Intervista alla Dott.ssa Loreta Colasuonno, in prima linea nella lotta al caporalato

Erano 16 persone, forse viaggiavano in piedi, ammassati in furgoncini che si sono schiantati con altri mezzi. Scene apocalittiche, con migliaia di pomodori sull’asfalto e i corpi senza vita delle vittime. Le vittime sono tutti braccianti agricoli extracomunitari che tornavano da una dura giornata di lavoro nelle campagne del Foggiano, per la raccolta dell’oro rosso, i pomodori.

16 persone il numero dei morti che si contano in due incidenti stradali avvenuti a poco più di 48 ore di distanza l’uno dall’altro, il 4 e 6 agosto 2018, e che mostrano drammaticamente, per una tragica fatalità, le stesse modalità e circostanze.

16 persone con nome e cognome, con viaggi di speranza e vite spezzate:

Amadou Balde 20 anni e Moussa Kande 27 anni, entrambi della Guinea, Aladjie Ceesay 23 anni, del Gambia, Ali Dembele 30 anni, del Mali, le 4 persone morte, nell’indicente del 4 agosto, sulla strada provinciale 105 tra Castelluccio dei Sauri e Ascoli Satriano;

Djoumana Djire 36 anni e Mousse Toure 21 anni, del Mali.

Lhassan Goultaine 39 anni e Lahcen Haddouch 41 anni, del Marocco.

Anane Kwase 34 anni; Awuku Joseph 24 anni e Eric Kwarteng 32 anni, del Ghana.

Alagie Ceesay 24 anni e Alasanna Darboe 28 anni, del Gambia.

Eric Romanus Mbeke 28 anni e Ebere Ujunwa 21 anni, della Nigeria.

Bafoudi Camara 22 anni, della Guinea, le 12 persone morte, nell’incidente del 6 agosto, lungo la statale 16 all’altezza dello svincolo per Ripalta, nelle campagne di Lesina.

 ***

A quasi un mese dai tragici incidenti, che hanno visto perdere la vita a 16 braccianti stranieri, cosa è cambiato?

Proviamo a chiederlo alla Dott.ssa Loreta Colasuonno, Vice-questore aggiunto e dirigente del Commissariato di Pubblica sicurezza di Cerignola, che ha seguito dal principio le vicende dello scorso 6 Agosto ed è impegnata in prima linea nella lotta al caporalato.

Buongiorno, dottoressa. Parliamo del caporalato: esiste connivenza tra imprenditori agricoli e criminalità?

La connivenza tra imprenditori agricoli e la criminalità è sicuramente un elemento fondamentale per lo sfruttamento della manodopera a basso costo. Il caporale si occupa di adescare i lavoratori e contrattare con gli imprenditori il prezzo della manodopera, intascando un’elevata percentuale per questa azione di “mediazione” illecita, naturalmente a scapito dei lavoratori. Senza il tacito consenso degli imprenditori, questo meccanismo non potrebbe avvenire con tanta facilità, ma oramai agevolare i caporali può essere considerato per certi settori un costo dovuto, quasi come pagare il pizzo.

Lei riconosce che il fenomeno esiste ed è preoccupante. Quali sono le cause che contribuiscono ad alimentarlo?

Le cause del caporalato sono da ricercare soprattutto nella presenza massiccia di lavoratori da sfruttare e nella mancanza di una politica che disciplini in maniera seria il prezzo dei prodotti: infatti, se il prezzo del prodotto è bassissimo l’agricoltore o abbandona la raccolta o si rende complice della catena di sfruttamento.

Qual è la situazione nel foggiano?

La situazione nel foggiano è più o meno quella di sempre: i ghetti esistono ancora come ancor più vi sono collegamenti tra i caporali e la criminalità.

I controlli anti-caporali? Chi e quando? Dopo l’incidente qualche operatore ha ripreso furgoni che continuavano il trasporto dei migranti nei campi per la raccolta dei pomodori, come se nulla fosse successo.

Un’impennata nei controlli sicuramente si è registrata dopo i due incidenti di agosto. Tuttavia, l’operato delle forze dell’ordine, da solo, non può essere sufficiente. Occorrerebbero sicuramente più controlli da parte dell’ispettorato del lavoro e più denunce da parte dei lavoratori che, se si riunissero per denunciare, acquisterebbero più forza.

Cosa ne pensa della presenza dei rappresentanti politici a Foggia dopo i fatti del 6 Agosto?

È giustissimo che i rappresentanti del Governo e le alte cariche dello Stato si rechino a Foggia dopo gravi fatti di sangue, ma dovrebbero farlo anche “prima” che succedano queste tragedie. Purtroppo è una prassi che sembra ripetersi. Il 9 agosto 2017, in una strage di mafia a San Marco in Lamis, vengono massacrati i fratelli Luciani, due agricoltori che si trovavano per caso sul luogo di un regolamento di conti mafioso: il 10 agosto, il giorno dopo, il Ministro Minniti è a Foggia e decide – dopo decine di segnalazioni giunte da noi organi periferici – l’invio di consistenti rinforzi da assegnare alle forze di polizia. Un anno dopo, fra il 4 e il 6 Agosto muoiono 16 migranti regolari che lavorano nei campi, e il 7 agosto Salvini è a Foggia per presiedere un comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Sono stati disposti rinforzi per le Forze dell’Ordine, ed è perfetto: perché sono quelle stesse Forze dell’Ordine che, sotto la guida del Prefetto e del Procuratore della Repubblica, sono già artefici di centinaia di controlli e operazioni contro criminalità organizzata e caporalato. Ma che da sole non possono contrastare una situazione devastata, che per essere vinta presuppone interventi ad hoc e un ripensamento globale del ruolo del territorio foggiano, a livello di opinione pubblica, di media e di istituzioni.

A distanza di un anno dal duplice omicidio da Lei citato e a poco meno di un mese dal tragico incidente di Ripalta, quali azioni concrete sono state messe in atto?

Rispetto ai fatti dello scorso anno, c’è da segnalare tra le note positive l’incremento delle pattuglie sul territorio. Sono stati fatti dei piani straordinari di controllo del territorio, che hanno previsto un rafforzamento delle azioni di pattugliamento del territorio sia da parte della Polizia di Stato che dalla Guardia di Finanza. Anche i Carabinieri hanno ricevuto importanti risorse grazie all’inaugurazione dell’unità speciale “Cacciatori di Puglia”. Grazie a questo maggiore dispiegamento di forze il controllo del territorio è notevolmente migliorato. Una prova tangibile è la quasi completa scomparsa delle rapine e gli assalti ai portavalori sulla SS. 16 bis, che sono stati protagonisti delle cronache foggiane degli ultimi anni.

Per quanto riguarda il caporalato, non si può certo dire che il fenomeno sia diminuito dallo scorso 6 agosto. Come Forze dell’Ordine, abbiamo incrementato i controlli notturni anti-caporalato, che hanno portato nelle scorse settimane all’arresto di un caporale in prossimità del centro di accoglienza di Borgo Mezzanone. Di fatto, però, non è sempre semplice cogliere in flagrante questi tipi di organizzazioni criminali, anche perché dopo i fatti di Ripalta abbiamo notato che i caporali non si spostano più con i furgoni ma con delle normali autovetture, più facilmente confondibili e, quindi, più difficili da rintracciare.

Dalla sue parole si evince una certa preoccupazione per la situazione della criminalità nel foggiano.

Foggia è ormai come il napoletano, è come Palermo. Quando questo verrà finalmente compreso, si potranno affrontare, e sconfiggere, i problemi in modo concreto. Le segnalazioni giunte a Roma dagli organi periferici (per non parlare delle audizioni presso le commissioni parlamentari antimafia e altre) circa la gravità dei fatti che avvengono nel foggiano sono decine. Il triste ghetto di Rignano è stato smantellato nel marzo 2017 con un’imponente azione di polizia durata vari giorni e senza una manganellata. E la favela si è poi riformata sotto gli occhi di tutti. Come sempre, la soluzione dei problemi viene rimessa a poliziotti e carabinieri. Ma quando una società civile rimette anche le politiche sociali – come in questo caso è quella sul lavoro – a Forze dell’Ordine e Magistratura, vuol dire che è una società che sta andando alla deriva.

***

Non possiamo non ricordare che tre anni fa, il 13 luglio del 2015, in un’estate bollentissima, nell’agro di Andria, Paola Clemente moriva scacciata dal suo lavoro. Una bracciante, una donna, una mamma sottoposta a lavorare in modo disumano per pochi euro, euro che servivano per la sua famiglia, per i suoi figli.

A distanza di un anno, dalla tragica morte della Clemente, fu approvata la legge n. 199 del 29 ottobre 2016, sul contrasto al lavoro nero e allo sfruttamento dei lavoratori in agricoltura, dedicandola alla sua memoria, ma anche a tutti coloro, uomini e donne, italiani e migranti, costretti a lavorare, nei campi e non solo, sotto caporale e con paghe da fame.

La Legge n. 199/2016 stabilisce che commette reato di sfruttamento chiunque recluti per conto terzi o impieghi personalmente manodopera approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. In particolare, è indice di sfruttamento la reiterata corresponsione di uno stipendio palesemente più basso rispetto a quello previsto dai contratti nazionali, la violazione delle normative sull’orario di lavoro, sul riposo e sulle condizioni igieniche  del lavoratore.

Vite stritolate e macinate dalla precaria e illegale condizione lavorativa gridando giustizia e verità per un mondo più giusto e più vero.

Homo homini lupus, “l’uomo è lupo per l’altro uomo”?

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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

2 COMMENTI

  1. Drssa Colasuonno lei è una persona magnifica ed una donna che sa fare il suo lavoro. MAGARI AL SUD ESISTESSERO TANTE COME LEI, NON SI VERIFICHEREBBERO PIÙ TRAGEDIE CHE VEDONO VITTIME DEL CAPORALATO. GRAZIE DI ESSERCI SEMPRE, CERIGNOLA É FIERA DI LEI.

  2. Grande intervento del Vice Questore Drssa Loreta Colasuonno. Effettivamente valutando le sue risposte a seguito dell’intervista, si evince che sul problema del caporalato si sta impegnando tanto. Ma non è solo questo che lei riesce a fare, non ha dei limiti ai suoi provvedimenti e ai suoi controlli, veramente è una risorsa che onora la città di Cerignola. Ringrazio a nome di tutti la drssa Colasuonno per tutto il suo lodevole impegno.

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