«Non puoi controllare il vento, ma puoi regolare la vela»

(Proverbio Yiddish)

Caro lettore, adorata lettrice,

sarà che siamo in tempo di mare, ma di certo negli ultimi tempi le suggestioni sulla navigazione non mancano.

Quando mi sono imbattuto in questo proverbio Yiddish è stato come attivare un loop: le riflessioni sono partite in automatico. Le vedi anche tu, insieme a me?

Una barca, una vela, l’orizzonte marino, le onde placide, il sole calmo che riscalda e, all’improvviso, un vento di burrasca, imprevisto, forte e contrario, da far paura. La tentazione di arrendersi allo strapotere della sua forza. Il terrore di perdere il governo della barca. L’angoscia di sentire le forze venir meno. La disperazione che precede l’attimo della resa.

Evidenti le analogie tra quanto, non voluto e non previsto, ci capita nella vita e le situazioni che, in mare aperto, possono presentarsi anche al marinaio più esperto.

Un’idea? E se invece di metterci contro ciò che è più grande di noi, ne sfruttassimo la forza? Forse quel vento non è del tutto avverso. Forse occorre solo cambiare direzione. Per farlo, quel che ci è chiesto è assumere nuovi punti di vista, virare su obiettivi sino ad allora ignoti e regolare di conseguenza la vela: che deve essere corta, quando il vento soffia impetuoso.

C’è di più. Ecco, io non sono un vero marinaio, ma sono stato qualche volta in barca a vela e, a tratti, l’ho anche guidata. Ebbene, mi dicono marinai navigati che si può risalire anche il vento contrario, se si sa andare di traverso o di bolina: quel che serve è saper trovare la giusta inclinazione, l’angolo di sintesi tra la direzione del vento e quella che ci eravamo prefissi, virando tutte le volte che si rende necessario per ritrovare la rotta. Una gran fatica, in verità, ma anche un modo efficace per avanzare e guadagnare il porto.

Certo, mi dirai, molto meglio navigare col vento in poppa! Se sia meglio, in effetti, non lo so: di sicuro è più semplice. Più veloce e più noioso.

E poi, amico mio, amica mia, noi non scegliamo il vento. Il più delle volte, non scegliamo neppure il mare in cui navigare. Quello che possiamo decidere è solo se restare a riva o osare il mare. Imparando per bene a regolare la vela. E sperando che le onde ci diano tregua almeno per il tempo di un caffè…

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Fontehttps://pxhere.com/pt/photo/1432447 (liberamente modificata da Myriam Acca Massarelli)
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Paolo Farina
La mia fortuna? Il dono di tanto amore che, senza meriti, ricevo e, in minima parte, provo a restituire. Conscio del limite, certo della mia ignoranza, non sono mai in pace. Vivo tormentato da desideri, sempre e comunque: di imparare, di vedere, di sentire; di viaggiare, di leggere, di esperire. Di gustare. Di stringere. Di abbracciare. Un po’ come Odysseo, più invecchio e più ho sete e fame insaziabili, che mi spingono a correre, consapevole che c’è troppo da scoprire e troppo poco tempo per farlo. Il Tutto mi asseta. Amo la terra di Nessuno: quella che pochi frequentano, quella esplorata dall’eroe di Omero, ma anche di Dante e di Saba.Essere il Direttore di "Odysseo"? Un onore che nemmeno in sogno avrei osato immaginare...

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