Woman among sunflowers wearing white dress on her back and lifting hat at sunset

Un caffè con Boris Pasternak

Vivere sempre, anche quando costa: nessuno slogan motivazionale, solo una presa di posizione. Di quelle che obbligano a scegliere da che parte stare quando la vita smette di essere comoda.
Boris Pasternak questo prezzo lo ha conosciuto bene. Non è stato soltanto il grande autore de Il dottor Živago, ma un uomo che ha pagato caro il rifiuto di piegarsi alle ideologie, scegliendo la fedeltà alla propria coscienza. Poeta prima ancora che narratore, russo fino al midollo e allergico a ogni forma di dogmatismo, ha attraversato il Novecento tenendo insieme ciò che la storia voleva separare: arte e vita, amore e responsabilità, libertà e fragilità.

Con lui, davanti a un caffè che sa di solitudine e silenzio, ho provato a parlare di una parola che oggi usiamo molto e forse capiamo poco: autenticità.

Boris, oggi tutti parlano di “vivere autenticamente”. Ma cosa significa davvero?

Significa smettere di voler apparire coerenti. L’uomo autentico non è quello che non cade mai, ma quello che non cancella le proprie cadute. La perfezione è una forma di sterilità: non genera vita, non genera bellezza.

Eppure siamo ossessionati dai modelli, dai tipi, dalle etichette…

Appartenere a un modello, una schiera, un’etichetta è comodo, ma è una rinuncia. Quando accetti una forma prestabilita, smetti di cercare. E quando smetti di cercare, quando la curiosità ti fa paura, smetti di vivere davvero.

In effetti, nelle tue pagine la vita sembra sempre più grande delle teorie che pretendono di spiegarla.

Perché lo è. La vita non chiede di essere capita una volta per tutte, ma di essere attraversata. Si rinnova, si corregge, si ricrea continuamente. Le ideologie vogliono addomesticarla; l’amore, invece, la lascia essere.

L’amore, appunto. Nei tuoi personaggi non è mai un sentimento facile.

L’amore autentico non è mai facile. Non illumina tutto subito. È una capacità che si impara vivendo, sbagliando, ora lasciando Itaca, ora facendovi ritorno. Non rende superiori o inferiori: mette in gioco tutto l’essere, senza graduatorie.

In un tempo rumoroso come il nostro, dove trovare lo spazio per questa verità?

A volte nel silenzio della natura, altre volte nella fatica, altre ancora in una musica che non mente. Ma soprattutto nell’umana comprensione, quella che nasce quando le parole si fermano perché l’emozione ha già detto tutto.

Allora vivere autenticamente non è prepararsi alla vita?

No. È viverla. Qui. Ora. Senza rimandare. L’uomo non nasce per allenarsi all’esistenza, ma per abitarla, con gli altri. Perché una felicità isolata non è felicità. La vita vera è quella che si intreccia con la vita che ci circonda, senza lasciare segni clamorosi, ma tracce profonde. Non siamo mai al riparo dagli alti e bassi emotivi, ma possiamo provare a gestirli: con chi ci sta di fronte. Come fossimo dei girasoli.

Finito il caffè, Pasternak si alza. Non lascia formule, né ricette. Solo un invito silenzioso: vivere sempre, anche quando costa.
Forse è questo, ancora oggi, il gesto più rivoluzionario.

***

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La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba. Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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