«… Per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore nascosto, di struggente bellezza»: in questo stralcio di una lettera mai spedita al marito Diego Rivera c’è tutta la personalità di Frida Kahlo.

Pittrice messicana morta nel 1954, simbolo e icona del femminismo senza saperlo e senza volerlo, pittrice del dolore,  artefice di un proprio surrealismo, Frida fu critica nei confronti degli intellettuali e teorici surrealisti francesi: «Pensavano che fossi una surrealista, ma ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni».

La patria del surrealismo, Parigi, non le piaceva. Dirà: «Piuttosto che avere a che fare con questi parigini preferisco mettermi seduta sul pavimento del mercato a vendere tortillas». No, l’Europa non le piaceva, non era la sua patria. Frida nasce a Coyoacan, sobborgo di Città del Messico, nel 1907,  anche se sosterrà di essere nata davvero nel 1910, autentica figlia della Rivoluzione messicana, Frida ama dipingere ma il “temporale devastante che porterà ad illuminare un fiore nascosto”, il suo, avviene a causa di un terribile incidente, nel 1925, quando ha appena 17 anni. Frida è su un autobus che si scontra con un tram, nell’incidente si frattura il bacino a causa di un palo che attraversa il suo corpo. Le  conseguenze dell’incidente per lei saranno devastanti e segneranno la sua vita. Dovrà subire 32 interventi chirurgici, non potrà avere figli, sarà costretta per mesi a letto e per tutta la vita sopporterà dolori lancinanti.

Ma è a causa di questa infermità che diventerà Frida Kahlo. I suoi genitori, consapevoli del suo amore per la pittura, le regaleranno un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto in modo che possa vedersi e ritrarsi. Le sue opere, i suoi celebri autoritratti, sono originali ma duri, fanno emergere tutto il suo dolore fisico, ma anche la sua voglia di libertà e di anticonformismo.

Deciderà, appena riuscirà a muoversi, di portare le sue opere al famoso pittore messicano Diego Rivera, comunista, gran conquistatore ma uomo grassoccio e già maturo. E qui, avviene il secondo temporale devastante della sua vita o, come dirà lei stessa: «… ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo quando un tram mi mise al tappeto. Il secondo è stato Diego».

I due si sposeranno nel 1929, lui, affascinato dai suo occhi dentro cui “brillava uno strano fuoco” è entusiasta dei suoi quadri e la introdurrà nei salotti artistici che contano. Lei, per seguirlo in tutte le scelte, diverrà un attivista del partito comunista. Il loro fu un grande amore, uno dei più tormentati della storia. Lui la tradirà ripetutamente. Anche lei avrà delle storie, con il rivoluzionario russo Lev Trotsky, con il pittore André Breton e con diverse donne. Ma Frida continuerà a perdonare il marito, anzi dichiarerà: «Più Diego mi tradisce più io lo amo».

Il loro matrimonio finirà nel 1939, dopo il tradimento di Diego con Cristina, la sorella di Frida. Lei, invitata dal teorico surrealista André Breton, deciderà di andare a Parigi, ma fu una fuga temporanea, assolutamente temporanea. Tornerà con Diego, risposandolo un anno dopo, nel 1940.

Intanto, il suo corpo, piegato e straziato dall’incidente, non le consente più di lavorare. Negli ultimi anni si imbottisce di antidolorifici, usa una sedie a rotelle  e le viene amputata una gamba. Frida muore nel 1954, a 47 anni, nella sua città natale, Coyoacan.

Ha creato, nel suo dolore e amore per la vita, un suo stile, uno stile “naif” alla Frida Kahlo, non solo pittorico. Il suo mito, la sua icona sono esplosi dopo la morte. Diventa fonte di ispirazione per stilisti, per il nascente movimento femminista, è simbolo della donna contemporanea.

Lei, Frida,  ci trasmette  ancora l’immagine di una donna messicana dallo sguardo di fuoco,  con le ciglia folte, abiti colorati, fermagli e fiori ad adornare capelli neri. Cosa ci rimane di Frida? Ci rimangono, prima di ogni altra cosa, i suoi quadri. Le sue opere più famose sono i suoi autoritratti, dove Frida è protagonista col il suo volto pieno di contrasti e il suo corpo rotto. Al di là dell’arte, ci rimane anche l’immagine  una donna semplice che ha rivendicato il diritto di essere se stessa, una donna dal carattere forte ma fragile in amore. Ci rimane l’amore per il suo Paese e la sua umiltà poiché mai Frida avrebbe pensato di essere ricordata  e addirittura mitizzata nel corso degli anni. Lo testimonia una sua frase, scritta su un diario poco prima della morte: «Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più». In questo Frida ha sbagliato. Non se n’è mai andata.

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