Premiate le loro ricerche su come il calore, il freddo e il tatto siano in grado di inviare segnali al sistema nervoso

“Nella nostra vita quotidiana diamo per scontate queste sensazioni, ma come vengono avviati gli impulsi nervosi in modo che la temperatura e la pressione possano essere percepite?”

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. Soprattutto se a porre il quesito è il Comitato per il Nobel della Medicina che, giunto ormai alla sua 120esima edizione, ha deciso di assegnare quest’anno il riconoscimento a David Julius e Ardem Patapoutian, studiosi dei recettori che regolano il tatto e la conseguente percezione del caldo e del freddo, scoperta che potrebbe rappresentare lo spartiacque nel trattamento dei dolori cronici.

I due scienziati statunitensi (anche se Patapoutian è nato in Libano) hanno avuto, sostanzialmente, il merito di individuare il collegamento nervoso fra la temperatura degli oggetti e il nostro cervello. Mentre la ricerca di Julius ha compreso l’utilizzo della copsaicina, un composto a base di peperoncino che causa bruciore, gli studi di Patapoutian si sono concentrati sulle cellule responsabili della pressione, indice della salute della pelle e degli organi interni.

Gli stimoli meccanici in questione permettono l’interazione fra i nostri sensi e l’ambiente, teoria che Patapoutian aveva già evidenziato nel 2020, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli, relativamente alle mutazioni del gene Piezo1, come fattore di rischio del sovraccarico di ferro.


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