi fa certe cose disdicevoli sono coppie di eterosessuali, per la maggior parte sposate, cosa può fare una legge che cerca di regolare situazioni di fatto (per etero ed omosessuali) che necessitano di un riconoscimento giuridico? Tu dici che la legge sulle unioni civili va fatta, mi vuoi spiegare allora cosa modificheresti dell’attuale testo? Sarebbe questo un modo concreto per uscire dagli ideologismi e confrontarsi onestamente su un problema reale.

    3. «E come la mettiamo col fatto che la Cirinnà….distingue la famiglia dalle unioni civili e poi, proprio con l’art. 14, riconosce a queste ultime gli stessi diritti della famiglia?»

    Adesso sono io che ti faccio una domanda: allora, secondo te, una coppia di fatto(anche una normale coppia di eterosessuali) che non voglia ricorrere all’istituto giuridico del matrimonio non deve poter adottare? Una coppia di fatto, quindi -secondo te- non è una famiglia? Attendo risposta. Ciao….. a forza di scriverci e confrontarci stiamo diventando una coppia di fatto.

    • Pino, ho capito: mi vuoi prendere per sfinimento (scherzo!). Ho un appuntamento alle 16 e dunque devo correre. Sarò dunque io, stavolta, a darti l’impressione di non voler rispondere. Facciamo così: la mia posizione è esattamente quella di Beppe Vacca che tu stesso mi hai fatto conoscere girandomi la sua intervista. A proposito: grazie a te, sto lavorando a una sorpresa. Stay tuned!

  8. Caro Paolo mi congratulo per il confronto garbato e civile. Hai espresso con puntualità il mio pensiero. Bravo Sabino Figliolia

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