Alla luce di Amoris laetitia

Tra pochi giorni prenderà il via a Roma il X Incontro mondiale delle famiglie (22-26 giugno 2022). Un appuntamento importante per la Chiesa, per riflettere insieme sulla famiglia “prima chiesa domestica” e per rinnovare l’impegno a suo favore in un periodo di fortissime trasformazioni.

L’Incontro chiude l’anno “Famiglia Amoris Laetitia”, indetto il 19 marzo del 2021 per fare il punto sullo stato di attuazione dell’omonima esortazione apostolica, pubblicata nel 2015 dopo ben due Sinodi dedicati alla famiglia. Una congiuntura non casuale. Amoris Laetitia ha introdotto una rivoluzione pastorale importante che, attingendo a quell’umanesimo integrale tanto caro a Papa Francesco, ha inaugurato una stagione nuova, ripensando in particolare l’accompagnamento pastorale delle famiglie. Il documento, per molti aspetti innovativo, fatica però ancora ad essere assimilato e condiviso nei vari livelli della Chiesa.

Anche a causa della crisi pandemica, l’Incontro per la prima volta si svolge in forma “multicentrica e diffusa”: la nuova formula ha consentito una maggiore attivazione e protagonismo da parte delle Diocesi sul tema, e soprattutto ha valorizzato le tante famiglie che operano sui territori, generando una maggiore solidarietà a livello locale. Tantissime le iniziative che si stanno proponendo in tutta Italia, una più bella delle altre. Questa mobilitazione fa ben sperare sia per gli stimoli che ha generato nelle chiese locali, sia per la prossimità alle famiglie e alle periferie. A tal proposito, il servizio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie ha chiesto a don Leonardo Catalano, sacerdote della Diocesi d Lucera-Troia una riflessione sulla spiritualità coniugale che si riporta di seguito. Un testo significativo e che offre opportuni spunti in vista dell’assise mondiale sulla famiglia.

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Nella vita della famiglia ci si esercita ad amare e a lasciarsi amare. L’amore è un dinamismo generativo di un bene sempre più grande e un bene capace di rispondere ai bisogni di chi è accanto. L’amore nella famiglia non è un amore qualsiasi, ma un amore specifico. «La carità assume diverse sfumature, a seconda dello stato di vita a cui ciascuno è stato chiamato. Già alcuni decenni fa, il Concilio Vaticano II, a proposito dell’apostolato dei laici, metteva in risalto la spiritualità che scaturisce dalla vita familiare. Affermava che la spiritualità dei laici “deve assumere una sua fisionomia particolare” anche dallo “stato del matrimonio e della famiglia” e che le preoccupazioni familiari non devono essere qualcosa di estraneo al loro stile di vita spirituale» (AL 313).

Quali sono alcune caratteristiche fondamentali della spiritualità coniugale e familiare, cioè quella specifica che si sviluppa nel dinamismo delle relazioni della vita familiare? Sono diverse, ma partiamo dalla prima e imprescindibile: la comunione soprannaturale.

 

Spiritualità della comunione soprannaturale

I Santi ci hanno sempre sollecitato a riscoprirci tutti abitati dall’Amore. Ogni persona è abitata dall’Amore, ogni famiglia è abitata dall’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. «Così come abita nelle lodi del suo popolo (cfr Sal 22,4), vive intimamente nell’amore coniugale che le dà gloria. La presenza del Signore abita nella famiglia reale e concreta, con tutte le sue sofferenze, lotte, gioie e i suoi propositi quotidiani. Quando si vive in famiglia, lì è difficile fingere e mentire, non possiamo mostrare una maschera. Se l’amore anima questa autenticità, il Signore vi regna con la sua gioia e la sua pace. La spiritualità dell’amore familiare è fatta di migliaia di gesti reali e concreti. In questa varietà di doni e di incontri che fanno maturare la comunione, Dio ha la propria dimora. Questa dedizione unisce “valori umani e divini”, perché è piena dell’amore di Dio. […], la spiritualità matrimoniale è una spiritualità del vincolo abitato dall’amore divino. Una comunione familiare vissuta bene è un vero cammino di santificazione nella vita ordinaria e di crescita mistica, un mezzo per l’unione intima con Dio. Infatti i bisogni fraterni e comunitari della vita familiare sono un’occasione per aprire sempre più il cuore, e questo rende possibile un incontro con il Signore sempre più pieno. La Parola di Dio dice che “chi odia il suo fratello cammina nelle tenebre” (1 Gv 2,11), “rimane nella morte” (1 Gv 3,14) e “non ha conosciuto Dio” (1 Gv 4,8). […] Dato che “la persona umana ha una nativa e strutturale dimensione sociale” e “la prima e originaria espressione della dimensione sociale della persona è la coppia e la famiglia”, la spiritualità si incarna nella comunione familiare. Pertanto, coloro che hanno desideri spirituali profondi non devono sentire che la famiglia li allontana dalla crescita nella vita dello Spirito, ma che è un percorso che il Signore utilizza per portarli ai vertici dell’unione mistica» (AL 314-316).

L’amore coniugale tanto più sarà umano, tanto più sarà manifestazione del divino che abita in esso. Il tessuto dei gesti della vita familiare sono i tasselli quotidiani della crescita nella vita animata dallo Spirito. Vivere bene fa bene alla famiglia. Il bene si diffonde su tutti coloro che si lasciano illuminare dal bene concreto che si realizza in famiglia, nessuno escluso.

 

Chi ama cammina

Ogni famiglia è storia di salvezza e quindi è una storia di amore in cammino. Nessuna famiglia è una realtà perfetta e confezionata una volta per sempre, ma richiede un graduale sviluppo della propria capacità di amare.

«Le parole del Maestro (cfr Mt 22,30) e quelle di san Paolo (cfr 1 Cor 7,29-31) sul matrimonio, sono inserite – non casualmente – nella dimensione ultima e definitiva della nostra esistenza, che abbiamo bisogno di recuperare. In tal modo gli sposi potranno riconoscere il senso del cammino che stanno percorrendo. […] C’è una chiamata costante che proviene dalla comunione piena della Trinità, dall’unione stupenda tra Cristo e la sua Chiesa, da quella bella comunità che è la famiglia di Nazareth e dalla fraternità senza macchia che esiste tra i santi del cielo. E tuttavia, contemplare la pienezza che non abbiamo ancora raggiunto ci permette anche di relativizzare il cammino storico che stiamo facendo come famiglie, per smettere di pretendere dalle relazioni interpersonali una perfezione, una purezza di intenzioni e una coerenza che potremo trovare solo nel Regno definitivo. Inoltre ci impedisce di giudicare con durezza coloro che vivono in condizioni di grande fragilità. Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (AL 325).

Diceva madre Teresa che “Se vuoi cambiare il mondo, vai a casa e ama la tua famiglia” e ancora “Siate espressione vivente della bontà di Dio; bontà negli occhi, nel volto, nel modo di salutare: credo che il modo in cui viene compiuto un gesto sia importante quanto il gesto stesso”. La spiritualità nella famiglia è manifestare che amare da Dio è possibile nei gesti di bene quotidiani.

Leonardo Catalano*

Presbitero della diocesi di Lucera – Troia, è parroco di Biccari (FG), dottore in teologia morale presso l’Accademia Alfonsiana di Roma, perfezionato in bioetica presso l’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia “A. Gemelli” di Roma. Consulente familiare. Dal 2011 è docente di teologia morale della persona presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Metropolitano “San Michele Arcangelo” di Foggia.


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