La speranza è che la disabilità risieda solo davvero negli occhi limitati di chi guarda!

I premi ricevuti da “I figli della scimmia” segnano, con esattezza, la qualità che il film di Tommaso Landucci trasmette al pubblico. L’interpretazione di Riccardo Scamarcio, riconosciuta ed insignita alla Mostra del Cinema di Venezia, ricalca il solco di un verismo che affronta la disabilità senza pietismo, aprendo uno spiraglio sulla quotidianità di una famiglia di provincia alle prese con la condizione psicofisica di un bambino che altera gli equilibri in casa, sublimando l’Amore a vette altissime.

Tratto dalla favola di Esopo, il titolo allude proprio alle diverse attenzioni che una scimmia riversa sui propri due figli, soffocando di apprensione l’uno, e trascurando l’altro che, per questo motivo, resta in vita. La cura che Dario offre a suo figlio Enrico è sempre la stessa, un esercizio costante di abnegazione, eppure Dario stringe con suo nipote Giacomo un rapporto di reciproca genitorialità, si nutre, cioè, di tutte quelle aspettative che un padre vorrebbe soddisfare (la moto da trial).

La pellicola, a parere di chi vi scrive, descrive la scissione fra vanità e dovere di un caregiver, la riconoscenza che chiediamo all’esistenza nel momento in cui svolgiamo un compito, ligi al ruolo che ci è stato assegnato, rischiando di interferire in dinamiche altrui speculari ai nostri desiderata.

“I figli della scimmia” affronta tematiche trite e ritrite ma lo fa senza pudore, si mostra per ciò che è senza ricevere in cambio pregiudizi o ritrosie.

E se il Sottoscritto vi racconta, settimanalmente, i diversamente aLibi, la speranza è che la disabilità risieda solo davvero negli occhi limitati di chi guarda!


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

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