Colpi di pistola e bombe ad Andria. Ma se la città vuole dare una seria risposta, deve partire da se stessa

Nel gergo andriese sovente la gente apostrofa zone franche della città come Far West oppure Bronx. Un modo come un altro per contestualizzare film gangster di americana memoria, nei vicoli e nelle praterie assolate di Andria, città del Sud, civitas Mariae, quarta città della regione Puglia per popolazione, famosa per l’olio, le mozzarelle, la burrata e il Castel del Monte.

È un modo per rendere reale ciò che “Quei bravi ragazzi” di Joe Pesci, Robert de Niro e Al Pacino nella loro straordinaria narrazione cinematografica, da decenni, hanno tramandato alle vecchie e nuove leve della mala andriese, insegnando come con la violenza e i crimini, con spaccio e corruzione, si governino i confini di piazze e territori e si gestiscano traffici illeciti.

E da circa due mesi “Quei bravi ragazzi” stanno mettendo Andria a ferro e fuoco. La città è terrorizzata.

Andiamo in ordine. Un omicidio con un ferito. Dopo un mese esatto un altro omicidio. La notte scorsa, un attentato dinamitardo presso un’abitazione, con il ferimento lieve di una donna.

Una serie di episodi che ci indicano quanto questi “bravi ragazzi” siano cresciuti e non abbiano paura di niente e nessuno grazie alla connivenza della città intera. Un errore grossolano, infatti, si sta reiterando da parte della comunità civile, politica-ecclesiale-statale, ossia non offrire nulla, niente di alternativo al dilagare della malavita locale andriese.

Se la città vuole dare una seria risposta, deve partire da se stessa, farsi un mea culpa e ricominciare a credere nel presente, e puntare proprio su “quei bravi ragazzi”, che non sanno quel che fanno.

Non possiamo educare spettacolarizzando: si educa nel quotidiano con forza, decisione e abnegazione, lontani dai grandi palcoscenici, eventi straordinari o altro, trasmettendo la Verità, la Giustizia, la Bellezza; il Sacrificio, l’Onestà, la Libertà, la Solidarietà, l’Accoglienza… si educa, ma senza trasmettere l’illusione della vita, della speranza, del successo, la smania del potere, si educa non con gli eserciti o altri mezzi, ma giorno per giorno, nel silenzio e nella certezza che un giorno tutto fiorirà come un bimbo nel grembo della mamma.

La città si deve fare carico delle loro storie prive di senso, di relazioni, di inclusione sociale, di lavoro, di cultura, di riferimenti… È sempre troppo facile criminalizzare il prossimo, è sempre difficile capire e comprendere il grido di disperazione degli ultimi, degli esclusi…

Perciò è importante cambiare prospettiva e guardare “quei bravi ragazzi” come figli erranti della nostra città, uomini che si sono persi, nel loro vano tentativo di trovare accoglienza e stima.

Certo, si sono macchiati di gravi crimini, per i quali dovranno rispondere alla giustizia. Ma non è meno sporca la coscienza dei colletti bianchi che si girano dall’altra, peggio, manovrano nel buio e creano così le premesse perché qualcuno prema il grilletto.


FontePhotocredits: Andrialive.it
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Geremia Acri
So che tutto ha un senso. Nulla succede per caso. Tutto è dono. L'umanità è meravigliosa ne sono profondamente innamorato. Ciò che mi spaventa e mi scandalizza, non è la debolezza umana, i suoi limiti o i suoi peccati, ma la disumanità. Quando l'essere umano diventa disumano non è capace di provare pietà, compassione, condivisione, solidarietà.... diventa indifferente e l'indifferenza è un mostro che annienta tutto e tutti. Sono solo un uomo preso tra gli uomini, un sacerdote. Cerco di vivere per ridare dignità e giustizia a me stesso e ai miei fratelli, non importa quale sia il colore della loro pelle, la loro fede, la loro cultura. Credo fortemente che non si dia pace senza giustizia, ma anche che non c'è verità se non nell'amore: ed è questa la mia speranza.

1 COMMENTO

  1. Condivido analisi e tentativo di invertire la rotta. E ci vuole un cambio culturale di approccio al disagio,alla marginalita’ e devianza. Senza guardare altrove,o chiudere gli occhi,o peggio ancora fare del moralismo spiccio e/o dello sterile giustizialismo.
    Educare e’ condurre fuori da terreni accidentati e minati,per condividere percorsi di giustizia e di libertà individuali e di comunità.

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