Risulta strano, o meglio arduo, scrivere cercando di raccontare la propria città. Appare, probabilmente, un esercizio folle cristallizzare su carta dei pensieri da “inviare “, idealmente, al luogo dove si è nati e cresciuti.

Una città è un insieme di abitazioni, molte delle quali abbelliscono storici vicoli che, a loro volta, si intersecano con strade che confluiscono in eleganti piazze. Luoghi popolati da cittadini che, come tanti puntini geometrici, intersecano la loro esistenza con quella di altre persone generando opere e azioni innovative ed, in alcuni casi, uniche.

La città che quindi diventa una grande fucina dove “fabbricare” quotidianità e quindi identità, ovvero l’insieme delle peculiarità che concorrono a rendere esclusivi e non ripetibili luoghi e persone.

Andria, pertanto, un luogo unico ed esclusivo.

Andria colorata del verde dei suoi ulivi secolari capaci, da un lato, con la loro bellezza esclusiva, di offuscare il grigio del cemento e dall’altro di dimenticare le depredazioni operate, negli anni, da inutili ominicchi affamati di potere.

Andria costantemente monitorata dai tre campanili: vere e proprie vedette visibili, in tutta la loro maestosità, da lunghe distanze.

Andria dominata dal mastodontico maniero federiciano: luogo misterioso che idealmente avvolge, nella sua forma ottagonale, ogni singolo angolo della città dell’olio.

Andria e il sangue versato per le sue strade: una guerra cruenta tra clan che ha reso questa città, così bella e contraddittoria, un campo di battaglia governato dalla forza distruttiva della violenza.

Andria e il cancro della droga: sempre più giovani vengono letteralmente “catturati” dai tentacoli di questa piovra in continua espansione e, di converso, sempre più sciacalli, o meglio depredatori di vita, accumulano ricchezze trasformando persone in larve.

Andria, troppo spesso, indifferente alle lacrime presenti negli sguardi spenti delle tante prostitute sfruttate nelle strade del suo agro.

Andria che, troppe volte, cerca rifugio, quindi carezze ed abbracci, in un cortile del suo centro storico: il cortile di Via Quarti.

Andria e il senso di impunità peculiare delle tante iene perverse ed imbattibili nell’abbruttire, attraverso incendi e danneggiamenti, la bellezza di alcune opere realizzate con sudore e sacrificio da onesti cittadini.

Andria, dagli occhi offuscati dai fiumi di alcol che assume in occasioni particolari.

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Andria la mia città che non mi piaceva e che volevo abbandonare: un luogo scontato che oramai non catturava più alcuna curiosità. D’un tratto c’è stata l’evoluzione accompagnata da un inaspettato stupore: innamorarmi di ciò che conoscevo per intraprendere il sentiero eccezionale rispetto alla regola generale, secondo la quale le persone rimangono attratte da ciò che è nuovo. Il fascino dell’ignoto che viene scalzato quindi dalla bellezza di ciò che è noto.

La città diventa oggetto di cure e di attenzioni proprio come una persona a cui si vuole bene. Un sentimento, diverso dal sentimentalismo, è il vero impulso che spinge qualcuno a proteggere, ed in alcuni casi ad immolarsi per qualcun altro o qualcos’altro.

La città protetta da sentinelle vigili: i suoi cittadini dotati di occhi rigenerati e quindi innamorati.

 

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Giuseppe Leonetti
Una famiglia dalle sane radici, una laurea in Giurisprudenza all’Università di Bologna, con una tesi su “Il fenomeno mafioso in Puglia”, l’esperienza di tutti i giorni che ti porta a misurarti con piccole e grandi criticità ... e allora ti vien quasi spontaneo prendere una penna (anzi: una tastiera) e buttare giù i tuoi pensieri. In realtà, non è solo questo: è bisogno di cultura. Perché la cultura abbatte gli stereotipi, stimola la curiosità, permettere di interagire con persone diverse: dal clochard al professionista, dallo studente all’anziano saggio. Vivendo nel capoluogo emiliano ho inevitabilmente mutato il mio modo di osservare il contesto sociale nel quale vivo; si potrebbe dire che ho “aperto gli occhi”. L’occhio è fondamentale: osserva, dà la stura alla riflessione e questa laddove all’azione. “Occhio!!!” è semplicemente il titolo della rubrica che mi appresto a curare, affidandomi al benevolo, spero, giudizio dei lettori. Cercherò di raccontare le sensazioni che provo ogni qualvolta incontro, nella mia città, occhi felici o delusi, occhi pieni di speranza o meno, occhi che donano o ricevono aiuto; occhi di chi applica quotidianamente le regole e di chi si limita semplicemente a parlare delle stesse; occhi di chi si sporca le mani e di chi invece osserva da una comoda poltrona. Un Occhio libero che osserva senza filtri e pregiudizi…