L’Aluluria è una commedia latina di Plauto che ha come protagonista un vecchio avaro di nome Euclione, che trova nel giardino di casa sua una pentola d’oro, decide così di sotterrarla nuovamente e di vegliare con ansia su di essa.

L’opera di Plauto ha ispirato Molière nella sua commedia L’avaro: anche in questo caso il personaggio diventa sospettoso e vede dappertutto una minaccia ai suoi averi.

“Fammi vedere la mano! Ora anche l’altra!”, esclama il vecchio Euclione ormai sospettoso di tutti e tutti, rivolgendosi al giovane Liconide, innamorato di sua figlia. Infatti, secondo il luogo comune dell’amore contrastato, il vecchio avaro s’opporrà al matrimonio dei giovani. Sarà lo stesso giovane Liconide a rubare la pentola d’oro, fomentando l’ansia e le paure di Euclione che, costretto dagli eventi, concede sua figlia al giovane.

Il personaggio plautino, come poi quello di Molière, rappresenta, dunque, l’emblema dell’avaro, di colui che è affetto in modo, si direbbe, patologico da avarizia. L’avaro è cieco, tormentato da sospetti che lo rendono esilarante e comico, arriva a voler perquisire chi gli sta attorno, guarda ossessivamente al suo tesoro e finisce per non veder altro.

La lezione plautina anticipa, così, quella cristiana, se vogliamo anche francescana, come invito alla sobrietà e all’uso giusto dei beni materiali.

Un invito rivolto ancora ai potenti che muovono le fila dell’economia: anch’essi dovrebbero comprendere l’insegnamento di questa commedia, il cui messaggio era ben radicato nell’immaginario collettivo del popolo romano e intravedeva la bellezza di una vita sobria secondo il valore classico dell’humanitas.

D’altronde, in tempi in cui tanti disperati non hanno di che vivere, non è detto che rinchiudersi in palazzi d’oro e torri d’avorio, come novelli Paperon de’ Paperoni, dia davvero la felicità.

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Giuseppe Volpe
Giuseppe Volpe è nato nel 19/04/1986 ad Andria. Ha conseguito nel 2010 la laurea triennale in Lettere classiche con una tesi in Didattica del greco sugli epigrammi erotici di Paolo Silenziario, poeta bizantino, conseguendo nel 2013 la laurea magistrale in “Filologia, letterature e storia dell’antichità” con una tesi in Paleografia greca. Pubblica nel 2006 la sua prima raccolta di poesie, “La natura dei simboli”, e nel 2008 la seconda raccolta poetica, “Il fuoco”, e poi nel 2013 la terza, “Piccolo Canzoniere, poema d’amore tra l’anima e Dio”. Ha partecipato a vari concorsi letterari ottenendo ottimi risultati, collaborando anche con artisti locali per la produzione di spettacoli teatrali.

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