Circa 15 milioni di neonati, l’11% del totale, nasce ogni anno pretermine, cioè prima delle 37 settimane di gestazione. Essi hanno tassi più elevati di morte neonatale, quasi 1 milione di decessi ogni anno. Vi sono anche conseguenze sulla salute a lungo termine, con un maggior rischio di malattie respiratorie, paralisi cerebrale, infezioni e cecità, rispetto ai bambini nati dopo 37 settimane.

Adesso, attraverso un algoritmo messo a punto dalla professoressa andriese di Fisica dell’Università di Bari, Sonia Tangaro, sarà possibile prevedere quali donne siano a maggior rischio di parto pretermine per aiutare gli operatori sanitari a trattarle tempestivamente. A spiegarcelo è proprio la D.ssa Tangaro.

Ciao, Sonia. Com’è possibile prevedere un parto prematuro attraverso un algoritmo?

L’algoritmo analizza dati ottenuti dal microbioma di donne fino alla trentaduesima settimana di gravidanza. Nella pratica viene fatto uno striscio a cui segue il sequenziamento genomico della popolazione dei microbi e batteri rilevata. L’algoritmo analizza questi dati e viene addestrato a riconoscere il microbioma di donne la cui gravidanza arriverà a termine dalle altre.

Dove si colloca, scientificamente, in questo senso, il tema del microbioma?

La possibilità di utilizzare l’interazione tra popolazione microbica e ospite (in questo caso la donna) come indicatori di benessere o marcatore di patologia o predittori di situazioni a rischio è un filone di ricerca nuovo e molto promettente.

Il microbioma umano è l’insieme di tutti i microrganismi che vivono in simbiosi con il corpo umano. I batteri in un corpo umano medio sono dieci volte più numerosi delle cellule umane, per un totale di circa 1000 geni in più di quelli presenti nel genoma umano. A causa delle loro piccole dimensioni, tuttavia, i microrganismi costituiscono solo circa l’1-3% della nostra massa corporea. Questi microbi sono essenziali per mantenere lo stato di salute. Per esempio, producono alcune vitamine che i nostri geni non sono in grado di sintetizzare, scompongono il nostro cibo per estrarre i nutrienti di cui abbiamo bisogno per sopravvivere, insegnano al nostro sistema immunitario come riconoscere gli invasori pericolosi e persino producono utili composti antinfiammatori che combattono altri microbi che causano malattie. Molti studi hanno dimostrato che i cambiamenti nella composizione del microbioma umano è correlato a numerosi stati patologici, indicando la possibilità che la manipolazione di queste comunità potrebbe essere usata per trattare la malattia.

Quali problemi potrebbero insorgere partorendo prima delle 37 settimane di gestazione, e quanti e in che maniera se ne potrebbero evitare?

A livello globale, circa 15 milioni di neonati, l’11% del totale, nasce ogni anno pretermine, cioè prima delle 37 settimane di gestazione. Essi hanno tassi più elevati di morte neonatale, quasi 1 milione di decessi ogni anno. Vi sono anche conseguenze sulla salute a lungo termine, con un maggior rischio di malattie respiratorie, paralisi cerebrale, infezioni e cecità, rispetto ai bambini nati dopo 37 settimane.

Prospettive future per la ricerca?

La capacità di prevedere con precisione quali donne sono a maggior rischio di parto pretermine può aiutare gli operatori sanitari a trattarle tempestivamente, ad esempio con i corticosteroidi per la maturazione del feto e la somministrazione di solfato di magnesio durante la gravidanza. Mentre sono noti diversi fattori associati al parto pretermine, tra cui l’età materna, l’indice di massa corporea (BMI), l’istruzione, il fumo, l’anamnesi di parto pretermine, la cervice corta e i polimorfismi genetici, attualmente non esistono strumenti clinici che consentano di prevedere in modo precoce e affidabile il parto pretermine. L’algoritmo sviluppato per l’analisi del microbioma delle donne in gravidanza sembra fornire indicazioni abbastanza precise sulla probabilità di parto pretermine e pertanto questi studi possono essere utilizzati per l’identificazione delle gravidanze a rischio, attenuandone gli effetti negativi sui neonati, sulle famiglie e sul sistema sanitario in generale. Sebbene questo sia uno studio preliminare è molto incoraggiante e ci spinge a perseguire uno studio sistematico su questa strada per validare e migliorare i risultati attuali.


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Iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Puglia, ho iniziato a raccontare avventure che abbattono le barriere della disabilità, muri che ci allontanano gli uni dagli altri, impedendoci di migrare verso un sogno profumato di accoglienza e umanità. Da Occidente ad Oriente, da Orban a Trump, prosa e poesia si uniscono in un messaggio di pace e, soprattutto, d'amore, quello che mi lega ai miei "25 lettori", alla mia famiglia, alla voglia di sentirmi libero pensatore in un mondo che non abbiamo scelto ma che tutti abbiamo il dovere di migliorare.

1 COMMENTO

  1. Ciao Odisseo.. che dirti bella scoperta sapere che ci sono possibilità di sapere in anticipo che la gravidanza non giungerà a termine ma il grande problema secondo me, che vissuto questa esperienza, è il non avere abbastanza strutture di neonatologia.. In zona, per così dire, ci sono strutture a Foggia, Bari e Acquaviva delle fonti. Un bel po’ lontane da noi se si pensa che intervenire con mezzi adeguati nei primissimi attimi di vita del prematuro è di fondamentale importanza non solo per la sopravvivenza del prematuro ma soprattutto per limitare la possibilità di deficit di ogni genere. La mamma di una prematura “fortunata”

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