
Cercare la strada
Uscì postumo nel 1994 il volume “Cercare la strada. Modelli della cultura”, curato da Maria Corti.
A distanza di più di trent’anni alcune riflessioni in esso contenute si dimostrano davvero utili.
Una su tutte: la definizione e la riflessione sulle epoche esplosive, come la nostra.
È utile ripercorrere alcuni concetti fondamentali del suo pensiero.
In primis, la definizione di semiosfera: generale e unico grande meccanismo culturale o sistema produttore di cultura entro cui si attuano le diverse operazioni della cultura stessa. La semiosfera finisce col coincidere con una sorta di “mente collettiva” che comprende tutti.
Per definire la semiosfera Lotman usò il paragone con le bistecche: da una mucca possiamo ricavare bistecche, ma se rimettiamo insieme le bistecche non avremo mai la mucca; in altri termini, la semiosfera, il meccanismo culturale universale cioè la gigantesca produzione di messaggi e simboli da parte di noi esseri umani, è dotata di unità. Tutto si tiene in unità.
Il pensiero di Lotman contraddice e contrasta di per sé il nazionalismo: la dinamicità della cultura è il frutto della coesistenza, all’interno dello stesso spazio culturale, di diverse lingue, legate da diversi gradi di affinità e traducibilità o, viceversa, di estraneità e intraducibilità. Questa coesistenza della diversità è propria della semiosfera. Ergo: vanno ripensati i concetti di integrazione, assimilazione, nazionalismo, razzismo e va ricercato il pieno riconoscimento e la valorizzazione delle differenze.
Il terreno proprio dell’umano è l’arte, perché trasporta in una sfera di libertà e la funzione dell’arte nel sistema generale della cultura consiste nella creazione di una realtà di gran lunga più libera di quella del mondo materiale. Nell’arte infatti gli oggetti della realtà entrano in nuovi rapporti, vengono “ricombinati”. Dunque l’arte è una finestra sul futuro, il futuro appartiene all’arte e la strada verso il futuro è un’esplosione: tra presente e futuro scorre l’imprevedibilità.
Proprio nella definizione di età esplosiva e per questo di età imprevedibile parlava Lotman, quasi preveggendo. Secondo Lotman una situazione imprevedibile NON è una situazione che sfugge ai rapporti di causa ed effetto: è invece qualcosa che sfugge alla nostra capacità di osservazione. I momenti esplosivi aprono ad eventi probabili di cui è impossibile dire per principio quale si realizzerà: i processi esplosivi realizzeranno uno dei possibili eventi e, quando tale evento si realizzerà, termina la situazione di indeterminatezza e l’intero processo sfocerà “in un altro sistema di regole, dal quale non può più essere ripescato”.
Lotman mette in guardia dall’errore di interpretare un momento di esplosione e, quindi, fare delle scelte basandosi su vecchi schemi e presupposti. L’errore deriva dalla presunzione di voler scoprire, come fanno gli storici, il senso dei fatti storici. Secondo Lotman scoprire il senso equivale a comprendere un linguaggio, ma il linguaggio della storia rimane un mistero perché, se comprendere un linguaggio vuol dire identificare gli elementi significanti ed eliminare quelli accidentali, noi non sappiamo compiere questa operazione in rapporto alla storia.
Lotman dice chiaramente che i momenti esplosivi possono avere effetti distruttivi e ci mette in guardia dall’errore di non comprendere la novità pretendendo di interpretare il presente e fare previsioni sul futuro basandoci su esempi del passato.
Un’ultima riflessione: quando Lotman parla di una semiosfera unitaria che equivale ad una sorta di mente collettiva ci aiuta a capire meglio l’operazione compiuta dai social e, in generale, dalla rete: colonizzare la semiosfera e, quindi, la mente collettiva.
Rifletto: qual è stato lo strumento principale di questa colonizzazione? La banalità, rappresentata fisicamente dall’immediatezza (la stickiness), l’atto di cliccare.


























