“Anche alle narici di adulti e bambini, impegnati nel progettare e realizzare il parco, arriva il fragrante invito. Chiedono notizie sul pane, che troneggia su una realizzazione di legno”.

Soffice, tiepida, rotonda. Venuta alla luce da un rovente utero alimentato da un fascio di raggi di sole che hanno percorso a gran carriera molti milioni di chilometri… in appena otto minuti, per la smania di cuocerla. Una pagnotta di pane. Integrale. Che ammalia, al semplice guardarla, con l’avvolgente linearità della sua forma a cupola. La guardi con stupore e… sorridi per i rintocchi di bellezza.

Vellutata, di un marrone brillante, la crosta. Ombreggiata, a salti, da un discreto velo di riservato beige. Scavata in profondità da ruvidi solchi, dai quali sono fuggite, per tempo, bolle d’aria, amanti della libertà, che non avevano nessuna voglia di rimanere intrappolate negli alveoli della mollica, le cui muraglia si spalancano non appena bocche affamate, con denti issati come baionette, le abbattono.

A donartene due, con un caldo sorriso ed occhi dolci, Maddalena, primogenita di Luisa e Vincenzo Paolillo, titolare del panificio “Il Fornaio dei Mulini Vecchi”, persone a tutto tondo, panificatori per tradizione familiare, alle prese di notte e di giorno, nei periodi feriali ed in quelli festivi, con grano “senatore Cappelli”, con il vecchio mulino a pietra, la farina, impasti, lievito madre, forno, bancone di vendita, clienti, fornitori, burocrazia, e… spossatezza, condita di magnanimità.

Le belle pagnotte, salutano, festanti, il litorale barlettano che ha dato loro i natali. Una si accomoda a Bari sulla rustica mensa di legno del nascente parco “Gargasole”, un fazzoletto della ex caserma “Rossani”, che vede indaffarati nell’ideazione, progettazione e realizzazione, cittadini di ogni età, condizione culturale, economica e genere.

Il suo profumo raggiunge le antenne di formiche, indaffarate nel ripristinare gallerie fatiscenti per la pioggia. Non intendono distrarsi, i laboriosi insetti, hanno voglia di recuperare la dimora sconquassata. Subito. Direttamente. Come i terremotati d’Italia, inondati di promesse ed abbandonati a se stessi. Invece, si precipita, anelante, caracollando, un cane che bruca erba spontanea, come una capretta.

Anche alle narici di adulti e bambini, impegnati nel progettare e realizzare il parco, arriva il fragrante invito. Chiedono notizie sul pane, che troneggia su una realizzazione di legno. La loro curiosità viene soddisfatta con sobrie informazioni. “Chi l’avrebbe mai detto che una pagnotta potesse suscitare tanto interesse!? Chi vuoi, per la totalizzante pressione pubblicitaria, che oggi degni di uno sguardo il pane evocante le gigantesche pagnotte di una volta, madide del sudore delle nonne!?” sussurra, enigmatica, una flebile voce femminile.

Materia prima? Frumento della varietà “senatore Cappelli” o “Saragolla”, a chilometro zero, alimentato dai nutrienti del fertile suolo pugliese, che catturano l’energia del focoso sole nostrano. Ruotano con energia solare, le pale del mulino, e le macine di pietra frantumano con gusto tutto il chicco, anche il germe, ricco di vitamine, enzimi, micronutrienti e sali minerali.  Gran parte delle farine in commercio, invece, raffinate, deleterie per la salute, non presentano traccia del cuore del grano, per la smania di stoccarle per lunghissimi periodi in giganteschi silos. E speculare! Sulla salute della gente e la devastazione dei beni comuni.

Ne viene fuori una farina integrale. Schietta! (Non quella contrabbandata come integrale, costituita invece da un miscuglio di farina raffinata e crusca.)  Che non ha nulla a che vedere con quella proveniente dal Canada irrorata generosamente con il grifosate, il micidiale seccatutto. Perché quella fredda terra non viene baciata dal sole! Ed allora, con aerei sulle sterminate distese a monocoltura di grano viene disseminata la morte… che regala generosamente il cancro anche a tanti abitanti del Pianeta.

La nutriente polvere ambrata, impastata con acqua, lievito madre e un pizzico di sale, dà vita a numerose pagnotte. Per ventiquattro ore, senza fretta, loro crescono di volume, placidamente godendosi costante umidità e temperatura. Intanto, a breve distanza si spalanca, la bocca del forno che le coccolerà con ardente calore per portarle a completa maturazione.

Ascolta attentamente, la gente assiepata, quello che per una intera notte hanno visto i tuoi occhi, sentito, le tue orecchie, annusato, le narici, gustato le papille. Annuisce con compiacimento. Postura ferma, occhi sgranati, testa che assente, con un leggero movimento.

Il coltello non si dà tregua, passa di mano in mano, e tocchetti di bontà raggiungono il naso che indugia nell’assaporarne la fragranza, mentre la bocca, che aspetta impaziente, borbotta. Intanto dalle ghiandole salivari scendono cascate di ptialina. Le mamme presenti non solo soddisfano le loro esigenze, ma provvedono anche a rifornire i loro cuccioli. I quali avvicinano alle boccucce il prelibato pane. Dal piacere che provano, sembra che dicano: “Altro che… torte, dolcetti, caramelle e merendine! Quant’è buono!”

Arriva, ansante il cane, “sovrintendente” dei lavori del parco. Scodinzola di brutto, pretendendo legittima attenzione. Issandosi sulle zampe posteriori si appoggia alla mensa e reclama con guaiti e con la lingua esagitata la sua parte. Viene accontentato, e si allontana, allegramente trotterellando.

Delle due pagnotte, una l’avevi regalata al Giorgia, una giovane signora che porta la stesso nome della tua nipotina a cui non sono ancora spuntati i dentini. Aveva coordinato, come esperta, mediante un approccio creativo il workshop di progettazione del giardino e delle isole di paesaggio. I suoi occhi non credevano al disinteressato dono. L’altra, alla promotrice politica del parco nato con la partecipazione dei cittadini, l’Assessore Carla Tedesco, in segno di apprezzamento per la sua bellissima iniziativa, per la costante e vigile presenza nelle varie fasi dei lavori.

“Ha riscosso un gran successo, il pane! Divorato in men che si dica!” dichiara ad alta voce mentre con gusto ne assapora un ritaglio. ”Carla”, interloquisci, “è tutto merito tuo che ne hai proposto la condivisione! Evidentemente, la gente apprezza i prodotti autentici! Vedrai che anche il parco, che nasce dalle reali esigenze dei cittadini, verrà vissuto intensamente!”.

Un leggero venticello fa cadere un tovagliolo di carta per terra. Fai per raccoglierlo e noti che tantissime formichine, interrompendo momentaneamente il ripristino dei loro tunnel, si sono precipitate nel fare incetta di molliche. Ne arrivano altre a frotte, allora, rastrelli con la mano le briciole depositatesi e le versi sul terreno. Una manna scende dal cielo per i meravigliosi insetti che in società sanno stare meglio degli uomini, facendo lavoro di squadra per gli interessi dell’intera collettività. Il loro ego non è ipertrofico, come quello di molti umani.

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Domenico Dalba
Percorso scolastico. Scuola media. Liceo classico. Laurea in storia e filosofia. I primi anni furono difficili perché la mia lingua madre era il dialetto. Poi, pian piano imparai ad avere dimestichezza con l’italiano. Che ho insegnato per quarant’anni. Con passione. Facendo comprendere ai mieli alunni l’importanza del conoscere bene la propria lingua. “Per capire e difendersi”, come diceva don Milani. Attività sociali. Frequenza sociale attiva nella parrocchia. Servizio civile in una bibliotechina di quartiere, in un ospedale psichiatrico, in Germania ed in Africa, nel Burundi, per costruire una scuola. Professione. Ora in pensione, per anni docente di lettere in una scuola media. Tra le mille iniziative mi vengono in mente: Le attività teatrali. L’insegnamento della dizione. La realizzazione di giardini nell’ambito della scuola. Murales tendine dipinte e piante ornamentali in classe. L’applicazione di targhette esplicative a tutti gli alberi dei giardini pubblici della stazione di Barletta. Escursioni nel territorio, un giorno alla settimana. Produzione di compostaggio, con rifiuti organici portati dagli alunni. Uso massivo delle mappe concettuali. Valutazione dei docenti della classe da parte di alunni e genitori. Denuncia alla procura della repubblica per due presidi, inclini ad una gestione privatistica della scuola. Passioni: fotografia, pesca subacquea, nuotate chilometriche, trekking, zappettare, cogliere fichi e distribuirli agli amici, tinteggiare, armeggiare con la cazzuola, giocherellare con i cavi elettrici, coltivare le amicizie, dilettarmi con la penna, partecipare alle iniziative del Movimento 5 stelle. Coniugato. Mia moglie, Angela, mi attribuisce mille difetti. Forse ha ragione. Aspiro ad una vita sinceramente più etica.