
Il contributo di Lubomir Josef Žák
Ci sono figure del pensiero filosofico-scientifico che, combattute in vita sino a volte al sacrificio della vita, prima o poi ritornano al centro di una rinnovata attenzione critica anche perché impegnano altre vite per molto tempo nel cercare di darne un più giusto riconoscimento; si riesce così a renderle imprescindibili punti di riferimento per altri percorsi, specialmente quando si è alle prese con delle poste in gioco all’interno delle non lineari vicende del pensiero stesso e mai scisse da quelle della vita. E la loro ‘voce’, frutto spesso di una ‘ragione solitaria, anche se sembra sopraffatta dalla prepotenza dell’errore e del non senso’, verrà ‘sempre udita da qualcuno quando altri interessi avranno preso coscienza di sé’, come disse il matematico Federigo Enriques (1871-1946) con la coscienza del fatto che alcune sue idee avrebbero trovato, prima o poi, posto in un altro momento per aver dato inizio, insieme con poche figure francesi, alla cosiddetta epistemologia storica ed essere pervenuto ad abbozzare una idea di complexité, frutto della presa d’atto di quella che chiamava ‘solidarietà tra tutti i fenomeni’ in un’opera del 1934, Signification de l’histoire de la pensée scientifique. Queste considerazioni valgono in particolar modo per Pavel A. Florenskij pienamente conscio del suo ‘destino’ con l’unica ‘colpa di vedere oltre’ col mettere sul tappeto i primi organici strumenti per farci accogliere la complessità come dono della ragione quando riesce a dare voce al ‘mistero’ del mondo visto nella sua integralità, e nello stesso tempo quella di essere, a sua volta, l’iniziatore di un mutamento ma non di goderne gli effetti, come scrisse da un gulag dove era internato in una lettera ai figli prima di essere ucciso, il che avvenne nel 1937. Ed in tali estreme condizioni si continuò a fare ricerche col darci una non comune e commovente testimonianza del ‘fuoco della verità’ che le animava, come risulta nelle lettere Ai miei figli, ora disponibili in una nuova edizione più completa dal titolo Vi penso sempre (a cura di N. Valentini e L. Žák, Milano, Mondadori 2024); tali lettere, come di altri martiri a partire da quelle dal carcere di Dietrich Bonhoeffer contenute in Resistenza e resa (Il ‘caso limite’ di Dietrich Bonhoeffer come frutto della ‘polifonia della vita’, 20 luglio 2023), vanno al di là della cerchia familiare col l’essere quasi dei Manifesti per un nuovo inizio da costruire insieme.
Sin dagli anni giovanili, il pensatore russo si stava avviando, infatti, a mettere in campo una prospettiva decisamente post-positivista analogamente a Federigo Enriques, la cui opera Problemi della scienza del 1906 venne tradotta in russo nel 1914 e con molta probabilità tenuta presente, anche per i continui interessi verso il mondo delle matematiche ed il loro ‘mistero’ a partire dalla teoria degli insiemi col progettare un lavoro ‘Il numero come forma’; non sarà solo un caso se entrambe tali figure presero in esame la natura dell’infinito e del simbolo col ritenere la matematica, il primo sapere più organizzato a livello concettuale a farne largo uso, un cammino di verità vero e proprio e da farne ‘un’abitudine del pensiero’, come sarà definita in una lettera del 1933, aspetto questo preso in esame in particolar modo da Renato Betti (La matematica come abitudine del pensiero, Milano-Udine, Mimesis 2022), anche perché ci si trova di fronte a più ‘teorie dell’infinito’ nel suo pensiero, come è stato sottolineato da Paolo Zellini. E nello stesso tempo, di essa è stato colto l’aspetto sapienziale, quasi dono agapico, per aver liberato lo spirito umano ‘dalla schiavitù dei dati empirici’ grazie alla costante ricerca degli invarianti, a dirla con Enriques, ed essere per Florenskij, come il pensiero più in generale dall’arte alla religione, una via per esaminare ‘i rapporti universali’ presenti nel mondo, dove per essere colti come tali gioca un ruolo primario lo ‘stupore’ nel riscoprire l’essenza delle cose al di là dell’apparenza. E su tale linea interpretativa si muove l’articolato lavoro di Lubomir Jozef Žák, Lo stupore della complessità. Introduzione al pensiero complesso di Pavel A. Florenskij (Milano- Udine, Mimesis 2026, Collana ‘Eredità di Pavel A. Florenskij’ diretta da Silvano Tagliagambe), dove sono raccolti i frutti di un “percorso di studio” durato diversi decenni anche grazie all’incontro con altri studiosi operanti in vari enti di ricerca ed impegnati nel “condividere la passione per il ‘pensiero complesso’”.
Per arrivare a tale esito sono stati determinanti i contributi dati da Silvano Tagliagambe e da Natalino Valentini che con il loro costante impegno hanno fatto conoscere in questi ultimi trent’anni in Italia ed Europa il pensiero di Florenskij in quanto trainato dal ‘fuoco della verità’ e con la forte passione, insieme teoretica ed esistenziale, per l’unità dello scibile (Pavel Florenskij: il fuoco della verità, 16 gennaio 2020 e Una vita per l’unità dello scibile: Pavel Florenskij, 30 luglio 2020), oggi bisogni sempre più sentiti come cogenti ed improcrastinabili; se Domenico Burzo, infatti, in questi ultimi anni ha visto nel pensatore russo, affiancandolo a quello di Romano Guardini, un originale modo per ‘guardare alLa totalità’ con renderlo sempre più nostro (Come fare sempre più nostri Pavel Florenskij e Romano Guardini, 2 aprile 2026), Lubomir Žák a sua volta ce lo consegna come un volto già immerso in pieno nel pensiero complesso vissuto, ‘incarnato’ nel senso avanzato da Silvano Tagliagambe in un lavoro del 2013 dal titolo Il cielo incarnato. Epistemologia del simbolo di Pavel Florenskij. E nel percorso di Florenskij viene potenziato dal fatto che è “radicato nella fede trinitaria” come se i principi dell’uno fossero strettamente compenetrati con i principi dell’altra con l’uscirne arricchiti reciprocamente in quanto costantemente coniugati tra di loro nel concreto delle peripezie della vita; in tal modo si può guardare con rinnovato “stupore” il reale e le sue ‘mille ragioni’ con gli impliciti ‘mille significati’, a dirla con Leonardo da Vinci e Simone Weil.
Si diede per Žák così vita, a partire dai primi fondamentali lavori che vengono debitamente presi in considerazione come l’introduzione del 1905 alla traduzione in russo della kantiana Monadologia physica, ritenuta una “sorta di manifesto della sua futura teoria della complessità”, ad uno strategico percorso dove “fede e filosofia” sono programmaticamente messe “al servizio del pensiero complesso”; Florenskij gli dà un preciso volto costringendo coloro che lo sentono come un evento di verità a farsene carico e a situarsi come dei nuovi ‘Adami sulla sponda del Rubicone’, per parafrasare un’espressione kantiana (Come essere dei nuovi ‘Adami sulla sponda del Rubicone’, 22 agosto 2024). In tal modo, si è più in grado di dare il dovuto ascolto alla polifonia del mondo, conquistata con lo ‘stupore’, quasi un motore per averne una visione di insieme e non una immagine mutilata, come iniziarono nel 1933 a fare quei pochi intellettuali di diverse discipline che diedero vita in Svizzera agli ‘Incontri di Eranos’ con uno stile di pensiero, potremmo dire, mutatis mutandis quasi florenskijano, che si sta rivelando sempre più uno strumento sine qua non per essere all’altezza delle problematiche odierne; e questo perché è frutto della costante e non comune ‘gioia del concreto’ che nel percorso messo in atto si è tradotta in una diretta testimonianza della “verità come ethos”, come afferma a più riprese Žák.
E dato che un percorso di studio, pur finalizzato a ricostruire le vicende umane e teoretiche di una figura significativa, non è mai fine a se stesso, ma si muove anche in funzione del fatto di fornire degli strumenti per avviare su nuove basi un certo discorso, quello di Žák ha l’obiettivo di offrire, grazie all’attraversamento della ricca e poliedrica costellazione concettuale a base dell’esperienza di Florenskij, “una chiave attuale e feconda per ripensare il pensiero stesso”; e questo è possibile perché più viene approfondita più in essa si trovano delle risposte ‘alla sfida del presente’, come recita il titolo di un volume collettivo, curato da Silvano Tagliagambe con altri del 2018 e con la partecipazione dello stesso Žák. A tale scopo, sono state trovate in primis delle “sorprendenti consonanze con Edgar Morin e con l’epistemologia transdisciplinare di Basarab Nicolescu”, figura di fisico teorico quest’ultimo che in Italia non ha avuto una adeguata considerazione pur essendo stato autore nel 1996 del Manifesto della Transdisciplinarità e tradotto solo nel 2014 (Messina, A. Siciliano Ed.). Nei vari capitoli si sviluppano i molteplici “stimoli” offerti dal “pensiero complesso di Florenskij” che, strutturato secondo tale approccio e provvisto pertanto di un ‘impianto sistemico’ di fondo, non si può ‘tagliare a fette’ seguendone i singoli ‘dettagli’ col finire di ‘sorvolare su tutti i collegamenti verticali tra i diversi piani’, come ha scritto Silvano Tagliagambe in un altro e più recente lavoro (Chiralità. La vita e l’antinomia, Milano-Udine, Mimesis 2021).
Per Žák il tutto è finalizzato “all’allargamento della ragione”, bisogno teoretico-esistenziale primario, oggi sempre più che mai avvertito in diversi contesti per far fronte alle policrisi odierne che richiedono per essere affrontate adeguatamente, a dirla con Gaston Bachelard, uomini ‘anabattisti’, cioè menti che rifiutano le tradizionali categorie di pensiero, ormai veri e propri ‘ostacoli epistemologici, per ricominciare su nuove basi e riagganciare la conoscenza al suo “legame vitale con l’esistenza”; a tal fine, si approfondisce il particolare “realismo” di Florenskij, espressione in primis di una ‘scienza integrale’, e frutto dello “scavo nel terreno delle caratteristiche che rendono il reale infinitamente complesso”, dove vengono a giocare un ruolo primario l’antinomia come suo elemento “costitutivo” e la stessa idea di dialettica o meglio ‘l’arte della dialettica’ nel suo ‘odorare di Mistero’ ed in grado di cogliere della natura gli aspetti qualitativi, ritenuti singolari ed universali, come risulta dal testo Stupore e dialettica. Ma c’è ancora un altro e non secondario aspetto che viene preso in considerazione ed è la strategica idea, non in chiave lineare o di impronta meccanicistica, di “tempo come quarta dimensione” del reale che ha portato Florenskij a farsi “testimone” di essa con parlare di “multispazio-temporalità”; è ritenuta un “concetto chiave per accedere alla complessità del reale” e idea per Žák “sviluppata in dialogo con scienziati come Bernhard, Riemann, Albert Einstein, Hermann Weyl e altri”, e frutto dell’importanza accordata alla discontinuità in campo matematico, aspetto questo che in genere si tralascia quando si ha a che fare con la complessità, non a caso considerata da Gaston Bachelard uno degli approdi già della scienza fisico-matematica del primo Novecento nel vedervi degli aspetti ‘qualitativi’, quasi in stile di pensiero florenskijano.
E uno degli ultimi risultati raggiunti dall’intensa attività del pensatore russo ed una delle cause che portarono alla sua condanna a morte, per Lubomir Žák è lo stimolo dato per mettere in piedi “una questione essenziale”, quella relativa al “ruolo della fede religiosa e della teologia all’interno della struttura del pensiero complesso”, tematica al centro del dibattito in questi ultimi anni in alcuni studi teologici (Per una ragione agapica: il dono del Manifesto, 21 luglio 2022); se ne trovano delle analogie col percorso di Simone Weil teso al ‘ritorno della spiritualità’ per superare la mutilazione dell’uomo moderno in quanto ‘la vita dello spirito, scandita dalla fede, è un intero incomparabilmente più correlato, che ricorda piuttosto un tessuto o merletto, in cui i fili si intrecciano in arabeschi variegati e complessi’, come è scritto in Ragione e dialettica. In tal modo, con la stessa concezione del dogma proposta da Florenskij si dà il relativo spazio ad “una teologia dinamicamente dialettica” per Žák che trova nel fondamentale testo La colonna e il fondamento della Veritàgli strumenti tesi al “rinnovamento dell’epistemologia teologica nella prospettiva della complessità”; e tutto questo poi viene suffragato col ricorso ad una tesi espressa da Nicolescu che nel suo Manifesto della transdisciplinarità ha parlato di “transreligione o transreligiosità”, dove l’importante è comprendere il processo che porta a prendere atto dei diversi livelli della realtà e che permette l’apertura alla “trascendenza, resa possibile da una logica del terzo incluso”, al di là dell’appartenenza dogmatica.
La ‘ragione solitaria’ di Pavel Florenskij con le sue diverse pieghe ci ha messo davanti a proposte concrete per “un nuovo pensare” ed è frutto di una diretta testimonianza del fatto che nel 1903 fu avvertita in tutta la sua pregnanza ‘l’esigenza di una concezione del mondo poliedrica e ad ampio spettro’; ed oggi, come allora, ‘si sta diffondendo nella società come un’onda d’urto’, in quanto ‘non è solo un’esigenza della ragione, bensì una brama profonda’ che va ascoltata più che mai a condizione che si metta da parte, come invita Žák, “la vecchia ‘casa’ del pensiero, ossia la visione del mondo sviluppata dalla modernità” e un certo connesso ‘pensiero tendenzioso’, come lo chiamava lo stesso pensatore russo, che rende ‘le ipotesi dei dogmi’ sino a diventare ‘una religione’ facendo perdere lo spirito critico e la stessa ‘essenza della scienza’ e non solo. Lo stupore della complessità, da una parte, ci inoltra in un’articolata disamina critica del non comune percorso di vita e di pensiero di una voce tra le più originali del ‘900 e dall’altra, offre gli strumenti nell’aiutarci per guardare oltre e disinfettare i nostri percorsi dai riduzionismi sempre in agguato (La complessità come disinfettante, 27 agosto 2020); e se fu giudicata una colpa quella di indicare la necessità di una nuova strada, oggi non tenerla presente è una colpa ancora più grave e sta a noi tenere accesa e vigile tale ‘brama profonda’ e trasformare lo ‘stupore della complessità’ in prassi nella vita quotidiana in quanto, a dirla con Nicolás Gómez Dávila, ‘una verità prima ci assale’, disturbando la nostra routine, e ‘poi si rivela’ nei casi concreti in cui ci troviamo ad operare.



























