Certi Campioni e certi addii non hanno prezzo!

Gigi Riva aveva un non so che di mitologico, non solo per il record, ancora imbattuto, di 35 reti in maglia azzurra, non solo per lo scudetto con il Cagliari del 1970, non solo per aver segnato un gol nella leggendaria Italia-Germania 4-3, Gigi Riva aveva un non so che di mitologico per essere stato eroe dei due mondi, operaio nordista che incarna il Sud, una Regione, un popolo, quello sardo, che si è totalmente rivisto nella sua figura statuaria e sensibile, un uomo a cui bastava far arrivare il pallone per avere certezza che l’avrebbe trasformato in oro.

Per Gigi Riva, infatti, ciò che luccicava era tutto oro, a partire dalla sua anima, una gentilezza senza eguali, un luccichio, dicevamo, un Rombo di Tuono, come fu ribattezzato da Gianni Brera, la convinzione che da oggi, a Cagliari, non sorgerà più il sole. Ce l’aveva raccontato, recentemente, il regista Riccardo Milani, affascinato e incuriosito dalla sua umiltà, dal suo modesto appartamento in un condominio al centro della città, dal suo isolamento voluto ed incompreso.

Gigi Riva era felice nella sua malinconia, abitava una zona d’ombra per far risplendere gli altri, tutti i suoi figli della Nazionale, tutte le persone che a lui si confidavano, est modus in rebus, mai una parola fuori posto, sempre uno stimolo a far meglio, mentore di Barella e Zola, una divinità prestata alla nostra superficie, il tramonto di un calcio che non c’è più, il rifiuto come atto di forza, come quando, quel 15 luglio 1973, rispedì al mittente un’offerta juventina di quasi un miliardo di lire.

Perché certi Campioni e certi addii non hanno prezzo!


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